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Il modo in cui un genitore manifesta affetto al proprio figlio non è immutabile, piuttosto è una complessa costruzione culturale, profondamente influenzata dalla storia, dalla società e dalla morale. Se oggi l’immagine di un abbraccio pubblico tra genitore e figlio è la normalità, un tempo, in certi contesti, poteva essere considerata scandalosa o addirittura sconveniente.
Prima dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese, l’infanzia, specialmente nelle classi aristocratiche, era spesso percepita come una fase di passaggio che doveva essere gestita con una certa distanza emotiva e tanta formalità. L’alto tasso di mortalità infantile nel corso dei secoli aveva storicamente contribuito a un certo distacco, come forma inconscia di protezione dal dolore.
Nelle famiglie reali, i bambini erano soprattutto eredi e simboli di continuità dinastica. Le loro cure erano spesso affidate a balie e governanti, limitando il tempo trascorso con i genitori. In questo contesto di rigidità, la Regina Maria Antonietta introdusse una ventata di novità.
Ella scelse di allattare personalmente i propri figli (una pratica insolita per l’alta nobiltà) e di trascorrere con loro momenti di vita privata, lontano dall’etichetta di corte, spesso al Petit Trianon, il piccolo castello fatto edificare da Luigi XV nel Parco del Palazzo di Versailles. Questi gesti, come le effusioni o il desiderio di avere i figli vicino, furono considerati eccessivi e impropri per una regina.
L’immagine di Maria Antonietta ritratta con i figli, in pose che suggerivano una vicinanza quasi borghese e naturale – come nel celebre quadro di Élisabeth Vigée Le Brun intitolato Ritratto di Maria Antonietta e i suoi figli – divenne il simbolo di una regina che “perdeva la sua dignità” in nome di un affetto materno troppo visibile. Paradossalmente, ciò che oggi consideriamo un gesto d’amore, fu allora usato dai detrattori della monarchia per minare la sua immagine pubblica.
Il cambiamento che Maria Antonietta incarnò, sebbene con conseguenze drammatiche per lei, era sintomatico di un movimento culturale più ampio. L’Illuminismo portò con sé una rivoluzione nella pedagogia, dove pensatori come Jean-Jacques Rousseau (con il suo Emilio, o Dell’educazione) sostenevano la necessità di riconoscere l’infanzia come una fase distinta e intrinsecamente preziosa.
Si iniziò, così, a condannare l’abitudine di affidare i bambini a balie esterne, incoraggiando le madri a prendersi cura direttamente della prole.
Il gioco e l’interazione emotiva divennero non solo come accettabili, ma essenziali per lo sviluppo psicologico e morale del bambino.
A partire dal XIX secolo, con l’ascesa della famiglia borghese, il focolare domestico divenne il centro della vita affettiva, e il rapporto tra genitore e figlio iniziò a essere idealizzato e interiorizzato come un legame di protezione e tenerezza.
Il vero e proprio trionfo dell’abbraccio e dell’affetto fisico si è consolidato nel XX secolo, fortemente influenzato dalla psicologia e dalle teorie dell’attaccamento.
I lavori di John Bowlby e Mary Ainsworth hanno fornito una base scientifica all’importanza cruciale del contatto fisico e della risposta emotiva del genitore. L’affetto, inteso come presenza e reattività, non è più solo un optional, ma un fattore determinante per la sicurezza emotiva e lo sviluppo futuro del bambino.
È significativo anche il cambiamento nella figura paterna. Se nell’antica Roma e per gran parte della storia il padre era il simbolo dell’autorità e della distanza, oggi la società si aspetta (e promuove) la sua partecipazione attiva e la sua capacità di esprimere tenerezza e supporto emotivo. L’immagine del padre che coccola o gioca con i figli è diventata una norma culturale.
Oggi, l’Occidente vive una cultura della prossimità emotiva. L’espressione fisica dell’amore, come le carezze, gli abbracci e i baci, è ritenuta fondamentale per stabilire un attaccamento sicuro. La preoccupazione non è più la “sconvenienza” dell’affetto, ma l’eventuale sua assenza o la sua manifestazione in modo disfunzionale.
In sintesi, siamo passati da un’epoca in cui l’affetto genitoriale era un atto privato da nascondere per preservare la dignità sociale, a un’epoca in cui quello stesso atto è un valore pubblico e un imperativo psicologico per la salute e il benessere del bambino.














