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Amici sardi, fratelli di vento e mirto, immaginate Zarathustra, disceso dalle montagne non per illuminare il mondo, ma per trovarsi di fronte… un campo fotovoltaico! Nietzsche si rivolterebbe nella tomba, ma Zarathustra, con la barba al vento e l’agnello al seguito, probabilmente esclamerebbe: «Ma che è ‘sta roba? Sembra un gregge di specchi impazzito!»
Zarathustra, profeta solitario che scende tra gli uomini per scuoterli dal torpore, oggi sarebbe un pastore sardo. Non un filosofo con la tunica, ma un uomo con le mani segnate dal sole e dalla terra, intento a difendere la sua identità, la sua storia, il suo gregge perché, diciamocelo, il falso green è la nuova peste. Arriva con la promessa di energia pulita, di un futuro radioso, ma lascia dietro di sé solo cemento, specchi e un paesaggio ferito. È come promettere la vita eterna con una dieta a base di patatine fritte: suona bene, ma alla fine ti ritrovi con il colesterolo a mille e un senso di colpa cosmico.
E allora, cosa fare?
Zarathustra ci direbbe di «essere fedeli alla terra». Non la terra astratta e idealizzata, ma quella vera, quella che ci nutre, quella che ci ha visto nascere. Quella terra che i nostri nonni hanno coltivato con fatica, quella terra che profuma di lentisco e di mare.
La Resistenza sarda, in questo senso, è un atto filosofico. Non si tratta solo di difendere un fazzoletto di terra, ma di affermare un’identità, un modo di vivere, un rapporto autentico con la natura. È un “no” urlato a chi vuole trasformare la nostra isola in un parco giochi per speculatori, un “no” sussurrato al vento che porta via la nostra storia.
Certo non è facile. Il falso green ha le tasche piene e le promesse facili. Ma noi sardi siamo gente tosta, gente che sa resistere. Siamo come le querce secolari, che affondano le radici nella roccia e sfidano le tempeste.
E allora, alziamo la testa, guardiamo il futuro con occhi critici e difendiamo la nostra terra. Ricordiamoci che il vero green non è quello che luccica al sole, ma quello che nutre le nostre radici. E se qualcuno ci dice che siamo dei retrogradi, dei conservatori, beh, rispondiamogli con un sorriso: «Pensatela come volete ma noi, almeno, sappiamo ancora cosa significa essere fedeli alla terra».
E Zarathustra, lassù, tra le nuvole, sorriderebbe. Forse. O forse si farebbe un altro giro di montagna, con l’agnello al seguito, in cerca di un posto dove non ci siano specchi.














