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Tutti abbiamo sperimentato i benefici che una passeggiata nella natura può darci. Ecco, questa pratica che consideriamo un modo per staccare dalla routine quotidiana fatta di frenesia ed impegni può giovare al massimo delle virtù benefiche del contatto con gli elementi naturali se inserito in un percorso terapeutico svolto da professionisti. È in questa prospettiva che s’inserisce la terapia forestale.
Il dato importante che è emerso da ricerche recenti è che il professionista che fa da guida ottiene il massimo dei risultati positivi possibili se interagisce con chi pratica l’immersione naturale e dà indicazioni, piuttosto che affidare al singolo la lettura di queste indicazioni da cartelli disposti lungo il percorso di visita dello spazio naturale.
In realtà, in qualità di terapia, quella forestale è una disciplina emergente dal punto di vista scientifico che, appunto, sfrutta il potere rigenerativo della natura per promuovere il benessere psicofisico. Nata dall’antica pratica giapponese dello Shinrin-Yoku – o “bagno nella foresta -, questa metodologia va oltre una semplice passeggiata nel bosco, configurandosi come una vera e propria pratica sanitaria basata su evidenze scientifiche, riconosciuta anche dall’ONU nel 2020.
In pratica, questo approccio terapeutico consiste in immersioni guidate e consapevoli in ambienti boschivi selezionati, che combinano passeggiate lente con esercizi sensoriali e mentali. L’obiettivo è creare una connessione profonda tra l’individuo e l’ecosistema forestale, assorbendone attivamente gli stimoli positivi.
Questa pratica è spesso condotta da guide specializzate e, in Italia, enti come il CNR e il CAI stanno lavorando per qualificare rifugi e sentieri come Stazioni di Terapia Forestale, con l’auspicio che in futuro possa essere prescritta dai medici come medicina preventiva e complementare.
Numerosi studi internazionali hanno, infatti, dimostrato l’efficacia della terapia forestale su diversi parametri fisiologici e psicologici. I suoi benefici sono attribuiti a una combinazione di fattori, tra cui:
- riduzione dello stress e dell’ansia, poiché l’immersione nell’ambiente della foresta abbassa i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e diminuisce la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa;
- miglioramento del sistema immunitario, giacché l’inalazione dei composti organici volatili (COV) rilasciati dagli alberi, in particolare monoterpeni e fitoncidi, ha proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antibatteriche che possono potenziare le difese immunitarie;
- benefici cardiovascolari e respiratori. Infatti, si registra un miglioramento generale della salute cardiovascolare e una migliore ossigenazione;
- benessere psicologico poiché, va da sé, che l’ambiente boschivo offre una pausa alle risorse mentali, migliorando il tono dell’umore, la qualità del sonno e la capacità di concentrazione. Anche la vista gioca un ruolo, con la varietà cromatica del verde che stimola il cervello a un maggiore rilassamento.
È da sottolineare, inoltre, che nella terapia forestale, tutti i sensi sono coinvolti in modo attivo:
- l’olfatto – È fondamentale per l’inalazione dei COV con effetti terapeutici diretti;
- la vista – Focalizzare le texture e i colori della foresta stimola la distensione;
- l’udito – L’ascolto dei suoni naturali (vento, uccelli, foglie) contribuisce al rilassamento;
- il tatto – Il contatto con la corteccia degli alberi o il terreno è parte degli esercizi sensoriali.
La terapia forestale è, pertanto, un invito a riscoprire il nostro legame ancestrale con la natura, utilizzando il bosco non solo come luogo di svago, ma come una vera e propria farmacia verde per la salute.














