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Basta parole, vogliamo soluzioni

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 2’32” con la voce di Cataldo)

Il Movimento 5 Stelle Sardegna ci risponde con toni indignati e roboanti, ma la realtà che vivono i cittadini sardi ogni giorno non si cancella con i comunicati stampa.

Avevano promesso che entro 100 giorni la rotta della sanità sarda sarebbe cambiata. Oggi siamo a oltre 500 giorni, e la situazione è ancora più drammatica.

A Nuoro, il reparto di oncologia è praticamente paralizzato, senza medici né infermieri sufficienti. Le liste d’attesa si allungano, i pronto soccorso sono al collasso, interi territori sono dimenticati. Questo non è un attacco politico: è la realtà, quella che i sardi affrontano ogni volta che hanno bisogno di cure.

La Presidente Todde risponde elencando provvedimenti e progetti, ma ai pazienti servono medici, non slide o promesse future. È troppo facile, troppo comodo, dare ogni volta la colpa al governo nazionale o a chi c’era prima. Forse pensano che i sardi non conoscano il territorio, né capiscano le leggi. Ma sappiamo benissimo distinguere tra chi fa e chi parla.

E mentre gli ospedali crollano, i soldi si trovano sempre per gli amici degli amici:

68.000 euro pubblici per finanziare la festa de “Il Fatto Quotidiano”, giornale notoriamente vicino ai 5 Stelle.

Sponsorizzazioni, eventi, fondi a pioggia su soggetti “amici”, mentre i reparti chiudono e i medici scappano.

Questa non è buona politica. È clientelismo di vecchia scuola, camuffato da attivismo civico.

Ci aspettavamo un cambiamento, ci avevano promesso trasparenza, efficienza, competenza. Abbiamo trovato solo parole, rinvii e propaganda. Fino a prova contraria, non si governa con i post sui social, ma con i risultati. E i risultati, oggi, non ci sono.

I cittadini sardi non vogliono più scuse, vogliono cure, personale, ospedali funzionanti. Vogliono una sanità che non costringa le famiglie a scegliere tra aspettare mesi o pagare il privato.

A forza di cercare “il nemico” da incolpare, stanno dimenticando che la responsabilità oggi è loro. E che chi tradisce le speranze di un popolo è sempre più simile a Giuda che a un riformatore.

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