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Quando, negli anni ’90, il team di ricerca del neuroscienziato Giacomo Rizzolatti ha scoperto l’esistenza dei cosiddetti neuroni specchio, sono stati avviati degli studi sull’inter-subject correlation ovvero la somiglianza di risposta cerebrale al medesimo stimolo da parte d’individui diversi. Uno dei settori d’interesse di tale correlazione è stato il cinema ed è nato così un campo di studio multidisciplinare denominato neurocinema che si pone l’obiettivo di indagare le relazioni sensoriali, cognitive ed affettive degli spettatori con gli stimoli visivi e sonori di un film.
In sostanza, il neurocinema è la scienza che studia cosa accade nel nostro cervello quando guardiamo un film. Essa si avvale delle neuroscienze (usando tecniche come la risonanza magnetica funzionale – fMRI, o l’elettroencefalogramma – EEG) per misurare l’attivitĂ cerebrale degli spettatori e ha dimostrato che sono diverse le parti del cervello che si attivano durante la visione di un film, in particolare quelle legate all’emozione, alla cognizione e alla simulazione di azioni. I dati importanti a tal riguardo sono due:
- il film, imitando la struttura della coscienza (attraverso narrazione, montaggio, ecc.), è in grado di influenzare profondamente il cervello, suscitando risposte uniformi tra gli spettatori;
- i neuroni specchio giocano un ruolo cruciale, permettendo l’identificazione e l’empatia con i personaggi, facendoci provare le loro stesse emozioni e sensazioni (questo spiega perchĂ© questi prodotti possono essere utilizzati per creare dei canovacci mentali che istruiscano il pubblico sul comportamento da tenere in determinate circostante, calamitĂ o emergenze di altro tipo).
In sintesi, il neurocinema analizza i meccanismi neurologici attraverso i quali il cinema è un potente simulatore di esperienze e un mezzo per modellare percezioni, emozioni e, potenzialmente, atteggiamenti. Infatti, la visione di un film non è un’esperienza passiva, ma un complesso dialogo tra lo schermo e il cervello umano che attiva diverse reti neurali. A seconda del tipo di pellicola – muta, tradizionale o ricca di effetti speciali – si assiste ad una modulazione specifica dell’attivitĂ cerebrale, coinvolgendo aree sensoriali, cognitive ed emotive in modi distinti. Proviamo a vedere queste modulazioni piĂą nel dettaglio.
Innanzitutto, indipendentemente dal genere o dall’epoca, la visione di un film coinvolge sempre alcune aree cerebrali chiave:
- la corteccia visiva per l’elaborazione delle immagini, del movimento e del colore;
- la corteccia uditiva, essenziale per l’elaborazione di dialoghi, colonne sonore ed effetti sonori (presenti anche nel cinema muto sebbene non registrati direttamente nel film);
- i neuroni specchio e il sistema motorio perchĂ© l’osservazione di azioni e movimenti attiva parzialmente le stesse aree motorie che si attiverebbero se lo spettatore compisse quelle azioni (fenomeno del mirroring), cruciale per l’empatia e la comprensione delle intenzioni;
- l’amigdala e la corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC). Queste regioni, rispettivamente centrali per l’elaborazione delle emozioni e per gli aspetti affettivi e decisionali, rispondono intensamente alle dinamiche emotive e narrative del film.
Per quanto attiene specificamente ai film muti, con la loro enfasi sull’azione fisica, l’espressione corporea esagerata e l’uso di didascalie, essi stimolavano il cervello in modo unico, richiedendo un maggiore sforzo cognitivo e visivo per la narrazione. In particolare:
- maggiore attivitĂ nella corteccia visiva associativa – La mancanza di dialoghi verbali costringeva lo spettatore a prestare maggiore attenzione ai dettagli visivi, al linguaggio del corpo e alle espressioni facciali per decifrare la trama e gli stati d’animo. L’elaborazione delle informazioni visive complesse era, dunque, potenziata;
- aree del linguaggio e della comprensione dello stesso (come l’Area di Wernicke) modulate dalla lettura – Infatti, anche se il film era muto, le aree cerebrali tipicamente associate alla comprensione del linguaggio e alla lettura (solitamente nell’emisfero sinistro) si attivavano intensamente durante la lettura delle didascalie;
- aree prefrontali e di problem solving – Lo spettatore doveva colmare attivamente le lacune narrative e sonore, compiendo uno sforzo di deduzione e immaginazione per costruire un’esperienza sonora e interpretativa coerente, coinvolgendo maggiormente le funzioni esecutive superiori.
Il cinema tradizionale con una narrazione consolidata supportata da dialoghi, colonna sonora e un mix bilanciato di immagini in movimento, diversamente dal muto, promuove un’integrazione multisensoriale ottimale. Nello specifico:
- sincronizzazione della corteccia uditiva e visiva – Il cervello lavora per combinare in tempo reale i dati provenienti dalla vista e dall’udito, creando una percezione coerente della realtĂ sullo schermo;
- attivazione equilibrata delle aree emotive e cognitive – La narrazione complessa, i personaggi ben sviluppati e le musiche studiate stimolano profondamente l’amigdala (per le emozioni), l’ippocampo (coinvolto nella memoria e nella contestualizzazione temporale) e la corteccia prefrontale (per la comprensione sociale e morale), favorendo l’empatia e l’immersione;
- neuroni a specchio in primo piano – L’efficacia del sound design e del montaggio nel cinema tradizionale può “allineare” l’attivitĂ cerebrale del pubblico, aumentando la sincronia neurale tra gli spettatori e migliorando il coinvolgimento emotivo (da ciò deduciamo che piĂą complesso e completo è il prodotto che ci viene proposto, minore sarĂ l’esigenza di problem solving, minore sarĂ la capacitĂ critica).
I film ad alto budget con effetti speciali massivi, come i blockbuster d’azione o di fantascienza, si affidano spesso ad un’elevata densitĂ di stimoli visivi e sonori rapidi. In questo caso le aree coinvolte e le attivitĂ coinvolte sono:
- aumento dell’attivitĂ nella corteccia visiva e uditiva primaria – L’alta risoluzione, i colori vividi, le esplosioni e i movimenti rapidi sono elaborati con intensitĂ maggiore. Analogamente, gli effetti sonori ad alto impatto (rumori, musica orchestrale) sovraccaricano il sistema uditivo, intensificando la risposta fisiologica;
- aree dell’attenzione (lobo parietale) in massima attivitĂ – La necessitĂ di seguire un flusso rapido e complesso di informazioni visive e sonore richiede una focalizzazione attentiva elevata e prolungata, potenziando le reti cerebrali dedicate al controllo dell’attenzione;
- maggiore risposta fisiologica (amigdala) – Sequenze d’azione intense o scene di pericolo possono innescare una risposta di “attacco o fuga” piĂą marcata, aumentando l’attivazione dell’amigdala e del sistema nervoso autonomo (battito cardiaco accelerato, eccitazione), poichĂ© il cervello percepisce i pericoli sullo schermo come parzialmente reali (questo tipo di cinema, dunque, produce un sovra-eccitamento fisiologico e un rilascio maggiore di cortisolo nel circolo sanguigno).
In definitiva, ogni forma di cinema agisce come un catalizzatore per l’attivitĂ cerebrale, plasmando l’esperienza emotiva e cognitiva. Il cinema muto eccelleva nello stimolare la deduzione visiva e narrativa; il film tradizionale ottimizza l’integrazione multisensoriale e l’empatia; mentre il cinema ad effetti speciali spinge al limite la risposta sensoriale e attentiva. La neuroscienza cinematografica (o neurocinema) continua a esplorare come queste differenze strutturali si traducano in un’attivazione neurale unica, svelando il profondo potere che l’arte visiva ha sulla nostra mente, come può plasmarla e come può condizionarla.














