🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 6’0″ con la voce di Ava)
Il termine “binge watching” è ormai entrato a far parte del linguaggio comune, descrivendo un’abitudine che per milioni di persone è diventata il passatempo preferito: la visione ininterrotta di più episodi o di intere stagioni di una serie TV in una singola sessione. Apparentemente un momento di puro relax senza conseguenza alcuna, tuttavia…
Quando un momento di relax si trasforma in un comportamento problematico?
Il concetto di “abbuffata” (in inglese binge), già noto in espressioni come binge eating (abbuffata di cibo) e binge drinking (abbuffata alcolica), è stato associato al mondo televisivo con l’avvento e la diffusione delle piattaforme di streaming on-demand.
Sebbene pratiche simili esistessero anche con i DVD box set, la definizione ha preso piede con il modello di distribuzione di servizi come Netflix, che dal 2013 ha iniziato a rilasciare intere stagioni di serie in un colpo solo.
Il termine è stato eletto come “Parola dell’Anno” dal Collins English Dictionary nel 2015, consacrandone l’ingresso nel lessico quotidiano globale.
Il binge watching si applica primariamente alla visione di serie TV, ma per estensione può riguardare anche maratone di film, documentari o altri contenuti video consumati in modo compulsivo e continuativo, spesso sacrificando altre attività.
Il desiderio di “divorare” gli episodi non è casuale. È alimentato da fattori psicologici, neurologici e tecnologici. Innanzitutto, molti individui utilizzano il binge watching come meccanismo di evasione o anestesia emotiva per fuggire dallo stress, dalla solitudine o per evitare di affrontare problemi e situazioni difficili della vita reale. Infatti, il comportamento è stato spesso associato a sentimenti di depressione e solitudine. D’altra parte, e in secondo luogo, la visione stimola nel cervello il rilascio di endorfine e dopamina (gli ormoni del piacere). La struttura narrativa delle serie TV, con i famigerati cliffhanger (finali aperti che creano suspense), è progettata per indurre l’individuo a cliccare immediatamente sull’episodio successivo per risolvere la tensione, creando un ciclo di desiderio e ricompensa. Dunque, le piattaforme di streaming eliminano l’attesa settimanale, rendendo l’intera stagione immediatamente disponibile e rafforzando l’impulso a consumare “tutto e subito”.
Quando la visione da occasionale diventa frequente e incontrollata, si può parlare di vera e propria dipendenza. Le conseguenze si manifestano a breve e a lungo termine.
Le conseguenze immediate si manifestano come disturbi del sonno poiché l’attività compulsiva si svolge spesso nelle ore notturne, alterando i ritmi circadiani e portando a insonnia, sonnolenza diurna e stanchezza cronica. Si presentano, inoltre, sintomi fisici dovuti alla sedentarietà prolungata e, quindi, con potenziale aumento di peso, o allo sforzo visivo con disidratazione degli occhi, disturbi di messa a fuoco e mal di testa. In ultimo, ma non meno importante, si perde la nozione del tempo trascorso, con ripercussioni sulle responsabilità quotidiane.
Le conseguenze a lungo termine potrebbero includerel’ isolamento sociale, dal momento che si tende a trascurare amici, famiglia e partner, preferendo la compagnia virtuale dei personaggi della serie; una riduzione della produttività sul lavoro o nello studio, a causa del tempo e delle energie sottratte dal binge watching e il post-binge watching blues, ovvero la sensazione di vuoto alla fine della serie, accompagnata da tristezza o irrequietezza (spesso chiamata “depressione da fine serie”), legata alla perdita del legame emotivo con i personaggi, che spinge a iniziare subito una nuova serie.
In casi estremi, l’isolamento e la fuga dalla realtà possono alimentare o esacerbare sintomi di ansia, depressione e disturbi ossessivo-compulsivi.
A livello sociale, il binge watching contribuisce a modellare un tipo di consumo culturale basato sull’immediatezza e sulla gratificazione istantanea, riducendo la tolleranza per l’attesa e il desiderio. In buona sostanza, l’attesa settimanale del vecchio modello televisivo, che favoriva discussioni e teorie collettive, è oggi sostituita da un consumo più individualistico e rapido, orientato a evitare gli spoiler. Ne consegue che le piattaforme sono spinte a produrre contenuti “irresistibili” che massimizzano il tempo di visione (il cosiddetto watch-time), a scapito del benessere dell’utente.
Come è possibile evitare e gestire il binge watching?
Evidentemente, eliminare tout court l’intrattenimento non avrebbe senso. Tuttavia, bisogna trovare un consumo equilibrato che non comprometta la salute e le relazioni. Per esempio, dandosi dei limiti temporali. Ovvero, prima di iniziare la visione, bisognerebbe decidere il numero massimo di episodi o il tempo (es. 90 minuti) da dedicare alla sessione. A tal fine, può essere utile impostare un timer. Un altro trucco efficace è smettere di guardare l’episodio 5 minuti prima della fine per evitare la spinta irrefrenabile del finale a sorpresa. Si potrà riprendere da quel punto la volta successiva. Può, altresì, essere utile guardare le serie con amici o familiari; la presenza di altre persone funge da freno naturale e trasforma l’attività in un momento di socializzazione, riducendo l’isolamento. Sicuramente salutare ed efficace è programmare attività sportive, hobby, uscite sociali o qualsiasi attività che distolga dalla sedentarietà e metta in contatto con la realtà esterna. Importantissimo è poi creare una routine del sonno. Per esempio, si potrebbe evitare di guardare la TV in camera da letto e si potrebbero spegnere gli schermi almeno un’ora prima di andare a dormire per non alterare i ritmi circadiani.
Se, cionondimeno, il binge watching è diventato un’abitudine costante che interferisce seriamente con la propria vita, il consiglio è di non sottovalutare il problema e di considerare la possibilità di un supporto psicologico per comprendere e affrontare le cause profonde del comportamento di fuga e vera e propria dipendenza.














