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Dermatite nodulare bovina: altro che virus! Rilevata presenza di contaminanti metallici nei tessuti animali

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Non vi siete dimenticati della diffusione della dermatite nodulare bovina (Lumpy Skin Disease – LSD), vero? No, non credo; con i danni economici e sulla salute dei bovini che ha implicato, ce l’avete ben presente.
Ecco di seguito, a beneficio di tutti noi che non ce l’eravamo bevuta e pure per quelli – pochi – che ci avevano creduto, un approfondimento sull’analisi commissionata dall’Avvocato Linda Corrias alla Fondazione Nanodiagnostics ETS di Modena e i risultati emersi dalle indagini condotte dalla Dottoressa Antonietta Maria Gatti.

La dermatite nodulare bovina ci è stata “venduta” mediaticamente come una malattia virale causata da un Capripoxvirus. Ci avevano spiegato che colpisce prevalentemente i bovini ed è caratterizzata dalla comparsa di noduli cutanei su tutto il corpo, febbre alta e, nei casi più gravi, morte dell’animale o sterilità permanente.

Sebbene non considerata una zoonosi, ovvero una patologia animale che si trasmette direttamente all’uomo, l’impatto economico è stato devastante a causa delle restrizioni commerciali e del calo drastico della produzione di latte e carne.

Le indagini di approfondimento commissionate dall’avvocato Corrias sono emerse dalla necessità di fare chiarezza proprio su alcuni protocolli sanitari e sulle possibili contaminazioni riscontrate in ambito veterinario. L’Avvocato Corrias, nota per le sue battaglie a tutela dei diritti costituzionali e della salute, ha incaricato la Dottoressa Antonietta Gatti, esperta di fama internazionale in nanopatologie, di analizzare campioni biologici e vaccinali.

La metodologia utilizzata dalla nanopatologa si avvale della microscopia elettronica a scansione (SEM-EDX) per individuare la presenza di micro e nanoparticelle inorganiche.

I punti salienti emersi dalle relazioni tecniche includono:

  • presenza di corpi estranei – Le analisi hanno rilevato la presenza di particelle inorganiche (metalli) non dichiarate all’interno dei campioni analizzati;
  • nanocontaminazione – La dottoressa Gatti ha spesso sottolineato come tali particelle, una volta entrate nell’organismo animale, possano causare processi infiammatori cronici, influenzando la salute generale del bestiame;
  • dubbi sulla qualità – I risultati hanno sollevato interrogativi sulla purezza dei preparati utilizzati nelle campagne di prevenzione o trattamento degli animali, suggerendo una possibile correlazione tra questi inquinanti e reazioni avverse negli animali. In particolare, il rapporto propone la seguente conclusione:

«Un controllo sul cibo ingerito potrebbe ragionevolmente identificare la presenza delle medesime contaminazioni.

Qualora l’animale fosse all’aperto e avesse ingerito erba/fieno, c’è da domandarsi il perché di questo inquinamento, se naturale o indotto.

È possibile che un’alimentazione diversa, non contaminata, sana, priva di polveri, possa migliorare la situazione di salute dell’animale. Senza questo esame si potrebbe pensare ad una diffusa malattia che qualcuno potrebbe pensare di origine infettiva. In realtà se tutti i bovini mangiano la stessa contaminazione è sicuro che tutte esprimano la stessa reattività infiammatoria che si esprime nei granulomi sottocutanei».

A fronte di quanto scritto nel report, è dunque fondamentale sottolineare la gravità della possibile ed eventuale contaminazione chimica dei mangimi e il buggeramento dell’opinione pubblica per avere attribuito la malattia ad un virus che mai è stato isolato!

L’iniziativa dell’Avvocato Corrias mira a portare queste evidenze all’attenzione delle autorità competenti. L’obiettivo è duplice:

  • trasparenza – Esigere che ogni prodotto somministrato agli animali destinati alla filiera alimentare sia privo di contaminanti potenzialmente tossici;
  • tutela degli allevatori – Proteggere il patrimonio zootecnico da danni derivanti da interventi sanitari che potrebbero rivelarsi controproducenti se non correttamente monitorati. Poiché identificare contaminanti inorganici è il primo passo per garantire una filiera alimentare realmente sicura.”

Il lavoro congiunto tra l’esperienza legale dell’avvocato Linda Corrias e l’approccio scientifico della dottoressa Antonietta Gatti ha aperto un dibattito tecnico sulla gestione della dermatite nodulare e sulla sicurezza dei prodotti veterinari in Italia. Resta ora da vedere come le istituzioni risponderanno a questi rilievi e se verranno avviati nuovi protocolli di controllo sulle nanoparticelle.

Per chi volesse leggere il documento integrale delle analisi condotte, eccolo di seguito:

17 BIOPSIA BOVINO

Il presente Rapporto è stato gentilmente inviato al Prof. Alberto Casu dal committente Avv. Linda Corrias presidente di ALU – Associazione LiberaMente Umani. Il professor Casu sottolinea: «A Linda vanno i più affettuosi ringraziamenti da ogni persona in onore e verità schierata per il bene e la giustizia!»

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