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Lughes intervista Bujumannu e Randagiu Sardu

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 4’43” con la voce di Ingrid)

di Lughes

Bentrovati amici di Lughes,

oggi ci troviamo a Sanluri, nel Parco Comunale di Funtana Noa. Qui incontriamo Carlo Concu e Simone Pireddu, in arte rispettivamente Randagiu Sardu e Bujumannu.

Abbiamo visto il loro video girato al Parco di Monti Crastu, dove anche noi siamo stati (qui il link al video e all’articolo) e abbiamo deciso d’intervistarli. Il video presenta la loro canzone intitolata Pobertadi, ovvero povertà. Bastano poche battute e comprendiamo subito che Carlo e Simone sono menti profonde che leggono la realtà quotidiana e la reinterpretano in musica e parole.

Pobertadi ci colpisce perché, fin dalle prime immagini, i nostri due artisti inseriscono un richiamo sciamanico alla natura; infatti, dopo una suggestiva benedizione, comincia il loro viaggio iniziatico verso la consapevolezza. Il messaggio importante espresso nel ritornello è che, diversamente dai “parassiti” sociali tutti presi dai loro interessi, l’onesto non ha paura nemmeno quando cammina nel “buio”, inteso sia come difficoltà che come ignoto. La canzone è un inno all’attivismo, uno sprone a non credere che se qualcuno vuole sottometterci allora potrà farlo, piuttosto ci riuscirà solo se lo lasceremo fare. Il video rende un breve omaggio anche alla mitica Anna Trutiri che ha trovato dimora nel Parco di Monti Crastu e che è stata custode d’immensi tesori, esattamente come l’intera terra sarda.

I nostri due amici hanno profondo rispetto per la lingua della nostra terra e spesso cantano in sardo, esattamente come in Pobertadi, così decidiamo d’iniziare la nostra intervista con un’incursione nei loro nomi e, fin da subito, scopriamo di avere profonde affinità valoriali con loro, attentissimi al sociale, pieni di idee, disposti a riflessioni tutt’altro che semplici considerato il periodo complesso nel quale viviamo e genuini come davvero raramente ormai capita.

Simone ci racconta che Bujumannu è l’unione del nome del frutto della pianta del pane con l’aggettivo che in sardo significa grande, una sorta di neologismo per indicare un grande nutrimento per lo spirito di ciascuno veicolato attraverso la musica. Anche il nome della sua band evoca la medesima ispirazione; si chiama infatti Train to roots, nel quale roots – le radici – fanno proprio pensare al nutrimento.

Carlo ha, invece, nel suo Randagiu la cristallizzazione di un momento della sua storia di vita, quando andava, appunto ramingo, per le opportunità della vita cercando di conquistarsi il suo spazio nella musica pur non dimenticando che la vita vera non facilmente consente di sopravvivere di sola arte. Cionondimeno, fermamente convinto della sua vocazione artistica ha cominciato a sperimentare fino ad inventare un suo genere musicale che ha battezzato Rappamuffin.

Artisti dunque, affezionati alla propria terra, affascinati dalla vita in tutte le sue sfaccettature e vissuta spostandosi da luogo simbolico a luogo simbolico, come nel caso di Carlo, o da una meta geografica all’altra come nel caso di Simone. Due viaggiatori, differenti nelle scelte di viaggio ma identici nel mantenere salde le radici isolane.

Pobertadi, come le altre loro canzoni – sia da solisti che in band – è nata dal desiderio di dire la loro su un tema pregnante della nostra epoca. Nel caso specifico, su una Sardegna troppo spesso abusata e bistrattata, nella quale tutti avrebbero soluzioni da proporre ma nessuno ha la ricetta più importante di tutte, quella di mettere assieme le diverse anime che individuano soluzioni possibili. Utilizzando il linguaggio ritmico e leggero di un intreccio musicale di sonorità principalmente raggae ed hip hop, Simone e Carlo ci invitano a prendere consapevolezza dei corvi che ci girano sulla testa e, oggi più che mai, abbiamo davvero bisogno di canzoni intime ed intense allo stesso tempo.

Grazie a questi due simpatici artisti per la spontaneità e per la loro profondità.

Vi invitiamo ad ascoltare l’intervista che abbiamo condotto al seguente link, dal quale potrete ricavare anche i contatti social di Simone e Carlo.

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