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Riguardate questo video del 2015: il disastro era annunciato

𝗥𝗼𝗺𝗮, 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟭𝟱. Intervengo a un incontro del Comitato No Guerra No NATO. Accanto a me c’è 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗖𝗵𝗶𝗲𝘀𝗮. Ripropongo questo breve video, stavolta sottotitolato, perché undici anni dopo colpisce quanto avessimo già individuato la sostanza del pericolo che oggi abbiamo davanti.

Parlavo dell’𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝗶𝘂𝗺. Il nome significa «fra i mari»: una vecchia idea del leader polacco Piłsudski, che un secolo fa immaginava un blocco di paesi fra il Mar Baltico e il Mar Nero, in funzione antirussa. Guardate una carta geografica: una cintura di Stati nell’Europa orientale, dalla Polonia alla Romania.

Denunciavo la 𝗿𝗶𝗲𝘀𝘂𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗱𝗲𝗮 𝗶𝗻 𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗲 𝗡𝗔𝗧𝗢. Citavo George Friedman, fondatore della società americana di analisi strategica Stratfor, che ne parlava apertamente. La nostra lettura era questa: volevano costruire una 𝗯𝗮𝗿𝗿𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗳𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗥𝘂𝘀𝘀𝗶𝗮 𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮, impedendo che le risorse dell’una e le capacità industriali dell’altra si rafforzassero a vicenda. Un continente diviso sarebbe rimasto più dipendente da Washington. Lo stesso Friedman avrebbe poi descritto l’Intermarium come una linea di separazione fra Russia e resto d’Europa, sostenuta dagli Stati Uniti.

Nel video lo dico chiaramente: «𝗨𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗶𝗻 𝗱𝘂𝗲, 𝗱𝗮 𝘂𝗻 𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼». Già allora parlavo di una guerra combattuta anche sul terreno economico, sociale e dell’informazione. È dentro questa logica che, a mio giudizio, va letta anche la guerra ucraina e la frattura sempre più profonda fra il resto del continente e Mosca.

Quella malsana idea trasforma la vicinanza geografica in 𝗶𝗻𝗶𝗺𝗶𝗰𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 e sacrifica le possibilità di cooperazione alla preparazione dello scontro. Le conseguenze le pagano anzitutto gli ucraini con le loro vite, mentre anche le società europee sopportano i costi economici della guerra e della corsa agli armamenti.

Riascolto queste parole con amarezza: avevamo riconosciuto 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮𝗿𝗴𝗼 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗼 una direzione di marcia che andava fermata. Ripubblicarle serve a ricordare quante scelte ci abbiano portato fin qui e quanto sia urgente trovare la 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗹𝗲.

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