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Qualche giorno fa, l’ENI ha fatto di nuovo parlare di sé poiché ha ripresentato il progetto eolico off shore denominato Poseidon, destinato a essere realizzato al largo di Olbia. Una mossa, ad esser gentili, quantomeno azzardata dal momento che per il Governo, l’eolico off shore sarebbe antieconomico, con costi elevatissimi che non giustificherebbero l’investimento, e in gran parte del mondo occidentale questi progetti sarebbero in fase di abbandono. Eppure, il gigante energetico italiano ha deciso di andare avanti evidenziando quanto sia potente, influente e indipendente nella sua strategia.
Ma vediamo di capire la portata di questo grandioso progetto. Intanto, prevede l’installazione di 72 aerogeneratori da 14 MW ciascuno, per una potenza totale di 1.008 MW, situati a oltre 40 km dal meraviglioso litorale sardo. E poi fa parte di un portafoglio più ampio di progetti eolici offshore sviluppati da Divento, la partnership tra Plenitude (controllata da ENI), CDP Equity e Copenhagen Infrastructure Partners, che complessivamente raggiunge quasi 3 GW di capacità.
Non si tratta quindi di un tentativo isolato, ma di una scelta strategica: l’ENI investe nel settore nonostante le difficoltà globali. Infatti, le parole del Governo non sono cadute dal cielo; in tutto il mondo, l’eolico offshore sta affrontando crisi profonde:
- in Danimarca, sono stati cancellati progetti per 3 GW a causa dell’insostenibilità del modello senza sovvenzioni;
- nel Regno Unito, Ørsted ha sospeso lo sviluppo di Hornsea 4, un progetto da 2,4 GW, a causa dell’aumento dei costi e dei tassi di interesse;
- negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha paralizzato cinque grandi progetti, anche pagando indennizzi per farli abbandonare;
- in ultimo, diversi Stati hanno deciso di rinunciare a nuovi investimenti in favore del solare.
In questo scenario, dove molti si ritirano, l’ENI invece avanza. Una scelta che mette in luce la sua forza economica e la sua capacità di prendere decisioni autonome – come già detto -, anche quando queste si discostano dalle indicazioni politiche.
Cosa rende l’ENI così potente? Innanzitutto, la sua dimensione: è una delle principali compagnie energetiche del mondo, presente in 64 paesi con oltre 32 mila dipendenti e utili che nel triennio 2021-2023 hanno superato i 35 miliardi di euro, una cifra superiore a quanto lo Stato italiano spende annualmente per la manovra finanziaria.
Ma non è solo questione di soldi. La sua natura di azienda con partecipazione pubblica maggioritaria le conferisce un ruolo unico, poiché è, al contempo, un attore globale e un pilastro dell’economia italiana, con capacità di influenzare le politiche energetiche nazionali e di negoziare con governi e istituzioni su un piano di parità.
La decisione di ripresentare Poseidon dimostra anche la sua autonomia strategica: l’ENI ha le risorse, la tecnologia e la visione per perseguire i propri obiettivi, anche quando questi non coincidono perfettamente con le dichiarazioni del momento. Ovviamente il progetto dovrà superare diverse fasi, tra le quali la valutazione di impatto ambientale e l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie. Ma il fatto che l’ENI abbia deciso di ripresentarlo nonostante le critiche e le difficoltà del settore dice molto sulla sua fiducia nel progetto e sulla propria potenza finanziaria.
















