Sanità sarda: la beffa del “Percorso di Tutela”.
Ci vuole una dose di coraggio — o un totale distacco dalla realtà — per definire “risolta” una pratica sanitaria di questo tipo.
Dopo la nostra denuncia sulle liste d’attesa che proponevano un anno di attesa e 150 km di strada per una semplice visita urologica ad Oristano, il cinquantenne oristanese ha deciso di percorrere la strada formale: l’attivazione del cosiddetto “Percorso di Tutela”. Uno strumento che sulla carta dovrebbe garantire al cittadino il rispetto dei tempi stabiliti dalla classe di priorità dell’impegnativa medica.
La risposta ufficiale giunta dall’ASL 5 di Oristano merita di essere stampata e incorniciata come simbolo dell’efficienza burocratica che calpesta il buonsenso:
“Gent.mo, si allega prenotazione, la quale attesta una disponibilità entro i tempi appropriati rispetto alla priorità riportata nella prescrizione. La pratica si considera risolta. Cordialmente.”
Peccato che, aprendo l’allegato, la “brillante” soluzione sia un appuntamento fissato per le ore 08:30 del mattino presso l’Ospedale N. S. della Mercede di Lanusei.
Un percorso ad ostacoli, non una cura
Per comprendere l’assurdità della proposta, basta prendere una mappa della Sardegna e guardare i collegamenti tra Oristano e la provincia dell’Ogliastra.
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Oltre 110 chilometri di strade statali e di montagna, attraversando valichi e curve tortuose.
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Per essere presenti in ambulatorio a Lanusei alle 08:30 del mattino, un cittadino deve mettersi al volante in piena notte.
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Coincidenze impossibili: Con i mezzi pubblici regionali è semplicemente impossibile raggiungere l’ospedale di Lanusei a quell’ora partendo da Oristano nella stessa mattinata.
L’ASL di Oristano ha dunque applicato la classica strategia del “gioco delle tre carte”: invece di erogare la prestazione nel proprio territorio o autorizzare la visita in convenzione o in regime di Intramoenia (ALPI) nella propria provincia, sposta il cittadino dall’altra parte dell’Isola. In questo modo il sistema “spunta” la casella informatica del rispetto dei tempi e dichiara trionfalmente che la pratica è chiusa.
La realtà: un diritto negato ai contribuenti
Se un cittadino di 50 anni, che ha versato regolarmente i propri contributi per oltre vent’anni, deve prendere la propria auto, viaggiare di notte, consumare carburante e rischiare la propria incolumità sulle strade per accedere a un servizio sanitario di base, il diritto alla salute non è garantito. È stato semplicemente trasformato in una corsa ad ostacoli.
Questo atteggiamento dimostra come il sistema sanitario regionale stia perdendo del tutto il contatto con i bisogni reali della popolazione. Ritenere “risolto” un caso simile significa ignorare deliberatamente i concetti elementari di prossimità, territorialità e accessibilità delle cure.
La risposta è già stata formalmente rigettata e inviata tramite PEC sia all’ASL 5 di Oristano che all’Assessorato Regionale alla Sanità. I cittadini sardi non chiedono favori né elemosine: pretendono che le tasse pagate si traducano in servizi reali, vicini e dignitosi.
La battaglia per una sanità pubblica ed equa continua.













