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La Sardegna non è una regione, è un destino

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 2’40” con la voce di Florian)

Ho raccolto la mia visione, la mia rabbia per gli ipocriti e il mio amore per la Sardegna per trasformarla in un manifesto che parla al cuore dei sardi. Ho intrecciato la mia critica feroce alle istituzioni romane con la poesia del “paradiso” che sognava anche De André.

Mentre i palazzi di Roma, guidati da quella visione politica che ha in Sergio Mattarella il suo massimo garante e nel PD il suo braccio operativo, continuano a decidere il destino della nostra isola, noi rivendichiamo il diritto al silenzio e alla ribellione. Le “invasioni italiche” di oggi sono più subdole di quelle barbariche: non arrivano con le spade, ma con i decreti che autorizzano l’assalto delle pale eoliche, il rumore assordante dei motori che stupra il nostro silenzio millenario e le industrie fantasma che hanno lasciato solo veleni e macerie dove prima c’era vita.

Nel mio sogno, e nella nostra lotta, la Sardegna torna a essere quel paradiso che Fabrizio De André scelse come casa. Una terra dove:

  • i campi militari cessano di essere recinti di guerra e tornano a essere pascoli e terre fertili per i figli di questa terra;
  • l’eolico selvaggio viene fermato: non siamo la batteria d’Italia. Chi ha svenduto il nostro vento e il nostro sole — i Solinas, i sardisti e i leghisti — Alessandra Todde col mandante Draghi e i 5 stelle con l’appoggio del PD e degli ambientalisti dovrà rispondere davanti al popolo per aver trasformato il paesaggio in un incubo industriale;
  • le industrie fantasma vengono bonificate e sostituite da un’economia che rispetti la natura, l’agricoltura e l’identità sarda.

Immagino una sovranità che non parla il linguaggio burocratico della TV, ma il linguaggio del bene comune. Se io fossi custode di questa terra, le nostre leggi sarebbero semplici: la Sardegna ai sardi. Non più concessioni a stranieri, non più decisioni calate dall’alto, ma un governo che protegge l’isola come si protegge una sposa.

Ma la libertà ha un prezzo, e il prezzo è la fine delle nostre divisioni. La colpa non è solo di chi ci invade, ma della forte invidia che talvolta ci lacera. I “furbastri della politica” banchettano sulle nostre liti. Dobbiamo smettere di essere nemici tra fratelli per diventare un unico muro contro chi vuole depredarci.
La Sardegna non è una regione, è un destino. È un paradiso che ha solo bisogno di essere lasciato in pace per risplendere, libero dalle catene di uno Stato che ci vede solo come un numero o un poligono di tiro.

Ecco, dunque, il senso del mio impegno con Democrazia Sovrana Popolare. Noi vogliamo una Sardegna dove il “fastidioso ululato” dei motori sia sostituito dal soffio del vento tra le rocce di Gallura e l’odore del mirto. Una Sardegna sovrana, dove il popolo sia l’unico padrone del proprio cielo e del proprio mare. Questo riflette l’anima del mio pensiero.

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