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La guerra in Iran, scoppiata a fine febbraio 2026, sta scuotendo le fondamenta della logistica globale, con un impatto particolarmente critico sulla filiera farmaceutica. Sebbene il settore sia spesso percepito come meno dipendente dal petrolio rispetto ai trasporti, la realtà industriale racconta una storia diversa: la medicina moderna è, a tutti gli effetti, un derivato petrolchimico e logistico.
E, allora, chiediamoci: perché e in che modo il conflitto colpisce i farmaci?
Il blocco dello Stretto di Hormuz e l’instabilitĂ nel Golfo Persico non colpiscono solo il greggio, ma interrompono i flussi vitali per la produzione medica per tre ragioni principali:
- molti solventi (come il metanolo), eccipienti e materiali plastici per il confezionamento (blister in polietilene) derivano direttamente dalla raffinazione effettuata negli impianti dell’area del Golfo (ed ora ci stiamo concentrando sui farmaci del comparto sanitario ma la crisi investe ed investirĂ anche il comparto agricolo e zootecnico);
- circa il 75% dei principi attivi (API) e il 60% dell’alluminio per il confezionamento farmaceutico europeo provengono da India e Cina. Queste merci transitano tipicamente attraverso le rotte del Golfo o snodi logistici come Dubai;
- il rialzo dei costi energetici (petrolio oltre i 120$ al barile) incide pesantemente sulla conservazione dei farmaci biologici e oncologici, che richiedono una gestione termica ininterrotta e costosa.
A poche settimane dall’inizio delle ostilitĂ , gli effetti sono giĂ misurabili lungo tutta la catena del valore poichĂ© si registra giĂ un incremento medio del 30% nel costo delle materie prime per la sintesi dei farmaci e i fornitori di plastiche e alluminio stanno rinegoziando i contratti con aumenti immediati, citando la difficoltĂ di approvvigionamento della nafta e dei semilavorati dai terminali del Golfo. Le navi cargo sono, inoltre, costrette a circumnavigare l’Africa o a subire fermi prolungati e questo sta giĂ causando tensioni nelle forniture di penicilline e derivati, per i quali l’Italia e l’Europa dipendono fortemente dalle importazioni asiatiche via mare.
Proprio a fronte di quanto detto, gli analisti prevedono che la vera entità della crisi emergerà con il passare dei mesi, man mano che le scorte strategiche (solitamente calibrate su 2-3 mesi) si esauriranno. Entro un mese assisteremo all’aumento dei prezzi al consumo e a carenze sporadiche di farmaci equivalenti. Fra tre/sei mesi il rischio possibile sarà quello di esaurimento globale delle scorte e di difficoltà serie per la distribuzione di farmaci per sperimentazioni cliniche e biologici. Superati i sei mesi si presenterà la necessità di ridisegnare la sovranità farmaceutica europea con costi di produzione strutturalmente più alti.
Il settore piĂą esposto a tali rischi è quello dei farmaci generici (che rappresentano circa il 70% dei medicinali distribuiti in Europa). Con margini di profitto giĂ ridotti, le aziende produttrici potrebbero non essere in grado di assorbire l’impennata dei costi di trasporto e delle materie prime, portando a una potenziale interruzione della produzione di farmaci essenziali come l’amoxicillina o l’ibuprofene.
Dunque, casomai ce ne fosse stato bisogno, la guerra in Iran ha dimostrato che la salute pubblica globale è legata a doppio filo alla stabilitĂ geopolitica del Medio Oriente. Non è solo una questione di “benzina”, ma di capacitĂ di sintetizzare molecole e proteggerle in un blister.














