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Chi non ha mai provato la tentazione della scienza non può capire il suo fascino tirannico.
Frankenstein di Mary Shelley
…Siete dentro un asettico laboratorio di un campus universitario e state dentro un contenitore trasparente collegato a una fitta rete di tubi. Siete voi… forse; non ne siamo sicuri. Nemmeno voi lo siete. Dentro al contenitore c’è, infatti, un cervello umano intatto. Fino a poche ore prima apparteneva a voi. Ora, rimosso dal corpo dopo il vostro decesso, viene alimentato da un flusso continuo di sangue artificiale, ossigeno e minerali. Le cellule del vostro cervello ricominciano a respirare e il metabolismo si riattiva. Non è propriamente vivo, cioè non siete propriamente vivi; ma non siete nemmeno più del tutto morti. Insomma, il vostro cervello non lo è. Una sorta di zombie senza un corpo. Ancora forse, perché nemmeno chi sperimenta sa davvero come stanno le cose; cionondimeno esibisce sicurezze che non ha.
Questo scenario, che sembra uscito da un romanzo di fantascienza distopica, è la realtà quotidiana di Bexorg, una startup biotecnologica nata come spin-off della Yale University e guidata dal neuroscienziato Nenad Sestan e dal medico Zvonimir Vrselja.
Grazie a un finanziamento recente di 42,5 milioni di dollari, l’azienda punta a industrializzare il processo di reviviscenza disincarnata dei cervelli, creando la prima piattaforma al mondo che unisce Intelligenza Artificiale e sperimentazione diretta su cervelli umani post-mortem biologicamente attivi.
Dietro tanta distopia c’è la promessa scientifica di curare l’incurabile. Infatti, oltre il 95% dei farmaci destinati al sistema nervoso centrale fallisce durante i test clinici perché i modelli computazionali o i test sui topi non riescono a replicare la straordinaria complessità del cervello umano.
Bexorg ha ereditato e sviluppato la tecnologia BrainEx, un sistema di perfusione brevettato che, collegandosi ai vasi sanguigni dell’organo isolato, ripristina le funzioni cellulari e molecolari per circa 24 ore. In questo arco di tempo, colossi farmaceutici (come Biohaven) possono infondere molecole sperimentali direttamente nel cervello per vedere come reagiscono i neuroni affetti da Alzheimer, Parkinson o SLA.
I vantaggi dichiarati sono enormi: l’organo porta con sé il patrimonio genetico reale del donatore, i suoi anni di esposizione ambientale e la vera storia della malattia. Tuttavia, l’obiettivo a lungo termine dei ricercatori è spingere la sopravvivenza di questi cervelli espiantati fino a due settimane. Ed è qui che la scienza confina con il baratro etico…
Se da un lato, la comunità medica intravvede una svolta per malattie oggi incurabili, dall’altro la tecnologia di Bexorg spalanca le porte a dilemmi filosofici, bioetici e legali senza precedenti. Vediamoli.
- Il rischio della coscienza intrappolata o sindrome di locked-in definitiva
La difesa principale di Bexorg e dei bioetici che collaborano con l’azienda si basa su un punto fermo: i cervelli vengono tenuti costantemente sotto anestesia chimica per bloccare qualsiasi attività elettrica globale; in altre parole, l’elettroencefalogramma resterebbe piatto. L’azienda assicura che non c’è alcuna coscienza e che le funzioni ripristinate sono puramente metaboliche e cellulari. Anche provando a dare credito a questa impostazione, la vera criticità emergerà allora quando la sopravvivenza dell’organo verrà estesa a 14 giorni perché, se l’effetto dell’anestetico dovesse svanire, o se l’attività elettrica spontanea dovesse riorganizzarsi, potremmo assistere alla nascita di una forma di coscienza disincarnata. Per spiegarci meglio: un cervello isolato potrebbe teoricamente percepire l’assenza del corpo, sperimentando uno stato di panico o agonia impossibile da comunicare all’esterno, sebbene evidenziabile da un’attività elettrica di neurotrasmissione piuttosto precisa ma muta per definizione. Ad oggi, la scienza non ha strumenti infallibili per misurare la coscienza in un organo totalmente privo di input sensoriali (occhi, orecchie) e output motori. Sarebbe un po’ come essere tumulati vivi essendo, contemporaneamente, sottoposti a sperimentazioni. Non proprio uno scenario idilliaco.
- La ridefinizione del concetto di “morte”
La legge attuale, nella maggior parte dei paesi del mondo, definisce la morte basandosi sulla cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, la cosiddetta morte cerebrale. Ma se la piattaforma BrainEx già dimostra che questa cessazione non è del tutto irreversibile e che le cellule possono essere “resuscitate” e mantenute attive ore dopo il decesso, la linea di demarcazione tra la vita e la morte si dissolve. Questo dovrebbe creare enormi conflitti legali e morali. Ad esempio: quando è lecito staccare le macchine o procedere all’espianto degli organi per i trapianti tradizionali, se un domani quel cervello potesse essere parzialmente riattivato?
- La deriva della commercializzazione del tessuto neurale umano
E ora passiamo al business perché – lo sappiamo – che sempre ai soldini bisogna guardare.
Bexorg sta automatizzando i laboratori integrando bracci robotici per analizzare fino a 1.600 cervelli all’anno, ovvero circa 4 cervelli al giorno. Sebbene gli organi derivino attualmente da programmi di donazione volontaria consentiti dai parenti o dai donatori in vita, la trasformazione del cervello umano in una “macchina da scoperta commerciale” (definita dalla stessa azienda discovery machine) rischia di mercificare l’organo che definisce l’essenza stessa dell’identità umana. La tentazione economica per le multinazionali farmaceutiche potrebbe spingere verso zone d’ombra normative per l’approvvigionamento di questi “modelli biologici”.
- L’ibridazione con l’Intelligenza Artificiale
Bexorg, non secondariamente, sta raccogliendo enormi quantità di dati molecolari e strutturali dai cervelli trattati per addestrare modelli di Intelligenza Artificiale chiamati NeuroLens. Se l’IA viene addestrata non su simulazioni, ma sulle reazioni biologiche di veri cervelli umani reidratati dal post-mortem, si pone il problema della paternità dei dati e del rispetto della dignità del defunto, la cui biologia intima viene digitalizzata, replicata all’infinito e potenzialmente brevettata per profitto.
Dunque, bisogna andare urgentemente verso una regolamentazione perché Bexorg si muove in una terra di nessuno che i giuristi definiscono un vuoto normativo. I comitati etici globali sono chiamati a stabilire linee guida rigorose prima che le 24 ore attuali diventino settimane o mesi. Le promesse mediche, per quanto dichiaratamente nobili, non possono valere il prezzo dello smantellamento dei confini etici che proteggono l’essere umano, persino dopo il suo ultimo respiro.
Concludiamo con un’ulteriore citazione tratta dal Frankenstein:
Te ne sei andato alla ricerca della conoscenza; e spero vivamente che la soddisfazione dei tuoi desideri non diventi il veleno della tua vita.
Da brividi; che ne dite?















