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L’iniziativa “No Azure for Apartheid” è un movimento di lavoratori attuali ed ex dipendenti di Microsoft che chiede all’azienda di porre fine alla sua complicità nell’apartheid e nel conflitto israeliano-palestinese, in particolare terminando i contratti di fornitura di servizi cloud Azure e AI con l’esercito e il governo israeliano.
Il movimento ha intensificato le sue azioni in seguito a indagini giornalistiche che hanno rivelato come l’unità di intelligence militare israeliana, l’Unità 8200, stesse utilizzando la piattaforma Azure di Microsoft per la sorveglianza di massa dei civili palestinesi.
Il movimento “No Azure for Apartheid” (Nessun Azure per l’Apartheid) fa parte di una più ampia campagna di lavoratori del settore tecnologico, la “No Tech for Apartheid” (Nessuna Tecnologia per l’Apartheid), che ha avuto inizio con le proteste contro il Progetto Nimbus di Google e Amazon con il quale i due colossi s’impegnavano a fornire infrastrutture cloud e tecnologie AI ad Israele.
I dipendenti e gli attivisti del movimento hanno formulato richieste specifiche a Microsoft, tra cui:
- “IOF off Azure” – Terminare tutti i contratti e le partnership Azure con l’esercito e il governo israeliano;
- Rendere pubblici tutti i legami – Divulgare tutti i legami con lo stato israeliano, l’esercito e l’industria tecnologica, conducendo un audit trasparente dei contratti;
- Appello al cessate il fuoco – Onorare le richieste dei dipendenti che chiedono al management di Microsoft di appoggiare pubblicamente un cessate il fuoco immediato e permanente;
- Protezione dei dipendenti – Garantire la sicurezza e la libertà di parola degli impiegati a sostegno della Palestina.
Il movimento ha organizzato proteste, sit-in e petizioni (una delle quali ha raccolto oltre 1.500 firme di dipendenti) per fare pressione su Microsoft affinché allinei la sua condotta aziendale ai suoi presunti impegni in materia di diritti umani. Alcuni dipendenti affiliati al movimento sono stati licenziati per aver partecipato a proteste nei locali dell’azienda.
Ma veniamo ai fatti recenti…
L’Unità 8200 è l’unità d’élite del Corpo di Intelligence delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), responsabile della guerra cibernetica, della raccolta di intelligence sui segnali (Signal Intelligence – SIGINT) e della sorveglianza.
Indagini congiunte da parte di testate giornalistiche come The Guardian, +972 Magazine e Local Call hanno rivelato che l’Unità 8200 ha utilizzato la piattaforma cloud Azure di Microsoft per gestire un potente sistema di sorveglianza di massa. In sostanza, il sistema veniva utilizzato per:
- Sorveglianza di Massa – Ovvero era in grado di intercettare e registrare milioni di telefonate di civili palestinesi al giorno nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania;
- Archiviazione e Analisi – L’Unità 8200 ha sfruttato l’enorme capacità di archiviazione e la potenza di calcolo di Azure per conservare ed elaborare questi file di comunicazioni, anche con l’ausilio di servizi di Intelligenza Artificiale (AI). Le intercettazioni venivano usate per l’analisi e la possibile selezione di obiettivi militari;
- Violazione dei Termini di Servizio – Secondo i rapporti, l’unità utilizzava uno spazio personalizzato e segregato all’interno della piattaforma Azure, con i server di archiviazione situati nei Paesi Bassi. Questo uso è stato in seguito ritenuto da Microsoft in violazione dei propri termini di servizio aziendali, in particolare per quanto riguarda la fornitura di tecnologia per facilitare la sorveglianza di massa dei civili.
Quale è stata la risposta di Microsoft?
A seguito delle pressioni esercitate dal movimento “No Azure for Apartheid” e delle schiaccianti rivelazioni giornalistiche, Microsoft ha avviato una revisione interna e,
nel settembre 2025, ha preso la decisione, definita senza precedenti per una grande azienda tecnologica statunitense nei confronti dell’esercito israeliano, di sospendere l’accesso dell’Unità 8200 a un sottoinsieme specifico dei suoi servizi cloud Azure e AI.
Infatti, Brad Smith, Presidente e Vicepresidente di Microsoft, ha dichiarato in un memo interno di aver trovato “prove che supportano elementi” del rapporto del Guardian e ha riaffermato che Microsoft “non fornisce tecnologia per facilitare la sorveglianza di massa dei civili”.
Nonostante la decisione sia stata accolta come una vittoria significativa dal movimento “No Azure for Apartheid”, il gruppo l’ha definita “insufficiente”. Gli attivisti hanno sottolineato che Microsoft ha disattivato i servizi solo per una singola unità e che “la stragrande maggioranza del contratto di Microsoft con l’esercito israeliano rimane intatta”, impegnandosi a continuare la campagna fino a quando non saranno soddisfatte tutte le loro richieste.
Secondo fonti di intelligence israeliane, l’Unità 8200 ha rapidamente spostato l’enorme archivio di dati dai server di Microsoft nei giorni successivi alla pubblicazione dell’indagine, pianificando di trasferire i dati sui servizi di Amazon Web Services (AWS).














