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Da un post di Mauro Pili apprendiamo che con un’operazione definibile come un “blitz centralista”, il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto-Legge che, secondo le denunce, minaccia di trasformare vaste aree della Sardegna in zone privilegiate per l’installazione di impianti industriali di energia su larga scala, bypassando di fatto la potestĂ esclusiva della Regione sulla pianificazione urbanistica. Il provvedimento, trasmesso al Presidente della Repubblica per la controfirma, sarĂ in vigore non appena siglato dal Quirinale, con il Parlamento che avrĂ 60 giorni per la conversione in legge.
Questo Decreto-Legge viene bollato come la “piĂą grande violazione autonomistica dal 1948 ad oggi”. L’accusa principale è di tentare di cancellare la potestĂ esclusiva e primaria della Regione Autonoma della Sardegna in materia di urbanistica, contravvenendo all’articolo 3 lettera f) dello Statuto sardo.
In pratica, il Governo avrebbe unilateralmente e senza l’intesa con la Regione, trasformato immense aree dell’Isola in “aree idonee” per gli impianti, una mossa ritenuta incostituzionale poichĂ© lederebbe una competenza primaria regionale.
Il cuore della controversia risiede nell’Art. 2 del decreto. Questo articolo impone una tipologia specifica di aree “idonee” che, per la loro definizione, colpiscono la Sardegna in modo sproporzionato rispetto al resto d’Italia. Non si tratterebbe di un elenco neutrale, ma di una “mappa puntuale e definita” che rappresenta “un’imposizione centralista”.
L’analisi del provvedimento suggerisce che il Governo abbia “disegnato le aree idonee obbligatorie guardando direttamente la Sardegna”, costruendo la norma per rendere l’Isola la regione “piĂą conveniente” e “disponibile” per gli investimenti energetici industriali.
L’elenco delle aree idonee definito dal decreto coincide, in modo sconvolgente, con le “cicatrici della storia” sarda:
- aree minerarie abbandonate. Si tratta di decine di migliaia di ettari;
- siti industriali dismessi e contaminati (SIN). Quasi mezzo milione di ettari (451.000 ha);
- servitĂą militari pari a 35.000 ettari;
- ex poli industriali/petrolchimici. Si tratta di vasti complessi dismessi.
Queste aree – che altrove in Italia sono eccezioni – sono “diffusissime” in Sardegna. Il decreto, dunque, userebbe le fragilitĂ ambientali e storiche dell’Isola come “chiavi di accesso” per gli speculatori, trasformando il danno subìto (inquinamento, servitĂą) in una giustificazione per un nuovo sfruttamento.
Nessuna bonifica, nessuna compensazione, solo sfruttamento. L’effetto finale è chiaro: il decreto impone la Sardegna come il territorio “perfetto” per la collocazione di impianti ovunque.
La critica non può risparmiare la Regione Sarda, accusata di “silenzio incompetente e complice” per aver impedito l’approvazione della cosiddetta “Legge Pratobello”. Questa legge avrebbe scongiurato il vuoto normativo e impedito questo “scippo nefasto” ai danni dell’Autonomia.
L’appello urgente è ora rivolto alla Regione: impugnare immediatamente il decreto-legge davanti alla Corte Costituzionale e approvare senza indugio la Legge Pratobello per blindare le proprie competenze e il proprio territorio.
Per leggere il post di Mauro Pili ed approfondire: https://www.facebook.com/share/p/1FF47FaVg4/














