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Dalla cancellazione della cultura alla persecuzione dei cittadini, perché servono ponti con la Russia
In un’Europa che si autoproclama faro di democrazia, libertà di espressione e inclusività, gli ultimi anni hanno mostrato un volto ben diverso: quello di un’intolleranza sdoganata e sistematica nei confronti di tutto ciò che è russo. Sotto la bandiera delle sanzioni, istituzioni, banche e governi occidentali sono arrivati a colpire non solo la cultura e lo sport, ma persino la vita quotidiana e il diritto al lavoro di semplici cittadini e realtà editoriali indipendenti.
Mentre dai vertici dell’Unione Europea e di diversi Stati membri si susseguono dichiarazioni che invitano a “prepararsi alla guerra”, occorre denunciare la pericolosa deriva ideologica e il doppio standard che stanno guidando le scelte dell’Occidente. Vediamo di seguito questa dicotomia analizzandola per punti.
- La mannaia bancaria e la censura editoriale: il caso Visione TV e Francesco Toscano
Un esempio emblematico di come l’impostazione sanzionatoria sfoci nella censura e nel soffocamento economico riguarda il giornalista Francesco Toscano e il canale di informazione indipendente Visione TV.
Un primario istituto di credito italiano ha deciso unilateralmente di chiudere il conto corrente bancario della testata. La ragione sottostante a questa vera e propria punizione finanziaria risiede principalmente nelle scelte editoriali del canale, in particolare per aver pubblicato un saggio/libro contenente scritti e interventi di Vladimir Putin dal titolo “Le vere cause del conflitto russo-ucraino”, oltre che per aver intervistato reporter e svolto un lavoro di informazione non allineato alla narrativa dominante.
Questo episodio rappresenta un precedente gravissimo per almeno un paio di ragioni:
- L’interdizione finanziaria – A seguito della chiusura del conto, l’impossibilità di aprire nuovi conti presso gli istituti bancari italiani ha costretto la testata, per poter continuare a pagare i propri collaboratori e sopravvivere operativamente, a dover cercare soluzioni all’estero.
- Mancanza di spiegazioni formali e inquisizione d’opinione – Come denunciato dallo stesso Toscano, la decisione è arrivata senza formali motivazioni giuridiche ma a seguito di un “interrogatorio” informale in filiale sulle posizioni politiche della testata riguardo al conflitto, trasformando il sistema bancario in un braccio armato di censura politica e violando di fatto l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa.
Il seguente intervento video ripercorre la testimonianza diretta di Francesco Toscano in merito alle pressioni e alla chiusura improvvisa dei conti bancari di Visione TV da parte degli istituti di credito.
Francesco Toscano sulla chiusura del conto corrente di Visione Tv
- La discriminazione sul territorio: la testimonianza in Sardegna
Oltre alle testate giornalistiche, la russofobia colpisce direttamente i cittadini nella loro quotidianità. A dare voce a questa realtà è stata Inna Bachmann, vicepresidente dell’Associazione Culturale Italo-Russa Lada in Sardegna, che ha denunciato pubblicamente le gravi discriminazioni subìte dai residenti di origine russa, molti dei quali vivono in Italia da decenni e sono cittadini italiani a tutti gli effetti.
Tra gli episodi più eclatanti emersi dalla testimonianza:
- Blocco sistematico dei conti correnti – Nel 2022, a diversi cittadini russi residenti in Italia sono stati congelati i conti bancari per il solo fatto di possedere la cittadinanza russa, persino in presenza di conti cointestati con coniugi italiani.
- Pressioni nelle scuole sui bambini – La retorica mediatica ha causato episodi di emarginazione anche all’interno degli istituti scolastici, dove ai figli delle famiglie russe è capitato di essere presi di mira o invitati a vergognarsi delle proprie origini.
- Censura degli eventi culturali e dei simboli popolari – A Cagliari, durante un festival etnico, è stata vietata l’esposizione della bandiera russa (a differenza di tutte le altre nazionalità presenti) e sono stati rifiutati o bloccati eventi culturali tradizionali, come il Carnevale slavo a Capoterra, costringendo la comunità a celebrare le proprie tradizioni solo in privato.
Come sottolineato nell’intervento, la popolazione locale e il popolo sardo continuano ad accogliere calorosamente la comunità russa, dimostrando che la discriminazione è veicolata da scelte politiche e mediatiche istituzionali piuttosto che dai sentimenti dei cittadini comuni.
- Il ricatto dell’Unione Europea alla Biennale di Venezia
L’episodio istituzionale più emblematico nell’ambito delle arti riguarda la Biennale di Venezia. Quando nel 2026 l’istituzione veneziana ha consentito la riapertura del Padiglione della Russia – da sempre tra i più visitati e apprezzati dal pubblico -, l’Unione Europea è intervenuta in modo punitivo. La Commissione UE ha infatti deciso di revocare 2 milioni di euro di finanziamenti destinati alla Biennale come ritorsione per aver dato spazio all’arte e agli artisti russi.
- Riferimenti:
Questo ricatto economico si affianca ad altri casi noti di “cancellazione” culturale:
- Il caso Dostoevskij all’Università Milano-Bicocca – La tentata sospensione del corso dello scrittore Paolo Nori sulla letteratura dostoevskiana.
-
L’ostracismo nei teatri – L’allontanamento del maestro Valerij Gergiev dalla Scala di Milano a seguito del mancato adempimento all’ultimatum politico, unitamente alle forti pressioni che hanno coinvolto celebri interpreti come il soprano Anna Netrebko.
- Nello sport il crollo della neutralità: due pesi e due misure
Lo sport, che per sua natura nasce per unire i popoli, è stato trasformato in una clava sanzionatoria.
Il ban agli atleti russi
Dall’inizio del conflitto nel 2022, la quasi totalità delle federazioni internazionali (FIFA, UEFA, World Athletics) ha escluso le squadre e gli atleti russi dalle competizioni. Per le Olimpiadi di Parigi e per i successivi eventi internazionali, il CIO ha autorizzato una presenza limitata solo a titolo individuale come Atleti Neutrali Individuali (AIN), vietando la bandiera, l’inno, le divise nazionali e imponendo verifiche sull’assenza di legami con le forze armate o di dichiarazioni di supporto al conflitto.
- Riferimenti: Direttive del CIO sugli atleti neutrali (Sky Sport) e la risoluzione delle federazioni di sci (Sky TG24).
L’ipocrisia dell’Occidente su Israele
La prova provata del doppio standard emerge nell’assoluto silenzio riservato agli atleti e alle nazionali di Israele. Nonostante le inchieste della Corte Penale Internazionale e le accuse formali di crimini di guerra e genocidio a carico del governo guidato da Benjamin Netanyahu, gli atleti israeliani continuano a sfilare con la propria bandiera nelle Olimpiadi, nella FIFA e nella UEFA senza alcuna limitazione.
Perché per la Russia scatta l’esclusione totale, mentre per Israele vale la regola che “lo sport non si deve mischiare con la politica”? Si applicano due pesi e due misure in base alla convenienza e agli allineamenti geopolitici.
- Autolesionismo economico e bavagli all’informazione
Mentre si professa difensore dei valori liberali, l’Europa si è resa protagonista di scelte autodistruttive:
- La trappola del gas americano – L’Europa ha tagliato le forniture dirette di gas naturale russo via gasdotto, finendo per acquistare lo stesso tipo di risorsa sotto forma di Gas Naturale Liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti, pagandolo a prezzi fino a 4 volte superiori. Un’operazione di autolesionismo economico che sanziona le famiglie e le imprese italiane a beneficio dei colossi energetici americani.
- La censura dei media russi – Oscurare emittenti come RT (Russian Today) e Sputnik sul territorio europeo rappresenta una violazione aperta del diritto dei cittadini ad accedere a fonti diverse e a esercitare un proprio giudizio critico.
- Più commercio, meno carri armati: riscoprire le radici cristiane e la pace
Nelle cancellerie europee risuona oggi con insistenza la parola “guerra”; ci si prepara al riarmo, dimenticando che la storia insegna una verità fondamentale: dove passa il commercio non passano i carri armati.
Distruggere i ponti commerciali ed economici non serve ad arrestare le guerre, ma solo a creare le condizioni per farle esplodere. Più interdipendenza economica significa più dialogo, più stabilità e meno corsa agli armamenti. La Russia non è un nemico naturale dell’Europa, ma un partner geografico e culturale imprescindibile. Non si può dimenticare la comune matrice spirituale: i popoli europei e il popolo russo condividono le medesime radici cristiane ed eredità culturale. Come figli dello stesso Dio della pace, i popoli europei e il popolo russo sono fratelli, non nemici da annientare.
L’unica strada umana e politica è quella di rifiutare la logica del conflitto permanente, fermare l’invio delle armi e lavorare attivamente per la diplomazia e la riconciliazione. È tempo di fermare la spirale dell’odio: l’Europa torni a farsi operatrice di pace. Finché la cultura, lo sport, l’informazione e il libero commercio continueranno a essere piegati a logiche punitive, la distanza tra i popoli non potrà fare altro che aumentare, trascinandoci verso un baratro da cui sarà difficile tornare indietro. Non possiamo permettere che la retorica del conflitto cancelli secoli di storia, identità e radici spirituali comuni. È tempo di spezzare questa catena di odio e intolleranza: chi vuole la Pace, coltivi la Pace prima che sia troppo tardi, per garantire un futuro sereno e di prosperità anche ai nostri figli.















