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Un oggetto senza importanza

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’43” con la voce di Thalita)

Assisto ogni giorno al dibattito che passa di bocca in bocca sui vantaggi, gli svantaggi, i rischi, le potenzialità e cos’altro chissà sull’intelligenza artificiale, i nuovi device, le frontiere senza frontiere della tecnologia e blah blah blah. Allora, mi è tornato alla mente quello che scrissi nell’ormai lontano 2008 su un comunissimo elettrodomestico che sta in tutte le case, che pare a tutti essenziale, eppure per me non lo è mai stato. Anzi, a dire il vero, la considero l’ennesima seccatura da spolverare: mi riferisco alla tv (scritto consapevolmente in minuscolo).

Non sono contraria alla tecnologia: ho il mio cellulare, frequento i social, sto acquisendo dimestichezza con le IA generative e mi diverto a testarne le potenzialità. Cionondimeno, ritengo tossico tutto ciò che in noi crea un legame di dipendenza e la tv per me è sempre stata questo, come scoprirete continuando a leggere.

Questa compagnia dalla fisionomia tutt’altro che attraente è arrivata nella mia infanzia per vedere la tv dei ragazzi (se avevo finito i compiti, ovviamente!). Durava pochissimo, piccoli episodi; il mio preferito era quello del magico Alvermann, uno spiritello dei boschi. Che poi, a ben vedere, non sono poi così cambiata nei gusti crescendo.

Alla sera c’era Carosello e poi a nanna! Giusto la domenica sera si poteva vedere l’Odissea, La freccia nera o il Segno del comando.

Poi è seguito l’oblio. Dopo i 18 anni uscivo sempre! Così, quando sono volata via da casa, non l’ho inclusa nelle cose da acquistare. Nel mio primo appartamentino a Lodi ci tornavo solo per dormire: c’era il lavoro, lo studio, gli amici, il moroso, la palestra…mi concedevo solo una sera a casa ed era per recuperare ore di sonno.

A dirla tutta, della tv ne ho sentito il bisogno solo per la serie dei Visitors: ma era semplice recuperare una serata in casa di amici. Perciò pareva che il mio disinteresse non potesse incontrare ostacoli. Invece…

Maledetto il giorno in cui l’ho inclusa nella lista nozze (sì, perché per Angelo era essenziale). È stata una delle cause della “mia” separazione. Ma, dico io, cosa c’è di più bello che tornare dal lavoro stanca morta e volare in braccio a tuo marito? Eh, sembra una domanda retorica? Macché… lui manco si alzava dal divano se stava guardando la tv.

Una sera mi ci sono seduta sopra: era una sfida! Chi era più interessante delle due? Chi?… Vabbè, inutile dire che il matrimonio, con questi presupposti, è durato pochissimo.

A Milano sono ritornata libera dall’aggeggio infernale. Ho acquistato (dopo anni) un piccolo portatile di seconda mano solo per seguire i Mondiali.

La tv è tornata nella mia vita solo per le trasmissioni dei bambini con l’arrivo di mia figlia. È sempre stata usata unicamente per cassette di cartoni animati e per vedere un film di tanto in tanto.

Adesso è quasi un anno che il vento ha spostato l’antenna, ma non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di salire a raddrizzarla.

Pertanto, poco capisco come fanno le persone a farsi completamente risucchiare dalla tv, ma mi rendo altresì conto di quale potente e diabolico mezzo possa essere per disinformare e lobotomizzare.

Esiste un rimedio, se non ci pensa il vento? Spegnerla. Ci si disintossica velocemente, garantito.

Ora, di qualunque tecnologia si tratti, bisogna sempre mantenere i piedi per terra e, se lo si è perso, riprendere il gusto di vivere e non di veder vivere: leggere, studiare, passeggiare, farsi un orto, fare una torta, disegnare, pensare, scrivere. E soprattutto: parlare, scambiarsi baci, abbracci, emozioni e informazioni. Restare umani, insomma.

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