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In occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, la macchina della sicurezza italiana collaborerà con varie agenzie straniere, le quali affiancheranno la nostra Polizia di Stato e i Carabinieri. Tra queste agenzie, spicca la presenza della ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale statunitense che opera sotto il Dipartimento della Sicurezza Internazionale.
Di seguito, vi proponiamo un approfondimento su questa cooperazione e sul ruolo che gli agenti americani avranno sul territorio italiano. A voi le riflessioni…
Le Olimpiadi del 2026 sono considerate una sfida logistica senza precedenti, con sedi sparse tra la Lombardia, il Veneto e il Trentino-Alto Adige. Per garantire l’incolumità di oltre 2 milioni di spettatori e migliaia di atleti, l’Italia ha attivato protocolli di cooperazione con diverse agenzie estere, tra cui il Diplomatic Security Service (DSS) e, appunto, la ICE.
L’obiettivo principale della presenza della ICE in Italia non è la gestione dell’ordine pubblico (che resta competenza esclusiva delle forze dell’ordine italiane), ma la prevenzione e il contrasto a minacce transnazionali. In pratica, mentre la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Guardia di Finanza gestiranno le strade e i palazzetti, gli agenti della ICE opereranno principalmente “dietro le quinte” o in ruoli di consulenza tecnica e intelligence. Ovvero:
- collaborazione con la Polizia Postale per monitorare minacce informatiche e proteggere le infrastrutture critiche dei Giochi;
- monitoraggio di flussi di merci e persone per prevenire l’ingresso di materiali pericolosi o contraffatti legati al merchandising olimpico;
- supporto informativo per garantire la sicurezza della delegazione statunitense, una delle più numerose e sensibili sotto il profilo del rischio (così la considerano);
- gli agenti ICE fungono da “ponte” tra i database americani e la sala operativa interforze italiana a Milano.
La presenza di agenzie come la ICE non è una novità assoluta poiché, già dal 2022, agenti del Dipartimento di Stato e della Sicurezza Internazionale lavorano a stretto contatto con il Ministero dell’Interno italiano. E, recentemente, a Milano, si è tenuto l’International Security Briefing, dove è stato ribadito che la sicurezza dei Giochi si basa su un modello di “difesa integrata”. Tradotto: gli americani – alla meglio – non si fidano delle nostre forze dell’ordine ma – alla peggio – stanno ribadendo un altro fronte coloniale. E noi italiani facciamo i bulletti con i Russi di Putin. Da non credere!
Per far fronte a questo enorme spiegamento di forze e alle necessità burocratiche, le autorità americane hanno già annunciato alcune modifiche operative:
- dal 26 gennaio al 15 marzo 2026, i consolati USA in Italia (Milano, Roma, Firenze, Napoli) ridurranno i servizi ordinari per concentrarsi sulle emergenze legate ai Giochi;
- è previsto un rafforzamento dei controlli agli aeroporti di Malpensa, Linate e Fiumicino, dove la collaborazione tra ICE e Polizia di Frontiera sarà massima.
Con l’avvicinarsi della cerimonia di apertura a San Siro, la visibilità di queste collaborazioni aumenterà. Vedremo esercitazioni congiunte e una presenza discreta ma costante di esperti internazionali nei punti nevralgici delle città olimpiche, oltre a quelli che non vedremo perché non avranno l’aspetto che ordinariamente associamo ad agenti della sicurezza e che ci parranno normali turisti. Cosa osserveranno costoro e quali database integreranno per la sicurezza di tutti non lo sappiamo affatto. Non sembra anche a voi che siamo in una botte di ferro perché sprizziamo sicurezza da tutti i pori?…
















