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L’evoluzione nel tempo della percezione del vaccino anti-covid-19

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Il cosiddetto “vaccino contro il Covid-19” è stato, molto probabilmente, il prodotto farmaceutico più discusso della storia recente. Dalla sua rapida approvazione alla somministrazione di miliardi di dosi in tutto il mondo, la sua percezione da parte dell’opinione pubblica ha attraversato diverse e significative fasi, influenzate dalla narrazione sull’evoluzione della pandemia, dalla comunicazione istituzionale e dal dibattito scientifico e mediatico. Vediamone l’excursus…

  1. La fase iniziale (Fine 2020 – Inizio 2021)
    Questa fase è stata caratterizzata dalla contemporanea coesistenza di speranza e scetticismo; infatti, quando i primi “vaccini” a mRNA e a vettore virale hanno ottenuto l’autorizzazione di emergenza, l’emozione dominante era una speranza palpabile. Il motivo è che questi preparati venivano presentati come l’unica via d’uscita concreta da lockdown e sbandierate ondate di mortalità. In questa fase, la maggioranza della popolazione ha riposto una grande fiducia nella rapidità e nell’efficacia della scienza o, meglio, di quella che è stata considerata scienza medica. La narrazione predominante era quella di una corsa contro il tempo vinta dai ricercatori.

Parallelamente, a causa della velocità di sviluppo e approvazione senza precedenti, è emerso scetticismo manifestatosi concretamente nell’esitazione vaccinale. Molti cittadini preferivano “attendere e vedere” prima di vaccinarsi, temendo soprattutto possibili effetti collaterali a lungo termine. Nonostante gli esperti rassicurassero sul fatto che gli effetti avversi dei vaccini si manifestino tipicamente entro poche settimane, i più avveduti non consideravano quel “tipicamente” una rassicurazione.

  1. La fase della massima adesione/obbligo (2021 – Inizio 2022)
    Questa fase è stata caratterizzata da un picco di adesione, spesso stimolato da misure governative, nonostante l’evidenza dell’inefficacia dei cosiddetti vaccini che erano, in realtà, profarmaci magicamente divenuti vaccini poiché di tale termine è stata istituzionalmente veicolata una definizione “annacquata” nel tentativo di limare scetticismi, dubbi, curiosità e critiche. Ad oggi i vaccini sono definiti dalla Treccani come una preparazione rivolta a indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva (virale, batterica, protozoaria). Tuttavia, sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità leggiamo che:

“L’obiettivo principale della vaccinazione anti-COVID-19 è prevenire la malattia COVID-19 grave, il ricovero in ospedale e in terapia intensiva, e la morte dovute al SARS-CoV-2. […] Vaccinarsi può inoltre ridurre il rischio di “Long Covid”, cioè la condizione che si verifica quando si continuano a manifestare i sintomi della malattia e disturbi a lungo termine, per settimane o mesi, dopo l’iniziale negativizzazione all’infezione da SARS-CoV-2. I vaccini contro il COVID-19 non sono specificamente autorizzati per prevenire la trasmissione del virus SARS-CoV-2 da una persona all’altra. Come con altri vaccini, ciò non significa che non possano ridurre la trasmissione del virus o essere utilizzati con l’ulteriore obiettivo di ridurre la trasmissione”. 

In sostanza l’ISS ci sta dicendo che:

  • l’obiettivo principale non è la produzione di anticorpi resistenti al patogeno per evitare di sviluppare la malattia ma prevenire l’ingravescenza della stessa e,
  • infatti, l’autorizzazione alla somministrazione non è rivolta alla prevenzione del contagio (protezione) come ci si attenderebbe sviluppando resistenza diffusa al patogeno che, invece, continua a circolare perché il “vaccino” non ha come obiettivo di bloccarne la diffusione.

L’introduzione e l’estensione del Green Pass (Certificazione verde COVID-19) per accedere a luoghi di lavoro, svago e servizi, ha trasformato la vaccinazione da scelta individuale a requisito sociale e lavorativo. Per molti, il vaccino è falsamente diventato un mezzo per recuperare le libertà perdute. In realtà, stava solo consolidandone la perdita.

Mentre la paura del virus diminuiva per i vaccinati, aumentava la percezione del rischio legato a potenziali eventi avversi (es. il caso del vaccino AstraZeneca e le trombosi e i decessi dell’adolescente Camilla Canepa e del Carabiniere Stefano Paternò) e tanti hanno cominciato a ritenere fondati i dubbi sulla fiducia nella scienza ufficiale e a mettere in discussione l’origine del virus e la sicurezza dei vaccini.

  1. La fase post-emergenza: normalizzazione e calo dell’attenzione (2022 – Oggi)
    Dall’arrivo della variante Omicron, la percezione del Covid-19 è passata, per la maggior parte delle persone, da un’emergenza mortale a una malattia respiratoria stagionale gestibile, definibile come una semplice “influenza”. Questa normalizzazione ha portato a un drastico calo della paura.

Di conseguenza, l’urgenza di vaccinarsi è venuta meno. Pertanto l’adesione alle dosi di richiamo, i booster, è stata significativamente più bassa rispetto al ciclo primario, soprattutto tra i giovani e gli adulti non fragili.

Attualmente, la percezione e la strategia vaccinale si stanno concentrando sulla protezione delle categorie considerabili più a rischio (anziani e fragili), per le quali il richiamo annuale è ancora mediaticamente fortemente raccomandato.

In questa fase è emersa anche una maggiore attenzione e richiesta di trasparenza sui processi decisionali e sulla gestione politica della pandemia, con l’apertura di commissioni d’inchiesta e un dibattito più critico sulla sperimentazione dei vaccini a mRNA e il loro futuro impiego.

In definitiva, il vaccino anti-Covid-19 è stato inizialmente visto come un miracolo scientifico e la chiave per la libertà. Successivamente, è diventato un catalizzatore di polarizzazione sociale, al centro di controversie etiche e politiche. Oggi, la sua percezione si è normalizzata non essendo più una priorità assoluta per la popolazione generale, che ha ormai adattato il proprio comportamento al rischio residuo della malattia.

L’eredità duratura di questa esperienza sarà l’accelerazione della tecnologia mRNA e un rinnovato, seppur complesso, dibattito sul rapporto tra scienza, politica e fiducia pubblica.

Fonti

https://www.treccani.it/enciclopedia/vaccino/

https://www.epicentro.iss.it/vaccini/covid-19

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