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Oggi, abbiamo deciso di affrontare con occhio critico l’argomento dei falsi ricordi perché abbiamo appreso da fonti diverse che nei files legati alla vicenda di Jeffrey Epstein compare più volte il nome di una nota ricercatrice nel campo delle scienze comportamentali: stiamo parlando di Elizabeth Loftus. A lei si deve la maternità del concetto di impianto mnestico. In sostanza, lei è nota per l’esperimento cosiddetto “Lost in the Mall” (Smarriti al centro commerciale), condotto assieme Jim Coan nel 1995, durante il quale ai partecipanti veniva indotto il falso ricordo di essersi persi da bambini.
L’esperimento è, a tutt’oggi, una pietra miliare della psicologia cognitiva perché ha dimostrato la possibilità di impiantare falsi ricordi di eventi mai accaduti. Il lavoro della Loftus ha, dunque, radicalmente trasformato la nostra comprensione di come ricorderemmo il passato, poiché avrebbe dimostrato che la memoria umana non è una registrazione fedele, ma un processo ricostruttivo estremamente fragile.
Questo output sperimentale ha, in ogni caso, consentito di mettere in discussione:
- l’attendibilità dei testimoni oculari, ovvero ha dimostrato come domande tendenziose possano alterare il ricordo di un incidente o di un crimine;
- i “ricordi recuperati”. Infatti, durante gli anni ’90, la Loftus fu la voce critica principale contro le terapie che sostenevano di far riemergere traumi infantili repressi, sostenendo che molti di questi fossero, in realtà, falsi ricordi indotti dai terapeuti.
Recentemente il nome della ricercatrice è riemerso associato alla pubblicazione dei documenti legali, i cosiddetti “Epstein Files“, relativi alla causa per diffamazione del 2015 tra Virginia Giuffré e Ghislaine Maxwell. La strategia della difesa, in questo caso, mirava a utilizzare le ricerche della Loftus per minare la credibilità delle accusatrici, suggerendo che i loro racconti di abusi decennali potessero essere stati alterati dal tempo o da influenze esterne. Nei documenti emerge che la ricercatrice ha fornito analisi scientifiche sulla fallibilità della memoria a lungo termine. Questo è un ruolo che ha ricoperto in molti altri casi di alto profilo (da Harvey Weinstein a Ted Bundy). La sua partecipazione come consulente ha sollevato aspre critiche poiché, mentre la Loftus difende il diritto di ogni imputato a una difesa scientifica, i critici sostengono che applicare le teorie sui falsi ricordi a casi di abusi sistematici possa configurarsi come gaslighting – manipolazione psicologica – delle vittime reali. Infatti, il suo studio ha ricevuto diverse critiche metodologiche ed etiche nel corso degli anni. Ecco, di seguito, le principali.
- Critiche metodologiche e campionarie
Lo studio originale coinvolgeva solo 24 partecipanti e molti critici hanno sostenuto che un campione così ridotto non fosse sufficientemente rappresentativo per trarre conclusioni universali sulla malleabilità della memoria umana. Inoltre, solo il 25% circa dei partecipanti (6 su 24) ha effettivamente “abboccato” al falso ricordo. Sebbene sia una percentuale significativa, i critici hanno evidenziato che la stragrande maggioranza dei soggetti (il 75%) ha resistito alla suggestione, suggerendo che la memoria non sia così facilmente manipolabile come lo studio sembrava implicare.
- Differenza tra “esperienze comuni” e “traumi”
Essere persi in un centro commerciale è un’esperienza relativamente comune o plausibile per un bambino. I critici hanno sostenuto che questi risultati non possono essere generalizzati a eventi molto più gravi o traumatici (come abusi o crimini). Sostengono, più precisamente, che il cervello elabora i traumi in modo diverso e che sia molto più difficile “impiantare” il ricordo di un evento violento rispetto a una distrazione al supermercato.
- Possibile confusione tra ricordi reali e indotti
Alcuni critici hanno suggerito che i partecipanti che hanno “ricordato” di essersi persi potrebbero non aver creato un falso ricordo da zero, ma potrebbero aver recuperato un frammento di un ricordo reale di quando si erano persi in un altro contesto (non necessariamente in quel centro commerciale o in quel modo), fondendolo con le informazioni fornite dai ricercatori. In questo caso, si tratterebbe di confusione tra fonti piuttosto che di creazione di un ricordo completamente falso.
- Pressione sociale e richieste del compito
I partecipanti sapevano di far parte di uno studio sulla memoria e le storie venivano presentate da parenti stretti, per l’occasione collaboratori dei ricercatori. È stato, pertanto, ipotizzato che alcuni soggetti abbiano “confermato” il ricordo non perché ci credessero davvero, ma per compiacere il parente o il ricercatore, o perché pensavano che avrebbero dovuto ricordare quell’evento.
Di qui discendono alcune considerazioni etiche: l’esperimento prevedeva di mentire deliberatamente ai partecipanti e di indurli a credere di aver vissuto un evento potenzialmente stressante della loro infanzia. Questo ha sollevato dubbi sull’etica dell’uso della manipolazione psicologica per alterare la percezione del passato di una persona. Queste critiche non hanno annullato il valore della ricerca di Loftus, ma hanno portato a una comprensione più sfumata del fenomeno: oggi sappiamo che i falsi ricordi sono possibili, ma che la loro formazione dipende da vari fattori come la plausibilità dell’evento, la fiducia nella fonte dell’informazione e le differenze individuali nella suggestionabilità, nonché dalla competenza linguistica dell’osservatore, del traduttore di una descrizione o di un evento, di chi pone le domande, di chi conduce interviste. Uno degli esempi più noti è quello di descrivere un uomo “che attraversa la strada correndo” come un soggetto che “scappa”, come un soggetto che “insegue” o come un soggetto che “transita di corsa”. Stesso evento, tre resoconti testimoniali differenti che, ripetuti nel tempo, magari estrapolandoli parzialmente dal contesto, costruiscono uno scenario alternativo a quello fattuale e possono cristallizzarlo decostruito o ricostruito. Perciò facciamo attenzione, perché anche gli i risultati di esperimenti riconosciuti possono essere utilizzati in maniera mooolto manipolatoria e funzionale.














