🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’13” con la voce di Florian)
Ho sempre nutrito, fin dalla gioventù, un’esigenza insopprimibile, di tipo morale, che la politica si fondasse sulla certezza dei principi e sulla coerenza delle azioni. È questa profonda aspirazione che ha sempre contrastato e respinto la volubilità, la superficialità e i continui tradimenti ideologici che troppo spesso definiscono il panorama partitico.
Il mio percorso non è stato lineare: ho militato in diverse formazioni, dal Partito Sardo d’Azione a Sardigna Natzione, fino al Partito del Popolo Sardo. Il filo conduttore di questi passaggi non è mai stato il miraggio di una carriera personale, ma la disperata ricerca di una piattaforma che non svendesse gli ideali in nome della convenienza. Sono stato etichettato come un “cambia bandiera”, ma questa accusa ignora la verità sostanziale: la bandiera è sempre stata una e una sola, quella della Sovranità, e io ho semplicemente abbandonato le navi che si allontanavano da quel porto. Non mi sono piegato a compromessi per una poltrona, ma ho messo l’integrità davanti all’interesse. La riprova risiede nel mio rifiuto di assessorati e nelle dimissioni da consigliere comunale per potermi candidare in prima persona alle elezioni regionali, mosso unicamente dalla volontà di servire una causa più alta.
Le lusinghe non sono mancate. I partiti nazionali hanno bussato alla mia porta a Nuoro, prospettandomi la possibilità di grandi incarichi e visibilità. La mia risposta è stata, in ogni occasione, un risoluto e inequivocabile No.
Il mio impegno è radicato in un ideale che trascende la logica del potere centrale. Oggi, con profonda convinzione, milito in Democrazia Sovrana Popolare Sardegna, federato con il movimento sovranista DSP a livello nazionale. La mia identità politica non è una scelta del momento, ma una vocazione: sono nato sovranista e come tale morirò.
Ho messo in campo le mie idee come candidato sindaco di Nuoro. La mia campagna elettorale, volutamente innovativa, è stata condotta quasi esclusivamente attraverso i canali digitali come Facebook e TikTok, strumenti per veicolare le mie visioni per la crescita della città. Ho scelto di non entrare in nessuna casa per chiedere un voto, rifiutando la pratica dell’approccio diretto e a volte invadente, lasciando così spazio alla libertà di pensiero e alla piena consapevolezza di ogni potenziale elettore. Volevo un voto guadagnato con la ragione, non con la pressione.
Il caos e l’incoerenza della politica nazionale odierna sono l’epilogo di un sistema malato. Si pensi al fenomeno del Movimento 5 Stelle, la cui parabola è stata letta da molti come un crollo inatteso. Ebbene, la mia analisi è stata sin dall’inizio diversa: si è trattato di una messinscena calcolata e orchestrata per intercettare e, in ultima analisi, ingannare milioni di italiani. Milioni di persone sono state prese in giro, e i grandi assenti delle urne non sono apatici, ma i delusi che non credono più alle favole di una classe dirigente autoreferenziale.
È a loro che ci rivolgiamo. Insieme a un nucleo di amici fedeli e coerenti, siamo impegnati nella ricerca di persone oneste e determinate per l’obiettivo più alto: la liberazione del popolo sardo e la riconquista di quella sovranità che ad ogni popolo dovrebbe essere riconosciuta e che a noi fu sottratta dall’annessione sabauda. Il nostro non è solo un progetto politico, ma un atto di giustizia storica e morale.














