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Crisi sanitaria, deficienza dei trasporti e caos energetico: il fallimento della Presidente

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Caro assessore alla sanità, caro uomo dei 5 stelle, caro medico, caro politico se non sei riuscito nel tuo intento la colpa è dovuta alla tua incapacità sulle tue molteplici attività.
​Il Rombo di tuono che tu hai nominato era un ragazzino arrivato da Legiuno a Cagliari, non conosceva il popolo sardo, ma il popolo sardo lo ha adorato. Era figlio di un milione seicento mila sardi. Era uno di noi. Non si era mai vantato di nulla. Parlava poco e realizzava centinaia di goal. Non aveva studiato, era orfano, era un ragazzo che non si dava arie. Un ragazzo che, a 28 anni, valeva la sostanza della sua umiltà, non la copia della sua presunzione.

Io sono un idraulico, un artigiano che non ha mai varcato la soglia dell’UniversitĂ , ma ho creato un’azienda che dĂ  lavoro. E proprio per questo, mi sento in dovere di dire la mia sul dibattito che infuria sulla sanitĂ  e sulla politica regionale.

Si critica l’ex Assessore, laureato in medicina, per non essere riuscito nel suo intento. E qui sta il punto: un titolo di studio non fa l’organizzatore.
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​La politica, come l’artigianato, è un contratto di fiducia. Io vengo chiamato per un guasto, prometto di ripararlo e, se non lo faccio, perdo la faccia, il lavoro e la fiducia del cliente. Punto.
​Un assessore alla SanitĂ , o un politico, è chiamato a “riparare il guasto” piĂą grande di tutti: la salute dei cittadini. Quando si assume un incarico, si giura non su un testo sacro, ma su una promessa di efficacia e organizzazione. Se l’Assessore si è laureato in medicina per curare i malati e poi ha fallito nell’organizzazione, ha tradito il suo stesso giuramento, tradendo Ippocrate.

Nel mio lavoro, le giustificazioni non contano. Se l’acqua continua a perdere, non posso dire che è colpa del fornitore o della burocrazia dei preventivi. Devo trovare la soluzione.

Quando sento parlare di mesi di liste d’attesa e di pronto soccorso al collasso, vedo un “guasto” che peggiora. E la colpa, come ho imparato sul cantiere, è di chi ha la responsabilitĂ  di gestire il lavoro e le risorse.
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​Io, senza laurea, ho dovuto imparare a gestire preventivi, squadre, logistica, fornitori, emergenze 24/7. Ho dovuto dimostrare ingegno (il cherveddos) e coraggio (i buttones) per trasformare un’abilità manuale in sviluppo economico reale.

Un politico ha bisogno di un’abilitĂ  ancora piĂą grande: quella di tradurre la conoscenza teorica in azione pratica efficiente. Il Rombo di Tuono, Gigi Riva, non si è vantato di titoli, ma ha realizzato centinaia di goal. Come detto, era un campione di sostanza, non di presunzione, proprio l’opposto di chi fallisce per incapacitĂ  organizzativa.

La politica regionale, dal mio punto di vista di artigiano che crea lavoro concreto e non promesse, sembra carente proprio di questa sostanza. Non basta avere la teoria; bisogna avere il metodo per trasformare i piani in risultati reali per i sardi.
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​Ho un messaggio per te, Bartolazzi: torna a Roma. LĂ , in mezzo a tanti, non sapranno chi sei e che non vali un bel nulla in termini organizzazione sanitaria. Se Alessandra Todde ti darĂ  l’incarico di esperto sanitario, pensaci, perchĂ© la Sardegna non ha bisogno di asini; all’Asinara asini ne abbiamo tanti e quelli, sono sicuro, non graverebbero sulle casse regionali.

E tu Alessandra riesci a capire che il fallimento piĂą grande sei tu per tutti i fallimenti che in quasi due anni hai fatto. Trasporti, sanitĂ , industria, agricoltura, e tante altre cose.
​Abbiamo bisogno di persone che, come gli artigiani, sappiano misurare il successo in lavoro ben fatto, in servizi funzionanti e in fiducia riconquistata.
​Da artigiano dico: il problema è di chi è al comando e non riesce a “serrare il bullone” giusto. E a loro, e a tutti i burocrati, ricordo la lezione appresa nel fango e nel cemento, l’unica che conta davvero: ​«Bi cherete cherveddos e buttones. Ovvero, ci vogliono cervello e attributi/coraggio per fare funzionare le cose».

Non è ancora chiaro? Ve lo spiego in maniera dettagliata.

La Sardegna sta vivendo un momento di crisi sistemica, un collasso che tocca i pilastri fondamentali della vita civile: la salute, la mobilità e l’economia energetica. La responsabilità di questa paralisi, dopo due anni di gestione, ricade interamente sulla Giunta regionale e sulla sua Presidente, Alessandra Todde. I fatti dimostrano che la promessa di cambiamento si è tradotta in una profonda e inaccettabile incapacità di governare.

  1. La catastrofe sanitaria: morti in attesa e fallimento gestionale
    ​Il settore della Sanità non è semplicemente in difficoltà: è in stato di emergenza permanente, con conseguenze drammatiche che pesano sulla coscienza politica.

L’allungarsi esponenziale delle liste d’attesa non è un problema burocratico, ma una condanna a morte per i cittadini. L’incapacitĂ  di assicurare visite e trattamenti nei tempi dovuti significa che, in Sardegna, c’è gente che muore in attesa di essere curata o visitata. Questo è il fallimento etico e morale di chi governa.

La nomina dell’Assessore alla SanitĂ , imposto dalla penisola, è stata la prima irresponsabilitĂ . La Sardegna non è un laboratorio: è ora di dire BASTA agli “infiltrati continentali” che non conoscono le dinamiche e le sofferenze dell’Isola. Serve un Assessore sardo, radicato e competente.

A questo si aggiunge la paralisi dei progetti per i nuovi ospedali, lasciando la rete sanitaria in balia di strutture obsolete e insufficienti.

  1. Il Disastro dei Trasporti
    ​Mentre il mondo si connette, la Sardegna è sempre più isolata, affogata in una politica dei trasporti confusa e insufficiente che non garantisce la continuità territoriale né la mobilità
    Non si è riusciti a garantire un sistema di collegamenti aerei e marittimi che sia efficace, accessibile e dignitoso. Il costo dei biglietti rimane proibitivo e l’insufficienza dei voli e delle tratte costringe i sardi all’isolamento, con un impatto devastante sull’economia e sul diritto alla libertĂ  di movimento.
    ​Dalle ferrovie al trasporto su gomma, la mobilitĂ  interna è frammentata e lenta, bloccando lo sviluppo economico delle aree interne e aggravando il divario tra cittĂ  e paesi. Manca una visione strategica che colleghi davvero l’Isola.
  2. Crisi energetica: costi esosi e nessuna strategia
    ​Nonostante le potenzialitĂ  della Sardegna in termini di energie rinnovabili, l’Isola è schiacciata da costi energetici tra i piĂą alti d’Italia, senza una strategia regionale credibile per l’autonomia energetica e l’ammodernamento.
    ​Le aziende e le famiglie sarde pagano l’energia a prezzi esorbitanti, frenando ogni ipotesi di sviluppo industriale.
    ​Non esiste un piano chiaro e incisivo per sfruttare il potenziale eolico e solare in modo che benefici direttamente i cittadini sardi, lasciando l’Isola in balia delle decisioni calate dall’alto e degli interessi esterni.
  3. Incompetenza e l’Obbligo di Dimissioni
    ​Di fronte a questo triplice fallimento – sanitĂ , trasporti ed energia – la responsabilitĂ  non può che ricadere sulla leadership. La Presidente Todde ha dimostrato la sua totale incompetenza nella gestione della politica regionale.
    ​L’atto di assumere ad interim due assessorati cruciali come SanitĂ  e Agricoltura non è la soluzione, ma l’ennesima prova di una leadership allo sbando e fuori controllo.
    ​La Sardegna non ha bisogno di apprendisti al comando, ma di politici con una visione forte e radicata. La gestione di questi due anni è stata un disastro. Riconosciamo l’intelligenza alla Presidente, ma è ora che capisca da sola di aver fallito.
    ​La Presidente Alessandra Todde è incompetente e se ne deve andare a casa immediatamente.
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