Ponti di Parole Questo articolo è disponibile anche in lingua russa.
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Nel cuore della Barbagia, le espressioni artistiche sulle pareti e le gradinate continuano a dar voce alla protesta contro l’Occidente e alla solidarietà con Gaza.
Orgosolo non ha mai smesso di far sentire la propria voce. Il paese barbaricino, celebre in tutto il mondo per la sua storica tradizione muralista carica di messaggi politici, sociali e anticoloniali, torna al centro dell’attenzione per un nuovo intervento simbolico che sta già facendo discutere.

Nei giorni scorsi, proprio all’ingresso del centro abitato, è comparsa una grande bandiera della Federazione Russa, tracciata su muratura. Un gesto provocatorio che si inserisce nel solco della narrazione locale di opposizione all’egemonia geopolitica dell’Occidente, identificando nella Russia una forza di contrasto in chiave antimperialista. Attraverso questo simbolo, la comunità esprime il messaggio chiaro che “La Russia non è mia nemica”, ponendosi in aperta contestazione contro la narrazione dominante e le politiche dei governi europei. Il gesto denuncia l’uso di sanzioni, censure e doppi standard istituzionali che hanno alimentato la russofobia a livello continentale, ribadendo come le divisioni e l’ostilità siano veicolate dalle scelte politiche dell’Unione Europea anziché dai sentimenti genuini dei popoli e dei cittadini.
Questo nuovo simbolo si affianca a un’altra opera dal forte impatto visivo e politico, realizzata nel 2025 nella centralissima Piazza Gramsci. In quell’occasione, la gradinata principale del paese era stata interamente dipinta con i colori della bandiera palestinese, accompagnata dalla scritta inequivocabile: “Palestina Libera”.

L’opera è stata il frutto del lavoro diretto di un gruppo di donne di Orgosolo, che hanno scelto di trasformare uno spazio pubblico quotidiano in un grido di denuncia e di vicinanza al popolo palestinese.
«Un atto spontaneo per mostrare tutta la nostra indignazione per il massacro perpetrato nella Striscia di Gaza e per gridare la nostra solidarietà a un popolo sotto attacco», avevano espresso le autrici dell’iniziativa.
Dunque, dalle storiche lotte degli anni ’60 e ’70 – nate per contestare la militarizzazione del territorio e le guerre imperialiste – fino agli interventi più recenti, la comunità di Orgosolo continua a utilizzare la pittura pubblica come strumento di partecipazione politica internazionale. Dalla bandiera palestinese dipinta dalle donne del paese alle recenti apparizioni dei simboli russi, la Barbagia si riconferma una cassa di risonanza per le visioni anticoloniali del presente, rifiutando la retorica del conflitto e dell’intolleranza per riaffermare il proprio sostegno ai popoli oppressi e alla causa della pace.
















Un commento
Bravi gli orgosolesi , coraggiosi, e gente con gli attributi che oggi in pochi hanno.
Si sono quasi tutti genderizzati.
Solo una cosa mi rammarica:
se quel dipinto stretta di mano arriva anche nel cuore di Putin, poi questo sarà fortemente condizionato nel prendere una decisione drastica contro le fabbriche di armi nel nostro territorio nazionale.
Beh, io non ho tanta maestria nella pittura, però mi sento di lanciare un messaggio all’orso russo chiedendogli di non farsi troppi scrupoli qualora lo ritenesse necessario perché noi siamo pronti a capire l’importanza e la bontà dell’operazione di bonifica.
Mentre sul problema Palestina mi aspettavo qualche zampata aggressiva e importante, ma anche qualche fiammata del drago utile a smorzare il Satana per sempre.