Home / Amata Sardegna / Tziu Dominicu si contada / Tziliherta – Internet di pietra

Tziliherta – Internet di pietra

Giocare in mezzo alle lucertole, su un’antica strada romana.

Era così che passavo le estati della mia infanzia, a Mamoiada, su monte de Tizia Rita.

La vigna di famiglia era separata dalla strada da un enorme muro a secco, storto e stanco, ma ancora fiero.

Camminavo sotto la sua ombra come si cammina sotto una cattedrale.

Quel muro era vivo. Respirava con i rovi, mormorava con il vento, custodiva le storie con le sue crepe antiche.

Noi bambini lo avevamo eletto a nostro regno.

Io, Pietrino Baralla, Celestino Honzu, e ogni tanto anche nonno Cauzi, che non era un bambino, ma capiva le cose dei bambini.

Avevamo le ginocchia sbucciate, le mani impiastricciate di mora, e una pietra sempre in mano: l’arma dei cacciatori di tzilihertas, le lucertole.

Stavamo lì, ore e ore, al sole, con la schiena bruciata e i piedi nudi, aspettando il movimento nella crepa giusta.

Avevamo un rito antico, ereditato dai vecchi del paese, da quelli che masticavano tabacco e parlavano col vento:

“Tziliherta, tziliherta,

babbu tuo est in chertha,

mamma tua est murinde,

tziliherta essi ughinde…”

Non sapevamo davvero cosa volesse dire. Ma funzionava.

La lucertola spuntava, timida e attenta, e allora il cuore ci esplodeva.

La pietra volava. Non sempre colpiva.

Ma non era quello il punto.

Era il gesto. Il gioco. La sfida.

Era il nostro Internet, la nostra avventura, il nostro tempo digitale fatto di pietra e polvere.

Ogni tanto ci vedevano le vecchiette del paese, con gli scialli neri e la voce tagliente.

«Lasciatele in pace, quelle povere bestie! Ma non avete niente da fare?!»

«Un giorno vi cadranno tutte le dita! E poi vediamo se giocate ancora!»

Ridevamo come matti. Ma appena sparivano, smettevamo.

Perché in fondo ci dispiaceva.

Quelle vecchiette erano come il muro: sembravano dure, ma sotto custodivano amore e pazienza.

Poi c’era nonno Cauzi.

Lui non ci sgridava mai.

Veniva con noi, si sedeva sul sasso piatto vicino al fico e ci raccontava storie.

«Vedete questo muro? Non è solo un confine. È una memoria.»

«Una volta qui passavano i Romani. Poi i pastori. Poi i banditi. Ogni pietra è un segreto.»

Aveva le mani grandi, nodose come le radici, e una voce che sembrava uscire direttamente dalla terra.

Disegnava cerchi nella polvere con un bastone. Diceva che lì sotto dormiva qualcosa. Forse un tesoro.

O forse un ricordo troppo vecchio per essere detto a voce alta.

Una volta lo trovammo che parlava da solo, al muro.

«Est istadu meu babbu chi at postu custa pedra…»

«E suo babbu prima…»

Lo guardammo in silenzio.

Pietrino disse: «Ma allora il muro è di famiglia?»

Cauzi sorrise, con gli occhi lucidi: «Tutto è di famiglia, se ci tieni abbastanza.»

Quel giorno ci diede una pietra liscia, scura, con una crepa che sembrava una ruga.

«Tienila, è una promessa» mi disse.

«Ma che promessa?»

«Che ti ricorderai. Un giorno. Quando tutto sarà diverso.»

Non capii. Ma la misi in tasca.

Tornavo a casa con la camicia sudata, i pantaloni impolverati e un sorriso enorme.

Mia madre mi guardava e diceva sempre la stessa frase:

«Solo polvere sai portare a casa…»

Ma le sue mani non si arrabbiavano mai.

Mi lavava i vestiti accanto al torrente, con il sapone fatto in casa e i fiori profumati intorno.

E io, seduto lì, vedevo il mondo riflettersi nell’acqua che scorreva.

Il suono delle stoviglie, il pane nel forno, il sugo che borbottava nelle cucine.

Era tutto parte di una stessa canzone, che oggi sento solo nei sogni.

Nonno Cauzi se ne andò in una triste primavera del 24 aprile 1968.

Il muro, quell’estate, sembrava più basso.

O forse ero io che ero cresciuto.

Pietrino partì per il continente.

Celestino si mise a lavorare.

Le vecchiette non gridavano più.

E io tornai, un giorno, su monte de Tizia Rita.

Il muro era ancora lì.

I rovi avevano preso tutto, ma in una crepa vidi spuntare una piccola testa verde.

Una tziliherta.

Sorrisi.

La pietra era ancora nella mia tasca.

Non la lanciai.

Mi sedetti.

E sussurrai piano:

“Tziliherta, tziliherta…..

Domenico Mele libero pensatore Sardo DSP

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EVENTI IN PROGRAMMA

Seguici

logo Nazionale
Visione TV

Categorie

Ultimo video