Home / Amata Sardegna / Il nostro territorio / Einstein Telescope in Sardegna: tra ricerca scientifica e ombre di militarizzazione

Einstein Telescope in Sardegna: tra ricerca scientifica e ombre di militarizzazione

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’26” con la voce di Thalita)

L’Einstein Telescope (ET), presentato come il futuro dell’astrofisica mondiale e un’opportunità imperdibile per la Sardegna, è al centro di un acceso dibattito che ne mette in discussione la natura puramente scientifica. Dietro la facciata dello studio delle onde gravitazionali, emergono dati preoccupanti su consumi energetici, impatto ambientale e inquietanti connessioni con il settore militare e la geopolitica internazionale.

Le stime attuali indicano che il funzionamento dell’ET richiederĂ  una potenza elettrica costante di circa 10-15 MW, con un consumo annuo che supererebbe i 100 GWh. Questa enorme richiesta energetica non si limita ai soli laser, ma è necessaria per sostenere un ecosistema tecnologico complesso che implica:

  • il pompaggio continuo lungo 30 km di tubi sotterranei;
  • il raffreddamento degli specchi a temperature prossime allo zero assoluto;
  • infrastrutture BESS ovvero, per stabilizzare la rete, si prevede la costruzione di due enormi centrali di accumulo a batterie nel Nuorese e a Lula.

Non occorre che evidenziamo, una volta di piĂą, che l’impatto fisico sul territorio sardo sarĂ  devastante. Il progetto prevede lo scavo di gallerie a circa 200 metri di profonditĂ , con un raggio di azione che coinvolge un’area di 30-40 km. Questo comporterĂ  lo spostamento di milioni di tonnellate di detriti e il rischio concreto di contaminazione delle falde acquifere in una terra giĂ  provata dall’emergenza idrica.

Eppure, non basta! Uno dei punti piĂą critici riguarda il programma Horizon Europe e l’impiego di tecnologie a “doppio uso” (civile e militare). Molte delle soluzioni ingegneristiche necessarie per l’ET — dalla sensoristica sismica per il monitoraggio dei tunnel agli algoritmi di AI per l’identificazione di segnali deboli — sono le stesse impiegate nei sistemi di difesa missilistica, sorveglianza e guerra elettronica. Proprio così!

Increduli? Aspettate, perché c’è da stupirsi ancora… In questo contesto, aziende e istituti israeliani giocano un ruolo di primo piano, beneficiando di ingenti finanziamenti europei nonostante le controversie internazionali. Secondo il Gruppo Giuridico Popolare Sardo, esiste il forte sospetto che la Sardegna possa trasformarsi in un polo strategico militare europeo, dove i dati raccolti e le tecnologie testate servano scopi ben diversi dalla pura ricerca astronomica.

A fronte di promesse elettorali che parlavano di 36.000 posti di lavoro, la realtĂ  appare molto diversa: si stima che le unitĂ  lavorative effettive siano circa 4.000, spalmate su oltre un decennio e destinate in gran parte a personale altamente specializzato proveniente dall’esterno.

Per la popolazione locale, il rischio è quello di un’ennesima servitĂą, con la sottrazione di terre destinate al pascolo e all’agricoltura e la cancellazione di siti archeologici millenari (alcuni protetti dall’UNESCO) presenti nell’area di Sos Enattos.

Vogliamo ora tirare le somme senza il prosciutto sugli occhi? Ebbene, mentre il mainstream celebra il “paese dei balocchi” scientifico, in Sardegna cresce la resistenza. Gruppi come Stop Colonizzazione Sardegna e il Gruppo Giuridico Popolare Sardo chiedono un intervento legale urgente per fermare quello che definiscono un “lento genocidio silenzioso” e una violazione dei diritti di autodeterminazione del popolo sardo.

La domanda, alla luce di tutto ciò, è piĂą che lecita: l’Einstein Telescope è davvero un baluardo del progresso o rappresenta l’ennesimo atto di colonizzazione scientifica e militare ai danni di una terra millenaria?

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EVENTI IN PROGRAMMA

Seguici

logo Nazionale
Visione TV

Categorie

Ultimo video