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L’accordo Mercosur evidenzia una lotta tra modelli

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L’accordo tra l’Unione Europea e il Mercosur è uno dei trattati commerciali più discussi e controversi dell’ultimo decennio. Sebbene venga presentato come un’opportunità per creare una delle aree di libero scambio più grandi al mondo, la sua approvazione ha spaccato l’Europa. Da una parte la Germania, che spinge per la ratifica; dall’altra l’Italia (insieme alla Francia e al Belgio), che guarda con forte preoccupazione alle ricadute sul proprio sistema produttivo.

Ma cos’è esattamente il Mercosur e perché genera visioni così opposte?

Il Mercosur (Mercato Comune del Sud) è un’organizzazione regionale fondata nel 1991. I suoi membri effettivi sono Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay (il Venezuela è attualmente sospeso).
L’accordo con l’UE punta ad abbattere i dazi doganali su oltre il 90% delle merci scambiate tra i due blocchi. L’idea di fondo è una scatola di scambio: l’Europa esporta tecnologia, macchinari e automobili; il Sudamerica esporta materie prime agricole, carne e minerali critici.

Perché l’accordo è uno svantaggio per l’Italia?

L’Italia vede nell’accordo una minaccia diretta alla sua identità economica, basata sull’eccellenza agroalimentare e sulla qualità certificata. I motivi sono diversi:

  • innanzitutto, il settore agricolo italiano è il più esposto a ricadute negative. L’abbattimento dei dazi permetterebbe l’ingresso massiccio di carne bovina, pollame, zucchero e riso a prezzi bassissimi. Il problema non è solo il costo, ma gli standard. Infatti, gli agricoltori italiani devono rispettare norme rigidissime su ambiente e benessere animale. Invece in Brasile o Argentina sono ammessi pesticidi vietati in Europa;
  • inoltre, l’ingresso di prodotti coltivati con sostanze tossiche per il suolo e per l’uomo mette in crisi il modello del “Made in Italy” basato sulla qualità;
  • e, sebbene l’accordo preveda la tutela di circa 350 marchi europei, molti prodotti italiani rischiano di subire la concorrenza di imitazioni locali sudamericane (il cosiddetto Italian Sounding) che già dominano quei mercati con nomi simili ma qualità inferiore.

C’è da dire che l’industria meccanica italiana potrebbe trarre qualche beneficio (esportando più macchinari); tuttavia, il peso politico e sociale della crisi agricola e zootecnica viene considerato un prezzo troppo alto da pagare.

Ora, chiediamoci perché l’accordo è vantaggioso per la Germania?

Per la Germania, il Mercosur è quasi esclusivamente un’opportunità d’oro. Il sistema economico tedesco ha una struttura opposta a quella italiana: è una potenza esportatrice di beni industriali pesanti.

Intanto, i dazi sudamericani sulle auto europee arrivano oggi fino al 35%. Per colossi come Volkswagen, BMW o Mercedes, l’eliminazione di queste tasse significa vendere migliaia di veicoli in più in un mercato di 270 milioni di consumatori. La Germania è disposta a “sacrificare” l’agricoltura europea pur di far correre le sue fabbriche.

Oltre alle auto, la Germania esporta prodotti chimici, farmaceutici e macchinari di precisione. L’accordo eliminerebbe dazi che oggi oscillano tra il 14% e il 20%, rendendo le aziende tedesche estremamente competitive rispetto ai rivali cinesi o americani nella regione.

In ultimo e non per importanza, la Germania ha un bisogno disperato di materie prime critiche (come il litio per le batterie delle auto elettriche) e di energia verde. Il Mercosur è una miniera a cielo aperto di queste risorse, e l’accordo garantisce ai tedeschi un canale preferenziale di approvvigionamento.

Il conflitto UE-Mercosur è, dunque, uno scontro tra due modelli:

  • quello tedesco basato sulla globalizzazione spinta, l’export industriale e la ricerca di materie prime a basso costo;
  • quello italiano basato sulla protezione delle filiere locali, la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle piccole e medie imprese agricole.

Ecco perché è fondamentale che l’Italia continui ad opporsi all’accordo.

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