🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’47” con la voce di Florian)
Dal 17 marzo 1861, un’ombra si è allungata sulla nostra isola. Quel giorno non è nata una nazione per noi; è nata una catena. Ci hanno innestato un DNA che non ci apparteneva, ma dentro quel DNA, il sardo ha saputo conservare il fuoco dell’indipendenza e della sovranità . Chi ha combattuto per l’unità d’Italia è spesso venuto a morire qui, attratto da una terra selvaggia e bellissima che lo Stato ha poi ripagato con il disprezzo.
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​Per un secolo e mezzo, siamo stati, infatti, il capro espiatorio di un’Italia che non ci ha mai capiti. Ci hanno chiamato pastori come se fosse un insulto, ci hanno etichettati come popolo di banditi, hanno urlato negli stadi che “puzzavamo”. Ci hanno mandato per punizione i loro scarti e poliziotti, carabinieri e funzionari spediti in Sardegna come al confino, in una terra vista solo come un penitenziario a cielo aperto. Ma, mentre loro sputavano veleno, noi rispondevamo con il silenzio dei giganti. C’era chi, sbarcando in “continente”, veniva guardato con sospetto per quella targa “NU” sulla macchina. Ma noi quella targa non l’abbiamo mai nascosta. L’abbiamo riempita di adesivi dei Quattro Mori, l’abbiamo mostrata con orgoglio nelle strade di chi ci offendeva. Ogni chilometro con la targa di Nuoro bene in vista era un atto di guerra culturale, un grido di appartenenza: «Siamo sardi, e la vostra ignoranza è la nostra medaglia».
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​Oggi il vento è cambiato. Quelli che ci insultavano strisciano per avere un pezzo della nostra terra. Ma non hanno capito nulla. La Sardegna non è un parco giochi per l’Italia; è una potenza economica e morale. Un’eccellenza mondiale!
Le nostre carni arrivano ai palazzi di lusso, i nostri formaggi sono l’anima delle esportazioni globali. Il nostro riso, il nostro latte, il carciofo spinoso, il torrone di Tonara, la bauxite: non siamo noi a dover ringraziare lo Stato, è il mercato mondiale che ringrazia la Sardegna.
Siamo il territorio dei primati di vita. Siamo la terra dell’aria pura, la regione meno inquinata, il luogo dove si vive più a lungo nel mondo. Le nostre città hanno meno delinquenza perché noi abbiamo un codice d’onore che lo Stato italiano non potrà mai scrivere nei suoi codici.
Oggi la nostra bandiera è piĂą iconica del tricolore. Il nostro “Eja” e il nostro “Ajò” sono simboli di vittoria nello sport e nella musica. Siamo un popolo che non deve piĂą chiedere il permesso di esistere.
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​Mentre il popolo sardo brilla, la politica striscia. La nostra tragedia sono i “grandi bastardi”: sardi che hanno smesso di essere sardi per servire i padroni a Roma. Da Prodi a Conte, da Draghi a Meloni, l’Italia ha visto l’isola solo come una servitĂą militare o un campo per speculazioni energetiche selvagge.
​E i nomi di casa nostra non sono stati da meno. Soru, Pigliaru, Solinas, Alessandra Todde: una sfilata di volti che hanno gestito il declino invece di guidare la rivolta. Hanno permesso che i nostri trasporti venissero smantellati, che le nostre coste fossero svendute e che il diritto alla sovranità venisse barattato con una poltrona. Questi sono i sardi che odiano la Sardegna, i complici di un sistema che ci vuole colonizzati.
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​Chiedono: «Di cosa vivreste se rivendicaste la vostra autonomia?».
Rispondiamo: «Vivremmo della nostra terra, della nostra energia, della nostra intelligenza e della nostra dignità , cose che lo Stato italiano ha sempre cercato di soffocare. Noi siamo il cuore del Mediterraneo. Non siamo un’appendice, siamo l’origine.
​Continueremo a lottare contro gli invasori esterni e, soprattutto, contro i traditori interni. Resteremo qui, con la schiena dritta e la targa bene in vista, a ricordare al mondo che un sardo non si arrende mai. Siamo rimasti in pochi a non esserci venduti l’anima? Forse. Ma siamo gli unici che possono guardarsi allo specchio».














