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Elezioni provinciali sarde 2025: quando si perde anche l’illusione della democrazia diretta

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Il 29 settembre 2025, in Sardegna, si rinnova il presidente e il consiglio delle Province e dei consigli provinciali delle Città metropolitane, ma con un voto di secondo grado, ovvero votano solo sindaci e consiglieri comunali, non i cittadini. È il regime imposto dalla legge Delrio (L. 56/2014). Questo tipo di elezione solleva non solo questioni di legittimità e trasparenza, ma anche di senso di appartenenza democratica. Mettere a confronto altri casi può far meglio capire cosa si è perduto e cosa si potrebbe riprendere.

Cosa dicono i dati e i sondaggi in Italia

  • In Toscana, a circa dieci anni dall’entrata in vigore della riforma Delrio e di quella regionale che l’ha recepita, un sondaggio dell’istituto Demopolis su incarico dell’UPI Toscana mostra che il 52% dei cittadini giudica la riforma negativamente. (La Nazione)
  • Fra gli amministratori locali (sindaci, consiglieri), l’insoddisfazione sale moltissimo: l’83% ritiene che la riforma non abbia raggiunto gli obiettivi promessi. (Piana Notizie)
  • Il 72% dei cittadini toscani sostiene che la qualità dei servizi pubblici sul territorio non sia migliorata con la riforma. (Piana Notizie)

Questi dati suggeriscono che, anche dove la riforma è stata attuata da tempo, la percezione è quella di un ridimensionamento (non solo formale) della democrazia locale, con perdita di trasparenza e distanza fra chi amministra e chi dovrebbe essere amministrato.

Paragoni con altri sistemi (italiani e internazionali)

Vediamo di fare ulteriori confronti per capire meglio cosa si guadagna e cosa si perde a ricorrere a elezioni indirette o, appunto, di secondo grado.

GiurisdizioneElezione degli enti intermediProContro
Italia pre-legge DelrioI cittadini eleggevano direttamente presidenti di Provincia e consiglieri provinciali.Maggiore legittimità, partecipazione diretta, maggiore visibilità e controllo da parte della cittadinanza.Costi elevati, possibile ridondanza di enti (critica spesso mossa contro le Province), burocratizzazione.
Italia post‐legge DelrioSecondo grado, voto da parte di sindaci e consiglieri comunali.Presunti risparmi, minor numero di elezioni, potenzialmente meno costi elettorali.Allontanamento dei cittadini, ridotta trasparenza, scarsa responsabilità politica verso l’elettore comune. I sondaggi in Toscana confermano che molti ritengono che il cambiamento non abbia migliorato servizi o efficienza. (Piana Notizie)
Regione Sicilia proposta attualeÈ in corso una proposta per tornare all’elezione diretta dei presidenti e dei consigli provinciali, cioè riportare in parte il modello di primo grado. (telemontekronio.it)Se approvata, la proposta potrebbe restituire maggiore partecipazione, visibilità politica e controllo.Potrebbe implicare costi e complicazioni amministrative; restano da definire bene confini e competenze.
Altri paesi europeiIn molti Stati gli enti intermedi o regionali sono scelti direttamente dai cittadini (anche se con sistemi variegati: proporzionale, maggioritario, elezioni miste).Maggiore senso di identificazione, possibilità di far pesare le politiche locali nei risultati elettorali nazionali, trasparenza.Rischi di molte competizioni elettorali, possibili sovrapposizioni di competenze, complessità nei sistemi di governo multi livello.

Quali rischi specifici per la Sardegna

Alla luce di questi paragoni, le elezioni provinciali sarde del 2025 comportano rischi concreti. Vediamoli.

  1. Alienazione politica: quando i cittadini percepiscono che non possono influenzare chi governa enti interni importanti, diminuisce il senso di responsabilità e di partecipazione.
  2. Riduzione del dibattito pubblico: poco interesse, poca copertura mediatica, scarsa informazione libera e indipendente. D’altronde, se il voto non coinvolge “tutti”, difficilmente diventa argomento centrale.
  3. Limitata accountability1: il presidente provinciale non deve rispondere al voto popolare ma a una ristretta assemblea di amministratori locali, che spesso sono i “soliti” noti della politica municipale.
  4. Squilibri territoriali: i comuni più piccoli, più periferici, rischiano di essere ancora più marginalizzati, perché la dinamica del voto interno tende a premiare quanti hanno già peso politico locale, risorse o visibilità.

Vantaggi teorici del sistema attuale (che però faticano a realizzarsi)

Non tutto è da buttare; ci sono ragioni che sono state addotte a favore del sistema di secondo grado:

  • risparmio di costi elettorali (urne, seggi, campagne);
  • snellimento burocratico, riduzione del numero di elezioni “aperte”;
  • coinvolgimento di amministratori già impegnati localmente, potenzialmente più competenti su questioni territoriali specifiche.

Ma, come mostrano i casi della Toscana e le critiche espresse, questi vantaggi spesso restano sulla carta, perché:

  • i risparmi sono inferiori alle attese o compensati da nuovi costi quali, ad esempio, coordinamento, strutture, personale (ilGiornale.it);
  • la competenza territoriale non garantisce da sola trasparenza o rappresentanza se manca la percezione e il coinvolgimento diretto da parte del cittadino.

Idee per un’alternativa più democratica

Dai paragoni e dai rischi emergono alcune proposte concrete su come riconquistare forma e sostanza della democrazia locale senza buttare tutto:

  • ripristinare l’elezione diretta almeno del presidente provinciale, o comunque di un organo esecutivo che abbia un mandato popolare, anche con sistemi “leggeri” dove ciò sia possibile;
  • mantenere il consiglio provinciale a secondo grado (i sindaci e i consiglieri comunali) ma con maggiore trasparenza sui voti pesati: rendere pubblici i dati, far capire bene come ogni comune “incide” sul risultato;
  • ridefinire le competenze delle Province in modo chiaro, valorizzando quelle che possono fare differenza concreta per le comunità locali, specialmente nelle zone interne e nei piccoli comuni;
  • garantire risorse certe e autonomia operativa, altrimenti l’ente intermedio resta solo un nome di superficie, senza concretezza e senza effetti per la cittadinanza;
  • rafforzare gli obblighi di pubblicizzazione, colloqui pubblici e rendicontazione locale delle scelte provinciali, in modo che l’ente sia realmente sotto sorveglianza civica.

Conclusione

Le elezioni provinciali sarde del 29 settembre 2025 sono un’occasione mancata per riattivare la partecipazione popolare e ridare forma compiuta alla democrazia territoriale. La legge Delrio ha imposto un modello che, sebbene motivato da ragioni di risparmio e razionalizzazione, implica il rischio di rendere politiche importanti sempre meno limpide. I paragoni con altre regioni e proposte che stanno emergendo mostrano che non solo è possibile cambiare, ma che un cambiamento potrebbe portare benefici sia simbolici che concreti.


  1. Accountability significa l’obbligo di rendere conto del proprio operato, essere responsabili delle proprie azioni e decisioni, e fornire prove della conformità alle norme e agli obiettivi prestabiliti. Oltre alla responsabilità, implica anche la trasparenza, la capacità di giustificare le scelte, e la disponibilità a rispondere a domande e a subire un esame critico del proprio operato. ↩︎

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