Home / Società / Caso Siher: basterebbe Aristotele

Caso Siher: basterebbe Aristotele

Nella polemica sulla scarcerazione di Youssef Siher si può entrare senza essere suoi sostenitori, armati soltanto di qualche regola di logica. Sono regole vecchie. Le aveva messe in fila Aristotele più di ventitré secoli fa, e funzionano ancora benissimo.
Cominciamo dalle Confutazioni sofistiche, il catalogo aristotelico dei ragionamenti truccati. Uno consiste nello scambiare per causa ciò che causa non è. Nel suo video Meloni ha presentato il canale Telegram di Siher come la regia delle devastazioni di Milano. Marco Rizzo, nel suo, è stato ancora più preciso, e quindi ancora più sbagliato: «Parrebbe avesse incitato a rompere le vetrine dei negozi», e a spingere i «maranza» verso i saccheggi. Il canale però è stato aperto la sera del 18 ottobre, quando i disordini del 17 e del 18 erano già avvenuti e le vetrine erano già in frantumi. Una causa che arriva dopo il proprio effetto si trova solo nei film sui viaggi nel tempo.
In conferenza stampa la premier ha dovuto correggersi: «Ho sbagliato il tempo di un verbo, mi scuso». Nel De interpretatione Aristotele definisce il verbo proprio come la parola che porta con sé il tempo: sbagliarne il tempo è sbagliare quando le cose sono successe. Rizzo invece si era cautelato con il condizionale. Ma né il tempo né il modo di un verbo spostano le date sul calendario.
Poi c’è la Metafisica, con la distinzione tra ciò che è in potenza e ciò che è in atto. Un’accusa sta dalla parte della potenza, perché dice ciò che potrebbe essere vero. Siher è accusato di istigazione a delinquere (aggravante: finalità di terrorismo). Accusa pesantissima, ma il peso di un’accusa non aggiunge prove. La gip ha letto le carte e non vi ha trovato i gravi indizi di colpevolezza che la legge richiede per tenere qualcuno in carcere prima del processo. Vale pure viceversa, e chi difende Siher farà bene a ricordarlo: scarcerazione non è assoluzione, l’indagine va avanti.
Il trattato sulle Categorie si apre con una definizione apposta per Rizzo. Aristotele chiama omonime le cose che hanno in comune soltanto il nome, mentre la loro essenza è diversa. Rizzo si scandalizza perché Siher è libero e il gioielliere Mario Roggero sta in carcere. Ma nei due casi la parola «carcere» indica cose diverse. Per Siher una misura cautelare, chiesta all’inizio di un’indagine. Per Roggero una pena, inflitta con sentenza definitiva per duplice omicidio dopo tre gradi di giudizio escludenti la legittima difesa. Sulla severità di quella pena si può discutere, ma è altro discorso.
Infine il principio di non contraddizione, che Aristotele reputava il più saldo di tutti. La stessa cosa non può, nello stesso tempo e sotto lo stesso aspetto, essere e non essere. Si attacca la gip perché aveva firmato l’appello dei giuristi per Gaza, segno, si dice, della sua parzialità. Quell’appello, sottoscritto da più di 3000 magistrati, avvocati e docenti, porta però anche il nome della pm che chiedeva il carcere per Siher. Se la firma bastasse a rendere un magistrato benevolo verso Siher, la pm lo sarebbe stata quanto la gip, e invece ne chiedeva l’arresto. Se una premessa porta a una contraddizione, è la premessa che deve cadere.
C’è poi un’ultima lezione, nella Retorica. Aristotele elenca gli argomenti su cui una comunità politica è chiamata a deliberare: le entrate dello Stato, la guerra e la pace, la difesa, i commerci, le leggi. E distingue il discorso deliberativo, che guarda al futuro e a ciò che conviene, da quello giudiziario, che guarda al passato e cerca un colpevole. L’economia che arranca e il potere d’acquisto che si assottiglia, insieme alle scelte dei governi europei, avrebbero bisogno del primo. La politica di governo ha scelto il secondo e si è trasferita in tribunale, dove processa un indagato prima dei giudici.
Quattro errori di logica, e sopra ci si è costruita una polemica nazionale. Per accorgersene non c’è bisogno di simpatizzare per Siher. Basta Aristotele. E per il primo errore c’è perfino un rimedio più economico: Meloni, Rizzo, compratevi un calendario, cazzo! Magari non quello del 1922.

 👉 Ti è piaciuto questo articolo?
Nel mio canale Telegram condivido ogni giorno contenuti come questo, approfondimenti esclusivi, spunti utili e tante altre risorse interessanti.
📲 Unisciti al mio canale su Telegram e scopri altri post che potrebbero piacerti →https://t.me/PinoCabrasPino/10847
📲 Oppure se preferisci, segui la mia pagina Facebbok → https://www.facebook.com/PinoCabrasPino
Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *