🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 2’18” con la voce di Remy)
Mesi fa buttavo lì – neppure troppo per scherzo – l’idea che una soluzione razionale per la ‘governance’ globale sarebbe stata l’ingresso degli Stati Uniti nei BRICS. Non per amore del multipolarismo, ma per mero interesse: stare dentro un tavolo dove siedono tutti i giganti è il modo più efficace per gestire conflitti strutturali senza farli esplodere. I BRICS sono paesi che fra loro non si amano, ma non si sognano di farsi guerra e anzi cooperano e risolvono problemi di enorme portata. Oggi quella traiettoria prende forma in modo diverso: c’è stata una fuga di notizie pilotata da qualche manina alla Casa Bianca che ha fatto emergere la proposta C5, un capitolo di una versione più estesa e non pubblicata della Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense, che includerebbe l’idea di creare un forum “Core Five” (il “nucleo dei cinque”) formato da USA, Cina, Russia, India e Giappone per discutere questioni globali chiave.
Laddove il G7 è una vecchia muffa geopolitica che esclude e non capisce gran parte del pianeta, laddove il G20 è troppo paralizzato e pletorico, e infine laddove il Consiglio di Sicurezza dell’ONU riflette un mondo di 80 anni fa che non c’è più, il C5 diventerebbe invece, mutatis mutandis, un passo verso il modello e la logica BRICS.
Se la cosa va avanti, significa che gli USA hanno scelto di adattarsi a un mondo multipolare, di contrattare spazi, regole e compromessi, al netto di passaggi assertivi e niente affatto pacifici come una ripresa delle pretese esclusive sul “cortile di casa” delle Americhe. Saranno comunque anni turbolenti, quelli a venire.
L’Europa, invece, si auto-esclude, si radicalizza, si illude di poter sostituire la politica con sanzioni, sequestri e scorciatoie giuridiche. Il caso degli asset russi congelati è emblematico: una bomba sotto il diritto internazionale e sotto la fiducia globale, destinata ad accelerare processi che la taglieranno fuori. Senza materie prime e con un’impressionante deindustrializzazione in corso, senza tecnologie guida, l’Europa appare come il grande malato.
Il passaggio è epocale e tragico: l’Europa ha un know-how micidiale nel trasformare crisi politiche in guerre mondiali. E non sembra aver imparato nulla.
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