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Ermal Meta, il noto cantautore di origine albanese che vinse Sanremo nel 2018, nella prima serata del Festival di quest’anno ha presentato il suo intenso “Stella stellina”, brano dedicato alla guerra che offende Gaza.
L’artista ha raccontato di aver tratto ispirazione per la scrittura del brano dalla propria bimba che cantava la ninnananna a cui fa riferimento il titolo.
Nella canzone, un vento primaverile spirante da una collina – immagine che richiama la traduzione del nome del cantante – diviene il custode dell’anima di una bambina uccisa dalla guerra e della quale rimangono solo una bambola, una casa dalla quale ancora si solleva il fumo di un’esplosione, poche pietre e qualche fiore.
In un contesto tanto ostile, l’adulto che raccoglie la bambola vorrebbe scappare ma è imprigionato tra “muri e mare”, vorrebbe strapparsi il cuore per morire ma teme di perdere la propria umanità , perché è l’umanità che ci fa provare dolore, che ci fa empatizzare con la sofferenza, che ci fa desiderare rinascite, simboleggiate nel testo dalle primavere, e che ci fa capire cosa è giusto e cosa è abominio.
La musica che accompagna il testo, un mix di sonorità latine e balcaniche, restituisce un’intensità emotiva crescente che aiuta a visualizzare le scene intense proposte ad ogni strofa e si fissa nella mente per l’estrema orecchiabilità .
La canzone affronta un tema difficile ed attuale collocandosi per profondità ben oltre l’inflazionato tema dell’amore tra uomo e donna per descrivere, piuttosto, l’assenza totale dell’amore che, sovente, attraversa la nostra esistenza umana.
Ermal Meta completa il proprio messaggio di denuncia e di speranza presentandosi con indosso una camicia che sul largo colletto reca chiara la scritta Amal che ha il significato di attendere con fiducia, ovvero sperare che “Dalla collina verrà una primavera”.
Il brano in gara ha l’indubbio merito di presentare con una lucidità delicata e commovente il dramma meno giustificabile in assoluto di un conflitto: la morte di innocenti.












