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L’incontro del ciliegio e la bancarella a Vallerano

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 4’28” con la voce di Florian)

Primo incontro

La fuga e i funghi nella campagna di Mamoiada
​Era una mattinata di inizio ottobre. L’aria sopra i rilievi della Barbagia era fresca e frizzante, e il sottobosco, illuminato dal sole che filtrava, invitava alla ricerca di funghi. Io avevo gli stivali sporchi di terra rossa e il cesto di vimini pronto, diretto verso i miei punti segreti nella campagna di Mamoiada.

Mentre mi addentravo, il sentiero era incorniciato dalla macchia mediterranea. Ogni mio passo sollevava una nuvola di profumo. Mi chinavo per sfiorare le foglie del timo (thymus herba-barona), l’aroma penetrante si mescolava a quello balsamico del mirto e alle altre piante aromatiche tipiche della Sardegna. Superavo i cespugli intricati di prugnolo (Prunus spinosa), le cui bacche scure attendevano la giusta maturazione.

Avevo trovato qualche buon esemplare di fungo, ma stavo cercando qualcosa di piĂą speciale. Fu così che, spingendomi in una piccola radura che non avevo mai notato, vidi qualcosa di insolito: al centro si ergeva un imponente albero di ciliegio tardivo, le cui foglie mostravano giĂ  un magnifico colore rosso e arancione autunnale. Ma la vera sorpresa era chi si trovava accanto all’albero.

Inginocchiata, in completo silenzio, c’era una donna in abiti neri e velo: una suora.
​Aveva un piccolo coltellino e stava esaminando con attenzione la base del tronco. La suora non stava pregando; stava raccogliendo funghi.

Mi schiarii la gola, sentendomi un intruso in un momento quasi mistico.
​«Buongiorno sorella», dissi a bassa voce.

Lei sussultò e si voltò. Il suo viso era segnato, ma i suoi occhi sotto il velo erano di un’intensitĂ  inattesa, misto tra l’inquieto e il vivace.

«Oh, buongiorno a lei. Non l’avevo sentita», rispose. «Stavo approfittando di questo vecchio ciliegio. I pleorotus vengono meravigliosamente bene qui.» Mi mostrò l’esemplare appena raccolto. Poi mi indicò un punto vicino ai cespugli di prugnolo. «E guardi laggiĂą, sotto il profumo del timo.»
​Mi avvicinai e scoprii un denso e perfetto cespo di chiodini.
​Mentre raccoglievamo in silenzio, Teresa, così la chiamai, si confidò, sussurrando il suo segreto come se lo stesse affidando alla terra.
​«Mi chiamo Teresa. Suor Teresa. Deve sapere che sono scappata dal monastero delle Carmelitane a Nuoro… ho solo bisogno di libertĂ , qui tra le mie montagne.»
​Mi lasciò i chiodini come ricompensa per il mio silenzio. Con una reverenza rapida, si allontanò e svanì tra le piante aromatiche e i cespugli di prugnolo, lasciandomi da solo nella radura.

Secondo incontro

Il profumo d’inverno a Nuoro
​Due mesi dopo, l’immagine della suora fuggitiva mi ossessionava. A Nuoro, entrando in una libreria, il familiare profumo di terra e timo mi fermò. Dietro al bancone, in abiti civili, c’era Teresa.
​«Il silenzio del bosco non dura per sempre», disse lei, con un sorriso. Ora lavorava lì, ricominciando lontano dalle mura del convento.
​Ci incontrammo regolarmente. I temi non erano più funghi o voti, ma sogni e futuro. Lei mi diede un mazzetto essiccato di timo come portafortuna.

Terzo incontro

La Promessa
​Il nostro legame si trasformò in un amore profondo, in un’alleanza. Teresa sentiva che, lasciando i suoi voti, aveva trovato in me il legame sacro che cercava.
​Pochi mesi dopo, mi sposai con Teresa. Fu un matrimonio intimo, celebrato con semplicità e la gioia di una nuova vita che si apriva.

La nuova casa

La Bancarella di Vallerano
​Subito dopo le nozze, decidemmo che la Sardegna, pur amata, doveva restare nel passato per costruire un futuro senza ombre. Non andammo all’estero, ma ci trasferimmo nel cuore contadino dell’Italia: a Vallerano.
​Ad attenderci, nel centro del paese, c’erano i nostri amici, Antonella e Alessandro. Loro gestivano una pittoresca bancarella in piazza, specializzata in prodotti freschi e artigianali.
​Io e Teresa ci unimmo a loro, portando la nostra esperienza. La mia conoscenza dei funghi e delle erbe e la profonda familiarità di Teresa con le piante aromatiche e il profumo del timo di Mamoiada si fusero perfettamente con la bancarella di Alessandro e Antonella.
​La bancarella divenne il simbolo della nostra unione: un luogo dove la storia d’amore iniziata accanto a un albero di ciliegio trovò le sue radici solide e il suo futuro fiorente grazie all’amicizia e alla libertĂ  conquistata.

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