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LA CALABRIA E IL VUOTO DELLA RAPPRESENTANZA

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’35” con la voce di Remy)

Le elezioni regionali calabresi confermano una tendenza generale dei sistemi politici occidentali: un grado sempre piĂą estremo di disaffezione e sfiducia nelle possibilitĂ  dell’azione politica, una rinuncia verticale ad avere una rappresentanza. Quando non vota il 57% degli elettori, il sistema dei partiti si accontenta comunque di circoscrivere la sua lotta fra due schieramenti omologhi, legati a un universo di interessi che risulta di gran lunga piĂą organizzato di tutti gli altri interessi resi marginali nella loro dispersione. A chi conquista il governo di quel territorio basta meno di un elettore su quattro degli aventi diritto. In questo modo, il 58% di Occhiuto si contrae a un abissale 25%. Fa impressione, no? Cioè, scopriamo che chi governa ha una connessione diretta con appena un quarto degli elettori e – quando decide qualsiasi cosa – il 75% dei calabresi risulta non aver partecipato al processo di delega di quella decisione.
Sul piano formale il presidente potrĂ  vantare tutti i crismi della legittimitĂ , ma nella sostanza risponderĂ  a un perimetro sociale sempre piĂą ristretto..
La Calabria reale va osservata partendo dai fatti. Alle urne sono andati poco più di 750 mila cittadini; circa un milione è rimasto a casa. Chi compone quel milione? Per quali motivi ha scelto l’astensione? Che progetti immagina per sé, per i figli, per i nipoti? Una nuova leva di classe dirigente ha ormai normalizzato un quadro in cui la maggioranza delle persone si disinteressa del voto. Così il potere si stacca dalla vita materiale di intere fasce sociali escluse dal confronto politico. Se non si entra nel merito di bisogni, sentimenti, timori e fatiche quotidiane di chi non partecipa, le decisioni finiscono per servire un micro-mondo che non coincide con la comunità.
Ne deriva una spirale di errori: un dispositivo istituzionale che fallisce gli scopi per cui è nato. Occorre una mappatura profonda del “cratere” della non rappresentanza.
Francesco Toscano ha fatto una bella campagna elettorale e nei dibattiti televisivi ha battuto nettamente i candidati delle due coalizioni, ha fatto proposte innovative su sanitĂ  ed economia, ma al momento del voto non ha attinto alla voragine dei non rappresentati nonostante la vocazione di Democrazia Sovrana e Popolare. Non basta l’oscuramento e la polarizzazione assecondati da molti media per spiegare un risultato così basso (ignobilmente, ad esempio, Repubblica presenta Toscano come “lista civica”, laddove DSP è invece un partito nazionale). Credo ci siano ragioni piĂą profonde legate a una rassegnazione ormai di massa su scala europea che va a minare le basi stesse della democrazia. DSP ha scommesso sull’autonomia della sua proposta politica ma siamo in tempi in cui in tutta Europa certi poteri stanno scatenando dei mezzi colpi di Stato a danno dei partiti outsider: figuriamoci le difficoltĂ  di un partito con pochi mezzi materiali e un sistema che congiura per spegnere chi vuole altre regole.
Un’intera fase di DSP si chiude ora e se ne apre inevitabilmente un’altra che sappia parlare a masse enormi cui ci si deve rivolgere assieme ad altre voci e altre esperienze. PurchĂ© si riconoscano nell’idea della sovranitĂ  popolare. Essere autonomi e autosufficienti è nobile, ma dobbiamo constatare che è pieno di partitini, gruppi, personalitĂ  che al momento del dunque non hanno la forza di fare un’infrastruttura comune nonostante perseguano alcuni dei medesimi scopi. La sfida è questa ed è ravvicinata, mentre incombe la cupa corsa alla guerra. Dobbiamo riaprirci tutti a una prospettiva che richiede tuttavia pochi punti di accordo.

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2 Commenti

  • Alessandro de Curtis
    Rispondi

    Cari amici, Caro Pino,
    io sono convinto che il problema non sta tanto nell’astensionismo quanto nell’ideale che Toscano sta proponendo a tutto il popolo:
    Francesco propone temi forti, temi assai controversi e indigeribili per l’ignoranza della massa, quindi è difficile che questi possano accettare un eventuale idea per l’uscita dalla NATO e …. giammai fuori dall’UE.
    Purtroppo il popolo italiano è ancora in una condizione di totale oscurità percettiva e non sanno cosa sta realmente accadendo, quindi non possono capire questa esigenza Vitale di doversi staccare da questi due organismi tossici e mortiferi.
    Il popolino ancora vive in una condizione di relativo benessere e quindi non si fa troppe domande.
    Se a ciò ci aggiungiamo l’informativa mainstream che inquina e altera tutta la percezione residua esistente, ecco che la grande massa non ne vuol sapere di questi due temi eccessivamente spinti e non compresi.

    Poi c’è anche un altro aspetto che ritengo sia rilevante, la comunicazione di Francesco è assai elevata e strutturata con una dialettica intellettualmente ricca di Termini non accessibili ai piĂą che non riescono a seguire facilmente.

    Normalmente il popolino (80%) apprezza il politico che parla come lui, con tematiche semplici e banali, dove non è richiesto alcuno sforzo particolare per capire il messaggio.
    Ecco, io credo che siano questi i motivi per i quali non ci schiodiamo dal 1,5%

  • Alessandro de Curtis
    Rispondi

    Cari amici, Caro Pino,
    io sono convinto che il problema non sta tanto nell’astensionismo quanto nell’ideale che Toscano sta proponendo a tutto il popolo:
    Francesco propone temi forti, temi assai controversi e indigeribili per l’ignoranza della massa, quindi è difficile che questi possano accettare un eventuale idea per l’uscita dalla NATO e …. giammai fuori dall’UE.
    Purtroppo il popolo italiano è ancora in una condizione di totale oscurità percettiva e non sanno cosa sta realmente accadendo, quindi non possono capire questa esigenza Vitale di doversi staccare da questi due organismi tossici e mortiferi.
    Il popolino ancora vive in una condizione di relativo benessere e quindi non si fa troppe domande.
    Se a ciò ci aggiungiamo l’informativa mainstream che inquina e altera tutta la percezione residua esistente, ecco che la grande massa non ne vuol sapere di questi due temi eccessivamente spinti e non compresi.

    Poi c’è anche un altro aspetto che ritengo sia rilevante, la comunicazione di Francesco è assai elevata e strutturata con una dialettica intellettualmente ricca di Termini non accessibili ai piĂą che non riescono a seguire facilmente.

    Normalmente il popolino (80%) apprezza il politico che parla come lui, con tematiche semplici e banali, dove non è richiesto alcuno sforzo particolare per capire il messaggio.
    Ecco, io credo che siano questi i motivi per i quali non ci schiodiamo dal 1,5%

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