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Il peso del dubbio

di Alessio Canu

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 4’42” con la voce di Remy)

Aleggia prepotente il peso del dubbio, ossia la consapevolezza, più che il sospetto, che il gioco democratico e rappresentativo sia saltato ormai da un pezzo e che, quello che chiamiamo democrazia partecipativa, sia ormai solo un simulacro, una carnevalata che serve a nascondere i veri fili che collegano le decisioni. Perché, se è vero che in Italia ci definiamo democratici, è vero anche che poi molte decisioni vengono prese senza la minima considerazione della popolazione e delle comunità, e che non è vero che tutti i cittadini sono uguali, ma ci sono soggetti o gruppi che hanno un peso specifico ben maggiore di quello che avremmo noi comuni mortali. E l’interesse di pochi oramai prevarica quello di tutti, ad ogni costo e ad ogni prezzo.

E, a tal proposito, sarebbero da analizzate alcune motivazioni che secondo alcuni sarebbero dietro l’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci (https://www.open.online/2025/10/19/attentato-ranucci-pista-eolico-indagini-collaboratore-giustizia-trasferito/), secondo le quali sarebbe stato in fase di preparazione un servizio sulla speculazione energetica, in particolare per quanto riguarda gli impianti eolici. Servizio che metterebbe luce su un fenomeno che già era stato segnalato a più riprese da diversi giudici e come già discusso in altri articoli (https://www.videolina.it/articolo/tg/2025/01/26/l_eolico_e_il_rischio_mafie_la_svolta_del_procuratore_generale_patronaggio-78-1210455.html). A queste segnalazioni si era unito Patronaggio, definendo come il rischio di infiltrazione mafiosa sia elevato in questi segmenti di mercato, vista l’enormità dei sussidi pubblici legati alla transizione energetica messi in campo e senza i quali il giochino della transizione stessa non sarebbe più conveniente economicamente. Infatti, ciò spiega come mai le procedure per la costruzione degli stessi impianti, sotto l’egida del Decreto Draghi, siano estremamente facilitate ed accelerate.

Soprattutto, colpisce il reiterato tentativo di distruggere socialmente, economicamente e culturalmente la nostra Isola, considerato che la proliferazione di questi progetti intacca sia siti di enorme valore storico ed architettonico, sia minaccia la produttivitĂ  economica di determinati settori della nostra economia. Nel primo caso è emblematico che il Consiglio dei Ministri abbia dato il via libera ad un progetto a ridosso delle domus de janas di Putifigari, nonostante i pareri contrari espressi (https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2025/10/13/news/si-del-ministero-per-due-impianti-fotovoltaici-a-putifigari-1.100774990) (https://www.unionesarda.it/news-sardegna/sassari-provincia/fotovoltaico-a-s-incantu-la-rivolta-di-putifigari-p4p81poe). La Regione ha poi tenuto un incontro pubblico, ma la questione non si risolve in un’assemblea pubblica, richiede una costanza d’attenzione che in altri casi è latitata (vedi Saccargia). Mentre nel secondo caso si lancia l’allarme su un effetto economico devastante su quello che è uno dei traini economici della nostra fragile economia: il turismo. Secondo l’articolo che trovate su https://www.unionesarda.it/case-sulle-coste-sarde-un-valore-minacciato-dallassalto-eolico-jfta0wq3, c’è il pericolo di una potenziale svalutazione degli immobili siti in diverse localitĂ  marittime qualora dovessero prendere forma gli ecomostri paventati come impianti off-shore. E, allora, mi domando: conseguenza o causa voluta di una svalutazione volta a favorire il furto di immobili di pregio e valore, dopo aver tentato lo stesso meccanismo con i fondi terrieri?

Qua dovremmo ripensare cosa si stia facendo e cosa stiamo mettendo in atto come Sardi (inteso come popolo e come governo) per arginare questa manovra a tenaglia. Dovremmo pensare a diversi punti (che ora elenco in ordine sparso):
    1. quali normative abbiamo a nostra tutela, visto che non riusciamo ad opporre una valida autoritĂ  resistente a quelli che sono veri e propri attacchi coloniali?
    2. Visto che a breve si dovrĂ  decidere sulla validitĂ  della Legge 20 e la possibilitĂ  che venga cassata non è peregrina; cosa vogliamo fare nel caso fossimo scoperti dal punto di vista normativo? Vorremmo riprendere la Pratobello 24 e discuterla? E se la maggioranza non dovesse avere questo proposito, l’opposizione sarĂ  capace di prendere l’iniziativa sfidando eventualmente Roma?
    3. C’è poi il tema della StatualitĂ  sarda. Si vocifera di una rinegoziazione di rapporti Stato-Sardegna -qua il condizionale è d’obbligo – (https://www.sassaritoday.it/politica/bozza-statuto-scritta-roma-scoppia-polemica-sardegna.html). Non sarebbe meglio sfruttare lo Statuto Attuale e mettere in atto le norme di attuazione, sulle quali siamo deficitari da sempre? Non perchĂ© lo Statuto Sardo sia perfetto, ma perchĂ©, posso scommetterci, qualsiasi nuova proposta che lo superi sarĂ  peggiorativa. Quindi meglio tenerci questo e tal quale è. E fossi nella Giunta Regionale, ascolterei attentamente le parole pronunciate da Mauro Pili quando lo hanno convocato (https://www.cagliaritoday.it/politica/statuto-sardo-consiglio-regionale-audizioni-statutaria.html), che giustamente ha sottolineato il nodo delle norme di attuazione e quello relativo alla Pratobello 24 mai considerata.

Siamo molto in ritardo, ma ancora ci sta un margine di manovra. Considerato che la sentenza della Consulta di qualche giorno fa non salva definitivamente la Presidenza, ma semplicemente afferma che l’Organo di Garanzia Elettorale ha assunto decisioni che non erano di loro competenza quanto, piuttosto, del Tribunale Civile, cercherei di lasciare un paracadute alla nostra Regione nel malaugurato caso in cui non avessimo più coperture (che già funzionavano male) per decadenza della Legge 20 e poi della Giunta. Allora sì che sarebbe la razzia completa.

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