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Oggi partecipano meno rispetto al passato
Negli ultimi decenni si osserva in Italia, e più in generale in Europa, un calo significativo della partecipazione politica giovanile. Non è solo questione di voto: si tratta di un allontanamento più ampio dalla vita politica istituzionale, che riguarda fiducia, rappresentanza e forme di impegno. Ma perché accade? E cosa è cambiato rispetto ai giovani degli anni ’90 che sembravano più coinvolti?
I dati indicano un distacco crescente
Alcuni numeri raccontano bene questa trasformazione:
- Affluenza al voto
- Alle elezioni politiche del 1992 l’affluenza era dell’87%, con i giovani tra i piĂą partecipi.
- Nel 2022 è crollata al 63,9%, minimo storico. Nella fascia 18-24 anni l’astensione ha superato il 50%, e alle europee 2024 solo il 45% dei giovani italiani ha votato.
- Coinvolgimento politico attivo
- Nel 2014 il 18,9% degli italiani dichiarava di non sentirsi coinvolto nella vita politica; nel 2019 la quota era salita al 23,2% (dati ISTAT).
- In Parlamento i giovani sotto i 35 anni sono passati da 133 eletti nel 2018 a soli 27 nel 2022.
- Disinteresse percepito
- Un sondaggio del 2024 ha mostrato che il 73% dei giovani italiani tra i 18 e i 25 anni non era interessato al voto europeo, segnalando mancanza di informazione e di fiducia.
- Quasi il 30% dei giovani tra i 18 e i 34 anni non partecipa a discussioni politiche, e tra i 14 e i 18 anni il dato sale a quasi il 50%.
Questi dati mostrano chiaramente che il distacco non è un’impressione, ma un fenomeno misurabile e crescente!
Perché i giovani partecipano meno oggi
1. Crisi di fiducia nelle istituzioni e nei partiti
Se negli anni ’90 i giovani potevano ancora trovare riferimenti in sezioni locali, organizzazioni giovanili e sindacati, oggi la fiducia nei partiti è scesa ai minimi: solo il 4-5% dei giovani dichiara di fidarsi delle forze politiche.
2. Informazione frammentata
Negli anni ’90 i TG e i giornali erano i canali principali di informazione politica. Oggi i canali d’informazione si sono moltiplicati e la politica arriva soprattutto dai social, con notizie veloci, frammentate e spesso polarizzanti. Non è facile distinguere tra disinformazione ed informazione accurata e veritiera; ciò contribuisce a generare un senso di smarrimento e sfiducia.
3. Temi percepiti come lontani
I giovani sentono che i temi più urgenti, come precarietà lavorativa, costo della vita, questioni ambientali e casa, non trovano spazio adeguato nelle agende politiche. Negli anni ’90, invece, si discuteva di lavoro stabile, pace, lotta alla mafia: temi sentiti come più vicini e concreti.
4. Modelli di partecipazione alternativi
Se prima l’impegno giovanile passava per i partiti e i movimenti studenteschi, oggi si manifesta in forme nuove: volontariato, ONG, manifestazioni ambientali (come Fridays for Future), campagne digitali. Un impegno vivo, ma fuori dai canali istituzionali e che frammenta le forze.
5. Barriere strutturali
Pochi giovani rappresentati nelle istituzioni e squilibrio demografico (molti piĂą anziani rispetto ai giovani) alimentano un circolo vizioso: meno giovani eletti, meno giovani che si sentono rappresentati.
In sintesi, giovani di ieri e di oggi a confronto
- Partecipazione: negli anni ’90 i giovani votavano quasi quanto gli adulti. Oggi l’astensione è molto più alta tra le fasce giovanili.
- Impegno: prima prevaleva la militanza nei partiti; oggi prevalgono attivismo sociale e movimenti tematici.
- Informazione: ieri c’era un sistema mediatico centralizzato (TV e stampa), oggi c’è una frammentazione digitale.
- Temi centrali: ieri lavoro, pace e diritti civili; oggi ambiente, precarietĂ , inclusione, abitazione.
Quali sono le conseguenze del distacco?
- Una democrazia meno rappresentativa, dove le decisioni rispecchiano piĂą facilmente i bisogni delle generazioni numericamente piĂą forti (gli anziani).
- Una politica più polarizzata, perché restano attivi soprattutto gli elettori più motivati ed estremi.
- Una perdita di innovazione: senza i giovani, la politica rischia di restare ancorata al passato e di non rispondere ai cambiamenti del presente.
Come ricostruire il legame
Alcuni passi possibili:
- Educazione civica piĂą concreta e partecipativa nelle scuole.
- Maggiore rappresentanza giovanile nei partiti e nelle istituzioni.
- Temi centrali per i giovani (lavoro, ambiente, casa, digitale) realmente al centro delle agende politiche.
- Comunicazione chiara e accessibile, che usi i canali digitali come spazi di dialogo e non solo di propaganda.
Conclusione
Il confronto tra anni ’90 e oggi mostra un cambiamento netto: da un impegno diffuso nelle urne e nei partiti, a una disaffezione crescente verso le istituzioni, compensata però da nuove forme di attivismo.
Il problema non è l’apatia dei giovani, ma la distanza tra la loro vita quotidiana e la politica istituzionale. Se le istituzioni sapranno ascoltarli e dare risposte concrete, la partecipazione giovanile potrà tornare a crescere, perché la politica, in fondo, resta lo strumento più potente per cambiare la realtà .














