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Dermatite nodulare bovina: Esistono alternative all’abbattimento?

Il dibattito sulla gestione della dermatite nodulare bovina (o Lumpy Skin Disease) in Sardegna ha recentemente guadagnato visibilità grazie anche a un video di Francesco Capo, che ha acceso un’importante discussione sulla politica di abbattimento del bestiame. Come riportato nel video e da altri media, la situazione attuale, basata su vaccinazione di massa e abbattimento indiscriminato di tutta la mandria (compresi quelli già vaccinati) anche in presenza di un solo animale infetto (o meglio asintomatico), oltrettutto rilevato con la tecnica PCR (inventata nel 1983 da Kary B. Mullis, uno scienziato americano il quale ha criticato pubblicamente l’uso della PCR come strumento diagnostico), ha sollevato dubbi e proteste tra gli allevatori. Tuttavia, la ricerca scientifica offre spunti e studi su approcci alternativi che vale la pena esaminare.

Gli studi scientifici citati nel video

Il dibattito ha portato alla luce l’esistenza di studi che propongono trattamenti non convenzionali per la cura della malattia, con risultati promettenti.

  • Studio 1: Trattamenti combinati Un articolo pubblicato sul Pharma Innovation Journal suggerisce che una combinazione di antibiotici, analgesici, ivermectina e complessi vitaminici del gruppo B può portare alla guarigione totale degli animali infetti. Nota: Sebbene l’articolo specifico non sia stato trovato, il suo contenuto è stato ampiamente discusso e ripreso in vari contesti.
  • Studio 2: Le nanoparticelle di propoli Un gruppo di ricercatori egiziani ha pubblicato uno studio intitolato “A New Approach to the Treatment of Lumpy Skin Disease Infection in Cattle by using Propolis Encapsulated within ALG NPS” (Un nuovo approccio al trattamento della dermatite nodulare bovina nei bovini mediante l’uso di propoli incapsulata in nanoparticelle di alginato). Questo lavoro ha dimostrato una percentuale di guarigione del 100% negli animali trattati con questa soluzione, rispetto a un tasso del 13,3% con i farmaci convenzionali.
  • Studio 3: La soluzione di bicarbonato di sodio Ricercatori russi hanno pubblicato sulla rivista KnE Life Sciences lo studio “Assessment of Therapeutic Efficacy of 5% Sodium Hydrocarbonate Solution in Case of Nodular Dermatitis of Cattle” (Valutazione dell’efficacia terapeutica di una soluzione di bicarbonato di sodio al 5% in caso di dermatite nodulare bovina). L’articolo suggerisce che l’uso tempestivo di questa soluzione può ridurre gli effetti tossici della malattia e aiutare a ripristinare l’equilibrio metabolico dell’animale.

Ulteriori ricerche su trattamenti alternativi

Oltre agli studi citati nel video, la ricerca ha esplorato altri approcci terapeutici che non prevedono l’uso di vaccini o l’abbattimento.

  • Terapie sintomatiche e di supporto: Poiché non esiste un trattamento antivirale specifico, la gestione della malattia si concentra spesso sulla cura dei sintomi. L’uso di farmaci antinfiammatori, antibiotici (per prevenire infezioni batteriche secondarie) e farmaci antistaminici è una prassi comune, come indicato in diverse pubblicazioni. Questi trattamenti mirano a ridurre dolore, febbre e lesioni cutanee.
  • Trattamenti a base di erbe: Uno studio su 52 bovini affetti da dermatite nodulare (LSD) ha testato con successo un trattamento combinato a base di erbe (LUMPY-NIL in polvere, spray e unguento). I risultati mostrano una rapida risoluzione dei sintomi (entro 1-4 giorni), la guarigione delle lesioni e il completo recupero della produzione di latte entro 15 giorni, senza effetti avversi. Il prodotto si è dimostrato un’opzione terapeutica molto promettente per questa malattia.
  • Gestione dei vettori e quarantena: Un’altra strategia non vaccinale si concentra sul controllo della trasmissione del virus. Poiché la malattia è diffusa da insetti ematofagi come zanzare e mosche, la gestione dei vettori tramite insetticidi e repellenti può contribuire a ridurre la diffusione del virus. Misure di quarantena e la limitazione dei movimenti del bestiame sono anch’esse considerate essenziali per contenere i focolai.

Riflessioni conclusive

Il dibattito sulla gestione della Lumpy Skin Disease in Sardegna solleva una domanda cruciale: perché le autorità scelgono di affidarsi a protocolli standardizzati e costosi come la vaccinazione e l’abbattimento, quando la ricerca scientifica offre alternative terapeutiche molto più economiche e potenzialmente efficaci?

Come nel caso delle controverse terapie alternative per il Covid-19 che furono a lungo oscurate, anche in questa situazione sembra che cure a basso costo come il bicarbonato di sodio o le nanoparticelle di propoli siano messe da parte. Questi trattamenti non solo promettono di salvare gli animali, ma potrebbero anche garantire la sostenibilità economica degli allevamenti, contrastando la sfida economica che i programmi attuali inevitabilmente comportano.

La conoscenza e la diffusione di queste opzioni terapeutiche sono fondamentali per avviare una discussione più onesta e trasparente, e per trovare un equilibrio tra la protezione della salute pubblica e la sopravvivenza del settore zootecnico.

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