Pillola abortiva accessibile in consultorio e a domicilio
La notizia
La Regione ha avviato un percorso che renderà l’aborto farmacologico (IVG – Interruzione Volontaria di Gravidanza) più accessibile, permettendo la sua esecuzione anche negli ambulatori e consultori autorizzati, con una fase sperimentale che prevede l’assunzione domiciliare del secondo farmaco. Una svolta attesa da anni che allinea l’isola alle pratiche più moderne a livello nazionale ed europeo.
Fino ad oggi, la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico in consultorio o ambulatorio, e in alcuni casi con auto-somministrazione domiciliare, era concretamente attuabile solo in poche regioni italiane come Lazio ed Emilia-Romagna. La Sardegna si unisce ora a queste, abbattendo barriere significative per molte donne.
L’Assessore alla Sanità, Armando Bartolazzi, ha espresso grande soddisfazione, definendo questo traguardo un “grande salto di qualità” che posiziona la Sardegna tra le regioni più virtuose sul fronte dei diritti e della modernizzazione dei servizi sanitari. Il nuovo percorso prevede che la pratica sia possibile nelle strutture ambulatoriali e nei consultori familiari pubblici adeguatamente attrezzati, collegati a una struttura ospedaliera e autorizzati dalla Regione, senza alcun costo per le pazienti.
Questo importante passo avanti è particolarmente significativo in una regione dove il tasso di obiezione di coscienza, come in altre parti d’Italia, può rendere più difficile l’accesso ai servizi di IVG in strutture ospedaliere. L’introduzione della possibilità di assumere i farmaci a domicilio, con assistenza medica da remoto, rispecchia un modello già adottato con successo in paesi come l’Inghilterra e il Galles, dove questa pratica è stata resa permanente dopo una fase di sperimentazione durante la pandemia.
L’Analisi del Coordinatore Regionale del Partito DSP Sardegna
Posto che non si comprende la ragione per la quale un’isola che sta affrontando tanti problemi su altri ben noti fronti debba preoccuparsi di recepire per prima tra le altre questa novità procedurale nonostante il tasso di abortività locale sia più basso di quello nazionale (https://www.sardegnasalute.it/assistenza/consultori.html) – dato che, cionondimeno, viene giustificato e ricalcolato sulla base di un ritardo nel sistema di sorveglianza relativo (https://www.regione.sardegna.it/notizie/interruzione-volontaria-della-gravidanza-con-metodo-farmacologico-sardegna-seconda-in-italia-dopo-l-emilia-romagna-per-la-sperimentazione-domiciliare) -, la prima riflessione che possiamo fare è che l’opportunità d’interrompere volontariamente la gravidanza è un diritto sancito dalla Legge 194/78, un diritto che deve essere concretamente esigibile da tutte le donne, specialmente in un contesto come il nostro, dove l’obiezione di coscienza può creare notevoli disagi e ritardi.
Se da un lato è cruciale assicurare l’accesso sicuro e dignitoso all’interruzione di gravidanza, dall’altro non possiamo e non dobbiamo fermarci qui. La vera civiltà di una società si misura anche nella sua capacità di creare le condizioni affinché l’aborto non sia l’unica, o la più facile, soluzione possibile.
Come DSP Sardegna, crediamo fermamente che sia fondamentale agire a monte. Questo significa investire massicciamente nella prevenzione, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione sulla contraccezione e la sessualità consapevole, accessibili e rivolte a tutte le fasce d’età, con particolare attenzione ai giovani. Una maggiore consapevolezza e la disponibilità di metodi contraccettivi efficaci e gratuiti sono strumenti potenti per ridurre le gravidanze indesiderate.
Inoltre, è imprescindibile affrontare le cause socio-economiche che spesso portano le donne a considerare l’IVG. Molte volte, la scelta di interrompere una gravidanza non nasce da un desiderio, ma dalla paura di non poter offrire un futuro dignitoso al proprio figlio, a causa di precarietà economica, mancanza di supporto familiare o assenza di tutele lavorative. Una società veramente progressista deve offrire un sostegno concreto. Nello specifico:
- sostegno economico mirato per le future madri e le famiglie in difficoltà.
- servizi di supporto alla genitorialità che aiutino le donne a conciliare vita familiare e professionale.
- politiche lavorative che tutelino le madri e favoriscano il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
- asili nido e servizi per l’infanzia accessibili e a costi contenuti.
L’accessibilità alla pillola abortiva è un diritto acquisito ma la discussione non deve fermarsi qui. Il nostro obiettivo come DSP Sardegna è creare un contesto in cui ogni donna sarda sia pienamente libera di scegliere, senza condizionamenti economici o sociali. Vogliamo una Sardegna dove la maternità sia una scelta serena e supportata, e dove l’aborto, quando necessario, sia una possibilità accessibile e sicura, mai una scelta obbligata. Il lavoro del Partito DSP Sardegna su questi temi è solo all’inizio.
















