Home / Politica / Politica Interna / La transizione verde con le stellette

La transizione verde con le stellette

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 4’29” con la voce di Emma)

Oggi, una nuova preoccupazione pare gravare sul comparto della Difesa italiano che non affronta mai direttamente il problema della nostra sovranità limitata, quasi considerandolo un punto di vista piuttosto che un dato di fatto, eppure comprende che garantire la sicurezza nazionale non significa più soltanto pattugliare i confini o proteggere lo spazio cibernetico, ma anche assicurare che le basi operative continuino a funzionare anche se la rete elettrica civile dovesse andare offline.

Ecco, questo è esattamente il principio cardine che guida la strategia del Ministero della Difesa italiano nel momento in cui ci fa sapere di volersi rendere energeticamente indipendente puntando sul 100% di energia da fonti rinnovabili. Più specificamente, si tratta di un piano ambizioso per coprire il fabbisogno energetico delle installazioni militari utilizzando esclusivamente fonti rinnovabili prodotte in loco.

Il progetto risponde a una logica strettamente strategica: la resilienza operativa attraverso l’autosufficienza.

Ma quali sono i pilastri della strategia?

Per rispondere, partiamo da un dato di fatto: le forze armate gestiscono un patrimonio immobiliare immenso costituito da caserme, aeroporti militari, depositi e basi navali. Tutte queste strutture dispongono di ampie metrature di tetti, aree dismesse e terreni non adatti ad altri usi commerciali. Per tale ragione questo ecosistema demaniale si sta trasformando in una rete diffusa di centrali di produzione pulita. Orbene, ciò premesso, possiamo osservare che la strategia del Ministero si articola su tre direttrici principali:

  1. l’autoconsumo e le Comunità Energetiche (CER) – Grazie alle recenti evoluzioni normative (come i decreti-legge ed energia), il Ministero della Difesa può installare impianti da fonti rinnovabili (FER) sui beni del demanio militare anche superiori a 1 MW. L’energia in eccesso non viene sprecata, ma può essere condivisa con altre pubbliche amministrazioni locali e cittadini attraverso la costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili;
  2. microreti e sistemi di accumulo – Per i siti militari la continuità assoluta è un requisito non negoziabile. Il piano prevede la transizione verso logiche di smart energy e microgrid isolate, supportate da pacchi batterie al litio di grande capacità. In caso di blackout della rete nazionale, la base può sganciarsi e continuare a operare in modalità “isola” grazie al mix di fotovoltaico, eolico e stoccaggio;
  3. logistica expeditionary sostenibile – La transizione tocca anche i teatri operativi fuori dai confini nazionali. La ricerca della Difesa si sta concentrando su moduli fotovoltaici e sistemi di accumulo mobili, leggeri e rischierabili rapidamente via aerea per alimentare i campi base isolati, riducendo la dipendenza logistica dai convogli di combustibili fossili (ad esempio, il gasolio per generatori), storicamente uno dei punti più vulnerabili nelle linee di rifornimento.

La conversione ecologica del comparto militare viene presentata come un triplice vantaggio per il Paese:

  1. protezione da attacchi ibridi o cyber alle reti elettriche civili e azzeramento della dipendenza da fornitori energetici esteri;
  2. drastico calo delle emissioni di CO2 del comparto statale, accelerando il raggiungimento dei target del PNRR e del PNIEC;
  3. sostegno ai territori, poiché l’energia green prodotta nelle basi e immessa nelle CER locali combatterebbe la povertà energetica dei piccoli comuni.

Come sottolineato dagli studi del Centro Alti Studi per la Difesa (CASD), la transizione non è unicamente una sfida ingegneristica, ma anche organizzativa. Il piano prevede infatti un percorso parallelo di formazione per il personale: la nomina di Energy Manager dedicati per ogni macro-area e programmi di sensibilizzazione per ottimizzare i consumi quotidiani all’interno delle caserme.
In conclusione, trasformando le caserme in moderni hub energetici autoproduttori, la Difesa riduce la propria impronta carbonica e, al contempo, blinda la propria capacità operativa di fronte alle sfide geopolitiche del futuro.

E voi che idea vi siete fatti? Raccontatecelo nei commenti.

Vi segnaliamo che, tramite SPID/CIE, è possibile apporre la propria firma per la proposta della legge d’iniziativa popolare sulla neutralità dell’Italia in Costituzione. Clicca qui per firmare con lo SPID/CIE

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EVENTI IN PROGRAMMA

Ascolta i nostri Audio

Seguici

logo Nazionale
Visione TV

Categorie

Ultimo video