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Il fenomeno dei whistleblower nelle democrazie moderne

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Il caso di Yifat Tomer-Yerushalmi, l’ex Maggior Generale e Avvocato Militare Capo dell’IDF arrestata il 2 novembre per aver autorizzato la diffusione di video classificati che mostravano abusi su detenuti palestinesi, non è un evento isolato. Si inserisce in una controversa tradizione di individui che hanno scelto di violare il segreto di Stato in nome della veritĂ  e dell’integritĂ  istituzionale.

La sua storia presenta affascinanti punti di contatto con i casi di divulgazione di documenti compromettenti che hanno segnato la storia recente, in particolare quelli di figure come Daniel Ellsberg e i più recenti Chelsea Manning, che consegnò la documentazione a Julien Assange o, meglio, a Wikileaks,ed Edward Snowden.

Un primo elemento di paragone che possiamo individuare risiede nella posizione interna dei protagonisti e nel movente. Infatti, Tomer-Yerushalmi era una delle figure legali piĂą alte dell’IDF, con il dovere istituzionale di mantenere il segreto. La sua divulgazione è motivata, secondo le sue dichiarazioni, dalla necessitĂ  di preservare l’integritĂ  del sistema legale militare israeliano e di segnalare abusi gravi per evitare l’insabbiamento. Questo la posiziona come un insider poichĂ© ha agito dall’interno.

Per quanto riguarda Daniel Ellsberg, negli anni ’70, era un analista militare della RAND Corporation. Anche lui era un insider ed era un ardente sostenitore della Guerra Fredda ma, disilluso dalle menzogne governative sulla Guerra del Vietnam contenute nei Pentagon Papers che mostravano come gli States avessero intrapreso le azioni di guerra prima di informare gli americani stessi, decise di violare la legge per portare alla luce le veritĂ  storiche al popolo americano. Il suo movente fu la coscienza e l’esigenza di fermare una guerra basata sull’inganno.

Sia Tomer-Yerushalmi che Ellsberg hanno, dunque, agito da posizioni di alta responsabilitĂ , scegliendo di tradire la fiducia del loro apparato (militare/governativo) per un bene superiore percepito: la trasparenza e l’integritĂ  morale dello Stato.

Infatti, nel caso di Tomer-Yerushalmi i documenti riguardano abusi fisici e sessuali su detenuti nel contesto di un conflitto in corso (la guerra di Gaza). Il video mette in discussione la legalitĂ  e la moralitĂ  delle operazioni di sicurezza e detenzione da parte di una forza armata che si proclama etica.

Nel caso di Chelsea Manning, all’epoca (il 2010) analista di intelligence dell’Esercito USA, la decisione fu quella di divulgare un enorme archivio a WikiLeaks, inclusi il video dell’attacco aereo di Baghdad e i registri delle guerre in Iraq e Afghanistan. Questi documenti testimoniavano crimini di guerra, violazioni dei diritti umani e l’occultamento di vittime civili.

Nei casi citati è importante sottolineare che la divulgazione non mirava a rivelare segreti strategici, ma a esporre crimini o gravi condotte illecite commesse da parte del proprio schieramento, sollevando interrogativi sulla responsabilitĂ  e l’impunitĂ . Eppure, la reazione punitiva dello Stato alla divulgazione ne mostrò la malafede spostando l’attenzione dall’illecito denunciato all’atto della denuncia.

PiĂą nel dettaglio, appare evidente come il Primo Ministro Netanyahu si sia concentrato sul danno alla sicurezza nazionale e sulla propaganda derivante dalla fuga di notizie, piuttosto che sulla sostanza delle accuse di abuso. Tomer-Yerushalmi è stata arrestata e accusata di crimini gravi come abuso d’ufficio e ostruzione alla giustizia. E figure come Manning ed Edward Snowden (che ha rivelato i programmi di sorveglianza globale dell’NSA) sono state perseguite con estrema severitĂ , spesso ai sensi della vetusta Espionage Act. Anche nel caso Ellsberg, l’amministrazione Nixon tentò di insabbiare i Pentagon Papers con ingiunzioni e azioni illegali (che portarono poi al proscioglimento di Ellsberg).

Quello che emerge è che lo Stato, di fronte alla messa in discussione della propria etica, tende a reagire criminalizzando il messaggero (il whistleblower) anzichĂ© l’abuso rivelato. La difesa dell’apparato di sicurezza e del segreto di Stato prevale, almeno inizialmente, sul principio di trasparenza e responsabilitĂ .

Ciò che ne ricaviamo è l’amara consapevolezza che il whistleblower, o segnalatore di illeciti, è un elemento di “rottura” nelle democrazie moderne. La sua azione s’inserisce nel dibattito fondamentale sul bilanciamento tra la necessitĂ  di segretezza (cruciale per le operazioni militari) e il diritto del pubblico (e dell’istituzione stessa) alla veritĂ  su gravi abusi commessi in suo nome.

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  • Quello che dici è interessante e sono d’accordo ma se lo leggi con la voce umana ascoltare è rilassante. Tutte le parole straniere vengono pronunciate in modo errato

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