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Il Somaliland e la nuova scacchiera del Mar Rosso

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Dal 15 dicembre 2025, il Somaliland ha smesso di essere un’ombra sulla mappa dell’Africa Orientale per diventare il cuore pulsante di una delle manovre geopolitiche più rilevanti del decennio. Pur essendo ufficialmente parte della Somalia, la sua indipendenza de facto e la sua stabilità lo hanno trasformato in un attore imprescindibile per le potenze globali.

L’evento che ha scosso gli equilibri è stato il riconoscimento ufficiale del Somaliland da parte di Israele. Questa mossa non è solo diplomatica, piuttosto risponde ad una strategia difensiva, per così dire. Infatti, l’obiettivo reale è monitorare lo stretto di Bab el-Mandeb e contrastare le minacce nel Mar Rosso.

Parallelamente all’iniziativa di Israele, l’Etiopia ha consolidato la sua alleanza con Hargeisa – capitale del Somaliland – attraverso l’accesso al porto di Berbera (il suo importante porto). Addis Abeba ha ottenuto 20 km di costa per scopi commerciali e militari, garantendosi finalmente lo sbocco al mare necessario per la sua economia in crescita.

In sintesi, cos’hanno ottenuto tutti gli attori coinvolti?

  • Israele il controllo delle rotte marittime e il contrasto alle influenze iraniane (Houthi).
  • L’Etiopia l’indipendenza logistica e la sovranitĂ  marittima attraverso il porto di Berbera.
  • La Somalia la difesa dell’integritĂ  territoriale e il contrasto alle spinte secessioniste.

Tutti soddisfatti dunque? Non proprio…

L’Italia occupa una posizione unica nel territorio grazie alla Base Militare Italiana di Supporto (BMIS) che si trova a Gibuti. Situata a pochi chilometri dal Somaliland, la base è oggi un centro nevralgico di intelligence. Pertanto, Roma si trova a gestire un delicato equilibrio:

  • da una parte, la lealtĂ  a Mogadiscio. L’Italia resta, infatti, il principale sostenitore della Somalia federale, addestrando le sue forze di sicurezza contro Al-Shabaab;
  • dall’altra parte, c’è il necessario pragmatismo verso Hargeisa poichĂ© le aziende italiane guardano al “Corridoio di Berbera” come a una nuova rotta commerciale verso i mercati etiopi;
  • e, in terzo luogo, bisogna tenere in considerazione la mediazione europea. In una Gibuti affollata di basi straniere (USA, Cina, Francia), l’Italia funge da ponte diplomatico per evitare che la militarizzazione del Somaliland degeneri in un conflitto regionale.

Quindi Israele, con questo riconoscimento ci ha fatto un favore o ci ha messo sulle spine creando le basi per dannose ricadute economiche?

Be’, è indubbio che l’instabilitĂ  o il successo del Somaliland hanno un impatto diretto sulle tasche degli italiani attraverso “l’effetto farfalla” delle rotte marittime, dal momento che ogni tensione nel Golfo di Aden aumenta i premi assicurativi delle navi. Questo si traduce in un aumento dei costi di spedizione e, in ultimo, in un incremento dei prezzi per l’elettronica, il tessile e i componenti industriali in Italia. Non da meno, mina la nostra sicurezza energetica, poichĂ© gran parte del Gas Naturale Liquefatto (GNL) destinato ai rigassificatori italiani attraversa queste acque. Va da sĂ© che la stabilitĂ  del Somaliland è garanzia di bollette meno volatili. Ciliegina sulla torta, se il porto di Berbera diventerĂ  il nuovo hub dell’Africa Orientale, i porti di Trieste, Genova e Gioia Tauro dovranno essere pronti a intercettare questi flussi. Il rischio, però, è che le merci, una volta superato Suez, preferiscano i porti del Nord Europa se l’Italia non manterrĂ  alta la sua competitivitĂ  logistica.

Tirando le somme, il fatto che il Somaliland non sia piĂą una curiositĂ  cartografica, ma un pivot geopolitico apre una nuova partita nel Corno d’Africa per l’Italia che, da questo momento in poi, non riguarderĂ  piĂą solo la difesa o la lotta al terrorismo ma la protezione delle proprie rotte vitali. La capacitĂ  di Roma di dialogare con il Somaliland senza rompere con la Somalia determinerĂ  il peso dell’Italia nel Mediterraneo allargato nel prossimo decennio.

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