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FSE 2.0 per centralizzare la nostra intera storia clinica

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’56” con la voce di Emma)

Con il passaggio al FSE 2.0 del quale si sta parlando ultimamente, il sistema sanitario italiano si avvia ad attraversare una fase di trasformazione radicale poichĂ© il Fascicolo Sanitario Elettronico smetterĂ  di essere un semplice contenitore di PDF per diventare un vero e proprio ecosistema digitale. Infatti, come evidenziato dalle recenti riforme, l’obiettivo è creare una “carta d’identitĂ  del paziente” universale, accessibile e interoperabile tra le Regioni.

Nelle sedicenti intenzioni dei riformatori l’evoluzione del FSE porterĂ  con sĂ© benefici per la qualitĂ  delle cure e l’efficienza del sistema. Vediamo quali sarebbero:

  1. continuitĂ  della cura – I dati seguirebbero il paziente poichĂ©, in qualunque Regione, il medico di turno accederebbe immediatamente a farmaci assunti, allergie e patologie pregresse;
  2. riduzione degli sprechi – Grazie allo storico centralizzato, si eviterebbe la duplicazione di esami diagnostici e analisi cliniche, riducendo le liste d’attesa e il carico economico per lo Stato e il cittadino;
  3. intervento tempestivo in emergenza – In situazioni critiche, il personale del Pronto Soccorso potrebbe consultare il Profilo Sanitario Sintetico, fondamentale per salvare vite quando il paziente non è in grado di comunicare;
  4. integrazione pubblico-privato – Il nuovo sistema punta a inglobare non solo le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale, ma anche i referti delle cliniche private, offrendo una visione clinica a 360 gradi.

Bene, terminata la carrellata di “vantaggi”, passiamo ora agli svantaggi e ai rischi operativi giacchĂ©, nonostante le potenzialitĂ , il percorso verso la digitalizzazione totale presenta dei punti d’ombra. Eccoli:

  1. sperequazione digitale – Esiste il rischio concreto di marginalizzare le fasce di popolazione meno digitalizzate, come gli anziani o le persone fragili, che potrebbero trovare difficoltĂ  nel gestire l’accesso tramite SPID o CIE;
  2. frammentazione regionale – Sebbene si tenda a uno standard nazionale, le differenze tecnologiche tra le varie Regioni italiane rappresenterebbero ancora un ostacolo alla piena efficienza del sistema;
  3. carico burocratico per i medici – Per i medici di medicina generale, infatti, l’alimentazione costante e precisa del fascicolo si tradurrĂ  in un onere amministrativo aggiuntivo che sottrarrĂ  tempo alla visita clinica.

A questi aspetti si devono doverosamente aggiungere le criticitĂ  legate alla privacy e alla sicurezza dal momento che il tema piĂą scottante riguarda la protezione dei dati sensibili. In particolare, si presenteranno criticitĂ  in termini di:

  1. cybersecurity -Centralizzare i dati sanitari di milioni di cittadini li rende un bersaglio estremamente appetibile per gli attacchi hacker;
  2. diritto all’oblio e consenso – Il Garante della Privacy ha spesso richiamato l’attenzione sulla trasparenza. Sebbene il caricamento dei dati avvenga in modo automatico per i documenti prodotti dal SSN, il cittadino deve mantenere il controllo totale sulla visibilitĂ  dei dati (il cosiddetto “oscuramento”);
  3. usi impropri – Resta viva la preoccupazione per possibili utilizzi discriminatori dei dati sanitari, ad esempio da parte di compagnie assicurative o datori di lavoro, qualora i sistemi di protezione dovessero fallire.

Tirando le somme, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno e al netto di “consapevoli” usi improvvidi, il successo di questa rivoluzione dipenderà dalla capacità delle istituzioni di garantire la sicurezza informatica e di non lasciare indietro nessuno nella transizione digitale perché i rischi sono davvero alti e, pressoché, incalcolabili.

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