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Le Nuove Tecniche Genomiche – dette NTG -, spesso definite da alcuni come una ‘nuova generazione’ di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), rappresentano una delle frontiere piĂą dibattute dell’agricoltura moderna. Sebbene promesse come strumenti essenziali per affrontare il famigerato cambiamento climatico e aumentare la produttivitĂ , sollevano seri interrogativi sui rischi per la biodiversitĂ , la salute dei consumatori e l’autonomia degli agricoltori.
Le NTG (come la CRISPR/Cas9) permettono modificazioni genetiche piĂą mirate e veloci rispetto agli OGM tradizionali, che spesso implicano l’inserimento di geni provenienti da specie non affini. I sostenitori delle NTG sostengono che le modifiche ottenute sono indistinguibili da quelle che potrebbero verificarsi in natura o tramite incroci tradizionali.
Tuttavia, molte organizzazioni ambientaliste e contadine considerano le NTG come equivalenti agli OGM e ne richiedono la stessa regolamentazione. I rischi principali che esse evidenziano sono:
- il rilascio di organismi NTG nell’ambiente che potrebbe portare a contaminazione incontrollata delle colture convenzionali e biologiche, minacciando la biodiversitĂ e il settore biologico, che rischierebbe di perdere la sua integritĂ ;
- l’eliminazione dell’obbligo di una valutazione scientifica del rischio completa per le NTG di Categoria 1, proposta dalla Commissione Europea, deve suscitare allarme. In particolare, le preoccupazioni riguardano gli effetti non intenzionali o i riarrangiamenti genomici imprevedibili e i potenziali impatti sulla salute umana, compreso il microbioma intestinale;
- le NTG, coperte da brevetti, rischiano di concentrare il controllo delle sementi e del sistema agroalimentare nelle mani di poche multinazionali (le ‘Big 4’ dell’agroindustria delle quali parleremo oltre piĂą approfonditamente), minacciando la sovranitĂ alimentare e il diritto degli agricoltori di conservare e scambiare le proprie sementi.
La Commissione Europea ha proposto una deregolamentazione parziale degli organismi ottenuti con NTG, in particolare per quelli definiti come NTG di Categoria 1, che sarebbero considerati equivalenti alle piante convenzionali e quindi esenti da etichettatura, tracciabilitĂ e valutazione del rischio OGM, con l’obiettivo di accelerare il loro impiego.
L’Italia ha recepito questa spinta con la norma Ntg4It, manifestando la volontĂ di accelerare l’introduzione di queste tecniche. Tuttavia, un voto cruciale al Parlamento Europeo (previsto per inizio 2024 nei risultati di ricerca) sulla proposta di deregolamentazione ha visto la ferma opposizione di 42 organizzazioni italiane che chiedono di mantenere il principio di precauzione, l’etichettatura e la tracciabilitĂ per tutelare la scelta dei consumatori e l’agricoltura biologica.
Il Ministro dell’Agricoltura, della SovranitĂ Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, si è espresso a favore dell’accelerazione sull’uso delle Nuove Tecniche Genomiche, distinguendole dagli OGM tradizionali.
Lollobrigida ha sottolineato la necessitĂ di “accelerare su nuove tecniche genomiche, non OGM”, definendo le NTG come “essenziali” per l’agricoltura italiana. Il Ministro e il Governo italiano, dunque, hanno mostrato una posizione di sostegno all’innovazione genetica, chiedendo di superare le resistenze normative. Questa posizione, tuttavia, è stata criticata da molte associazioni che la vedono come una mossa per abolire la tracciabilitĂ , l’etichettatura e la valutazione del rischio per quelli che, lo ribadiamo, considerano a tutti gli effetti come “nuovi OGM”.
E, ora, vediamo di conoscere meglio le Big 4 dell’agricoltura.
Con questa dicitura ci si riferisce alle quattro multinazionali che dominano a livello globale il mercato delle sementi e degli agrofarmaci (pesticidi, erbicidi, fungicidi).
Queste quattro aziende che detengono la maggioranza delle quote di mercato sono:
- la Bayer (Germania), che ha acquisito Monsanto;
- la Syngenta Group (Cina/Svizzera);
- la Corteva Agriscience (Stati Uniti), nata dalla fusione e successivo scorporo delle attivitĂ agricole di Dow e DuPont;
- e la BASF (Germania).
La concentrazione del dominio in queste quattro società è il risultato di un’intensa ondata di fusioni e acquisizioni avvenute negli ultimi anni, che ha ridotto le precedenti “Big Six” (Monsanto, Bayer, Syngenta, Dow, DuPont, BASF) a quattro giganti.
Queste aziende, come detto, controllano complessivamente una quota significativa (circa il 60-70%) sia del mercato globale dei pesticidi che di quello delle sementi commerciali, specialmente per colture chiave come mais e soia.
Il loro ruolo è cruciale nella discussione sulle Nuove Tecniche Genomiche perché sono le principali detentrici di brevetti sulle sementi e sulle tecnologie di gene editing. La preoccupazione sollevata dalle organizzazioni critiche è che la deregolamentazione delle NTG possa ulteriormente rafforzare il potere di queste poche corporations, rendendo gli agricoltori più dipendenti dai loro prodotti brevettati.
Giusto per sbloccare un po’ di memoria storica, facciamo notare che Bayer e BASF, aziende storiche, furono componenti chiave del famigerato cartello chimico I.G. Farben ed ebbero un ruolo profondamente compromettente e criminale durante il regime nazista.
Infatti, nel 1925, Bayer (fondata nel 1865), BASF (fondata nel 1863) e altre aziende chimiche tedesche (tra cui Hoechst) si fusero per formare la I.G. Farbenindustrie AG; all’epoca, il più grande conglomerato chimico del mondo.
Durante il regime nazista (1933-1945), la I.G. Farben fu uno dei principali complici e beneficiari del regime dal momento che utilizzò intensivamente il lavoro forzato dei prigionieri dei campi di concentramento. In particolare, costruì il gigantesco impianto di gomma sintetica e combustibili a Monowitz, noto come Auschwitz III, dove i detenuti di Auschwitz furono costretti a lavorare in condizioni disumane.
Inoltre, una societĂ del gruppo I.G. Farben, la Degesch, era la produttrice dello Zyklon B, il gas utilizzato nelle camere a gas di Auschwitz e di altri campi di sterminio.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la I.G. Farben fu smantellata dagli Alleati a causa del suo ruolo nei crimini di guerra. Bayer e BASF furono rifondate come societĂ indipendenti dai resti del cartello I.G. Farben.
Per quanto riguarda Syngenta, è stata fondata nel 2000 dalla fusione tra le attività agrochimiche di Novartis e AstraZeneca. Le sue radici risalgono a società chimiche svizzere come Geigy e Ciba.
Corteva Agriscience è, invece, un’azienda molto piĂą recente, nata nel 2019 dallo scorporo di alcune divisioni di Dow-DuPont. Le sue origini sono principalmente americane (DuPont e Dow Chemical).
Come riflessione, in coda a questi dati, potremmo dire che storia e geografia delle Big 4 non depongono a favore di troppa spregiudicata fiducia nei loro genuini obiettivi di salvaguardia di qualunque cosa sia né di sicurezza. Lo facciamo notare sommessamente a chi, invece, si ostina a credere che siano assimilabili ad associazioni di beneficenza.











