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L’approvazione del ddl Semplificazioni (Legge n. 182/2025) segna una svolta controversa nella gestione delle infrastrutture di comunicazione elettronica in Italia. Al centro del dibattito c’è l’articolo 27, che modifica sostanzialmente le procedure di autorizzazione per l’installazione di nuove antenne e stazioni radio base (SRB), sollevando dubbi sulla compatibilità con le normative europee.
Cosa cambia, in concreto, con la Legge 182/2025?
La modifica intervenuta sull’articolo 44 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (D.Lgs. 259/2003) introduce due novità che depotenziano il ruolo della pubblicità degli atti nei procedimenti autorizzativi:
- scollegamento dal silenzio assenso – Sebbene resti l’indicazione di pubblicizzare l’istanza (anche via web), tale adempimento non rileva più ai fini del perfezionamento del silenzio assenso. In altre parole, il titolo abilitativo si forma anche se la cittadinanza non è stata informata del deposito del progetto;
- non annullabilità del titolo – La mancata pubblicizzazione dell’istanza non è più motivo di annullabilità del titolo autorizzativo, sia esso espresso o tacito. Di fatto, l’omissione informativa non inficia la validità legale dell’installazione;
- la responsabilità resta al funzionario – L’unica “garanzia” prevista è il richiamo alla responsabilità disciplinare e amministrativa del funzionario inadempiente (ex Legge 241/90), che tuttavia non impedisce la costruzione dell’impianto!
Le critiche si concentrano sulla possibile violazione di pilastri normativi comunitari volti a garantire la trasparenza e la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che impattano sul territorio. Tra le norme attenzionate troviamo:
- il Codice Europeo delle Comunicazioni (Dir. 1972/2018) che promuove procedure trasparenti e non discriminatorie;
- le Direttive VAS (42/2001) e VIA (92/2011), le quali prevedono il coinvolgimento del pubblico nei procedimenti che riguardano l’impatto ambientale e territoriale;
- le Convenzioni Internazionali. Si ipotizza, infatti, la lesione dei principi di informazione sanciti dai trattati UE, esponendo potenzialmente l’Italia a nuove procedure d’infrazione da parte della Commissione Europea.
Dunque, se da un lato il Governo punta a una “corsa veloce” verso la digitalizzazione e la copertura 5G, dall’altro la scelta di eliminare i vincoli di pubblicità rischia di creare un corto circuito con le amministrazioni locali e la cittadinanza. Il timore è che la semplificazione si trasformi in una “blindatura” dei procedimenti, rendendo l’installazione delle infrastrutture un fatto compiuto prima ancora che la comunità locale ne venga a conoscenza.














