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Il “mio” di The Donald, il nomen omen e l’età della pietra

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 5’42” con la voce di Ingrid)

Pasqua è passata, il Lunedì dell’Angelo è poco oltre la metà e domani si ricomincia con la routine. Quella lavorativa, penserete voi; quella scolastica, vi direte se siete molto giovani; quella politica, intuirete se ancora seguite i fatti della res publica senza schifarvi troppo e preferirgli qualcosa di meno comico e più serio. Io, però, non mi riferivo a quelle routine ma ad un’altra che ormai ci permea talmente che non viene nemmeno più percepita come tale, semplicemente ormai ci connota come i mitocondri della linea materna e il cromosoma sessuale dell’eredità paterna; sto parlando della routine emergenziale. Braaaavi, sto proprio pensando allo Stretto di Hormuz, al petrolio e alle filiere ad esso connesse, alle guerre inutilmente dannose che, ovviamente, non ci scegliamo da noi e sto anche pensando alle parole che Trump ha pronunciato qualche giorno prima di Pasqua: «Se non volete il mio (inteso il petrolio), fatevi coraggio e andatevelo a prendere a Hormuz».

Ho ritenuto necessario spiegare per inciso che The Donald con “mio” si riferiva all’oro nero e non aveva intenti maliziosi; sapete com’è, dopo essersi inventato di sana pianta un pretesto per far guerra al fine di coprire chissà che scomode verità celate tra le pieghe degli Epstein files, le sinapsi si comportano come l’IA, procedono con il collegamento avente la “temperatura” più alta, ovvero accostano parole con elevati livelli probabilistici di comparire assieme. E a “mio”, in questo caso, corre veloce il collegamento con… No, non lo ve lo dico, tanto tra amici ci intendiamo senza scadere troppo nel turpe.

Eppure, lasciatemelo evidenziare, ad interpretare quel “mio” con un pizzico di malizia pur di ritenerlo una sineddoche, non si sbaglierebbe il giudizio morale sul personaggio. Personaggio dispettoso a volergli bene, furioso come un cavallo a stare aderenti ai fatti. La verità più verità di tutte è che il tycoon ha un livello di narcisismo cosmico: ha ritenuto plausibile – senza vergogna alcuna – doversi impicciare della scelta della nuova Guida Suprema iraniana necessaria in seguito all’uccisione di Khamenei della quale è, di fatto, il mandante; ascolta con soddisfazione un’invasata evangelica, tale Paula White, che lo paragona al Salvatore; fa l’offeso con i cosiddetti “alleati NATO” che son rimasti di pietra ancora prima che lui dichiarasse di voler riportare l’Iran all’età della pietra e trasuda hybris neanche fosse consapevole che nel suo nome è scritto un destino che lui pare essersi assegnato per investitura divina. Il nome Donald ha, infatti, un’etimologia sorprendente se accostata al personaggio del quale stiamo parlando; significa, udite udite, dominatore del mondo!

Wow, quando si dice nomen omen, deve aver pensato l’uomo a stelle e strisce.

Comunque, destino scritto nel nome o meno, The Donald ci sta portando dritti dritti verso lo scenario più fosco possibile per noi e più luminoso possibile per i transumanisti tutti intrisi di ultra-elitismo e aspirazioni a-mortali. O si chiamano nazisti? Vabbè, il dilemma mi pare ozioso, tanto – gira gira – differenze e similitudini se le possono giocare a carte e calare quelle con su scritto “razzismo”, “depopolamento”, “genocidio” e “sterminio” implica sempre “scopa”. In ogni caso, dunque, l’orizzonte che si profila per la plebaglia lungi assai dai palazzi del potere è presto descritto:

  • emergenza petrolio, dunque austerity;
  • limitazione degli spostamenti, dunque città in quindici minuti;
  • rischio cancellazione collegamenti aerei, dunque confinamento (soprattutto per chi vive nelle isole);
  • tutte le filiere a basso o bassissimo regime, dunque razionamento delle risorse;
  • necessità di puntare su energie rinnovabili, dunque agricoltura e zootecnia fortemente ridimensionate e, verosimilmente, talmente costose da poter essere destinate unicamente ad un mercato d’élite;
  • tanto per ridere, pompata d’ossigeno al litio per il comparto elettrico dell’automotive, dunque – più verosimilmente – assieme ai monopattini aumenterà la circolazione delle biciclette;
  • carenza di farmaci, fertilizzanti, preparati veterinari etc., dunque depopolamento e pure senza “un cane” a darci conforto. Ma nemmeno un gatto o un pescetto, a ben vedere;

Se volete continuo, ma già così ci vedo tutte le piaghe d’Egitto narrate nel Libro dell’Esodo:

l’acqua in sangue, le rane bollite, i pidocchi e i parassiti vari che proliferano in contesti degradati, scomparsa degli allevamenti, malattie diffuse, agricoltura distrutta e – senza fertilizzanti – pure aggredita da ogni insetto nocivo, blackout programmati e morte dei primogeniti adattata al terzo millennio, leggasi riduzione drastica della popolazione (ché la pseudo-pandemia non ha mietuto quanto sperato).

Credo, a ‘sto punto, che la sintesi di tutti questi flagelli possa metterci d’accordo urbi et orbi su che termine usare per definire il futuro prossimo venturo: carestoso (che è l’aggettivo derivato da carestia ma sembra pure una crasi perfetta tra carente e costoso, e forse lo è).

Adesso, e con il carico da novanta dei recenti affanni tutti nazionali perché muoversi prima sembrava pestare i piedi al fidanzatino americano, possiamo bruciare ogni vocabolario perché torneremo tutti all’età della pietra, perciò gorgoglieremo suoni indistinti, ci capiremo a gesti e comunicheremo ai posteri la nostra involuzione facendo largo uso di pitture rupestri.

Ahinoi, ma The Donald non potevano battezzarlo Bonario, Clemente o Placido?

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