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Verità storica e normalizzazione del passato: quando i classici vengono piegati a nuove ideologie

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’07” con la voce di Emma)

Un nostro lettore ci ha segnalato la recente campagna promozionale della Scuola di Restauro di Botticino, la quale ha scelto di ritrarre l’imperatore Adriano e il suo amato Antinoo nell’atto di tenersi per mano, cinti da un’estetica visiva che evoca la ritrattistica nuziale contemporanea.

Se l’intento comunicativo dell’istituzione bresciana era quello di intercettare il lessico della modernità e di riaffermare valori di inclusività attraverso la riscoperta del classico, il risultato tradisce un vizio di fondo: la decontestualizzazione storica piegata alle logiche del marketing emotivo.

L’errore concettuale primario della campagna risiede nella sovrapposizione delle categorie storiche. Proiettare sull’antica Roma – e nello specifico sulla complessa relazione tra Adriano e il giovane bitinico – il paradigma moderno del matrimonio o dell’unione civile e, per traslazione, un patto tra parti significa compiere un’operazione di svuotamento ermeneutico.

Il legame tra Adriano e Antinoo affondava le radici nella tradizione della pederastia greca, ovvero una relazione permeata da asimmetria di potere che sfociò in una sacralizzazione del fanciullo-amante. Infatti, alla morte tragica di Antinoo nel Nilo (130 d.C.), Adriano non pianse un “coniuge”, ma elevò il favorito al rango di divinità, fondando città (Antinopolis), erigendo templi e disseminando l’Impero di un’iconografia marmorea senza precedenti.

Ridurre questa complessa architettura concettuale, politica e religiosa all’iconografia rassicurante e casalinga del “matrimonio tra due ragazzi” o della “pax” significa cedere all’anacronismo prospettico: l’illusione che il passato sia solo uno specchio deformante su cui proiettare le categorie sociologiche del presente.

La criticità dell’operazione assume toni ancora più stridenti se si considera l’identità del soggetto promotore. La Scuola di Restauro di Botticino rappresenta un’eccellenza riconosciuta nella conservazione e nella tutela del patrimonio storico-artistico. La missione deontologica del restauratore si fonda sulla preservazione dell’opera nella sua autenticità senza sovrapporvi alterazioni arbitrarie.

Ci si chiede dunque come possa un’istituzione preposta alla salvaguardia della memoria storica avallare un’operazione di restauro ideologico con la quale, nel tentativo di rendere “attuale” il classico, finisce per mutilarne la specificità. L’arte antica non ha bisogno di essere “normalizzata” dalle forme del presente per parlarci; la sua forza risiede proprio nella sua alterità.

Insomma, la campagna della Scuola di Botticino invece di educare il pubblico alla complessità del passato, ha preferito piegare la storia a un’immagine patinata, dimenticando che il vero restauro – sia esso della pietra o del pensiero – comincia sempre dal rispetto rigoroso della verità storica.

 

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