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di Alessio Canu
È da anni che si denuncia una contraddizione, tra le tante, che affliggono questa transizione/speculazione green in corso. Ossia che viene tradito il primo principio in base al quale si è intrapresa questa strada: la salvaguardia dell’ambiente. Perché sia per le modalità di produzione degli impianti che dovrebbero consentire la transizione, sia per l’inquinamento creato, sia per i danni all’ambiente che derivano dalle calamità che colpiscono lo stesso impianto, a me pare che, piuttosto che salvare la natura, la stiamo definitivamente affossando.
La produzione di pannelli fotovoltaici, impianti eolici e simili, richiede una serie di materie prime fondamentali, che devono essere importate da varie parti nel mondo. E qua casca l’asino, come si suol dire, perché la presunta salvezza per l’ambiente in una parte del mondo, passa per la distruzione di altre, che spesso sono le stesse dove si trovano i principali ecosistemi del mondo. È il caso dell’Indonesia, nuovo El Dorado per l’approvvigionamento del nichel. Come indagato recentemente da Report,[1] l’estrazione del minerale comporta un modello devastante per l’ambiente e le comunità coinvolte: emissioni di fanghi tossici, devastazione e deforestazione, patologie di massa a livello respiratorio e minime garanzie sindacali sono il pane quotidiano di questo modello. Ed ascoltando le interviste alle autorità locali, ho provato un brivido nel sentire concetti troppo familiari: “opportunità di lavoro e sviluppo”, “occasione unica”, “vigileremo sulle ditte che non rispetteranno le regole”… Sono le stesse espressioni che in Sardegna abbiamo sentito dagli anni Sessanta prima di Ottana, Sarroch, Porto Torres e che sentiamo oggi dalle varie Giunte che si sono succedute a proposito della speculazione energetica e dello scempio sulle nostre coste che alcune “Guide indiane” locali vorrebbero fare con i soliti affaristi che vorrebbero far bottino della nostra Isola.
E uno di quei mostri che abbiamo permesso potesse nascere in Sardegna, ossia il territorio del complesso industriale di Ottana, ci ricorda cosa abbiamo ricevuto in cambio di alcune nefaste situazioni e come ancora queste producano danni a tanti anni di distanza. Negli ultimi giorni la Sardegna è stata percorsa da innumerevoli incendi; complici le temperature estreme, uno di questi ha colpito i terreni attorno al complesso industriale dove sono stati posizionati ettari di pannelli fotovoltaici.[2] Nubi di silicio e altri metalli fusi che si sono sparsi per i terreni circostanti e che creano un ulteriore problema si salute ambientale in un territorio già martoriato e crivellato a causa di depositi di materiali pericolosi. A due passi dal Tirso, con tutte le conseguenze a venire.
Ecco se questo deve essere il modello che seguiamo, capite perché è necessario non mollare la presa. Come io e tanti altri attivisti già dicevamo, non era solo una lotta contro due pannelli o due pale eoliche. È la battaglia per la nostra Terra e per la nostra salute.














