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Viaggio nella tecnologia degli artropodi

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Gli insetti, la classe animale piĂą abbondante e diversificata del pianeta, sono al centro di rivoluzionarie ricerche di genetica molecolare e biotecnologia. Lo studio del loro materiale ereditario non solo svela segreti sull’evoluzione e la biodiversitĂ , ma offrirebbe anche strumenti potenti per affrontare sfide cruciali in agricoltura e sanitĂ  pubblica.
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​La genetica degli insetti ha radici profonde, strettamente legate alla nascita della genetica moderna.

La prima e piĂą importante cavia genetica della storia fu il comunissimo moscerino della frutta, la drosophila melanogaster. All’inizio del ‘900, infatti, il genetista americano Thomas Hunt Morgan iniziò i suoi esperimenti sulla trasmissione dei caratteri ereditari, identificando nei cromosomi le strutture che portano i geni. E fu proprio studiando le drosophile che Morgan e i suoi studenti svilupparono il concetto di linkage (associazione tra geni) e crearono la prima mappa cromosomica di un organismo, rivoluzionando la comprensione dell’ereditarietĂ .

Questi studi pionieristici hanno gettato le basi per tutta la successiva ricerca molecolare, dimostrando l’utilitĂ  degli insetti come modelli biologici per comprendere i meccanismi fondamentali della vita, validi per tutti gli organismi complessi.

L’applicazione di queste conoscenze molecolari ha portato allo sviluppo di tecnologie innovative con un impatto diretto sulla societĂ . Ad esempio:

1. controllo dei vettori malarici e della dengue, veicolati principalmente dalle zanzare, attraverso tecniche che inducono infertilitĂ  nei vettori;

​2. sviluppo di metodi di difesa più selettivi e sostenibili in agricoltura attraverso tecniche di gene drive;

3. sfruttando l’estrema sensibilitĂ  sensoriale degli insetti (in particolare l’olfatto), la ricerca sta sviluppando sistemi ibridi bio-digitali. Ad esempio, l’apparato sensoriale delle falene o delle api, collegato a microchip, può essere utilizzato per rilevare esplosivi, droghe o persino malattie umane (come tumori) analizzando profili volatili specifici;

4. gli enzimi idrolitici estratti da insetti xilofagi, ovvero che si nutrono di legno, sono studiati per la loro eccezionale capacità di degradare la lignocellulosa. Clonare e ingegnerizzare questi geni enzimatici può migliorare drasticamente la produzione industriale di bio-carburanti come bioetanolo da biomasse vegetali.
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Ma una delle frontiere piĂą affascinanti e controverse della tecnologia applicata agli insetti riguarda lo sviluppo di ibridi bio-robotici, ovvero insetti equipaggiati con micro-hardware per scopi di monitoraggio, ricerca o persino sorveglianza.

Inizialmente, sono stati sviluppati i “RoboBees” (robot ispirati alle api), delle entitĂ  interamente meccaniche da sfruttare nell’ambito delle forze dell’ordine o per l’impollinazione. Poi, la ricerca si è spinta oltre, integrando l’elettronica direttamente negli insetti vivi.

In particolare, dei gruppi di ricerca hanno sperimentato batterie con api e coleotteri dotati di zainetti ultra-miniaturizzati che contengono circuiti elettronici. Questi dispositivi possono interagire con il sistema nervoso dell’insetto tramite micro-elettrodi impiantati nel cervello o nei muscoli.

L’obiettivo di queste sperimentazioni è sfruttare la naturale capacitĂ  di volo e la resistenza degli insetti per missioni impossibili da far svolgere ai droni attuali (a causa delle dimensioni o dell’autonomia limitata). Altre idee di applicazione sarebbero utilizzare questi ibridi per integrare o sostituire le api in ambienti dove la loro popolazione è in declino; esplorare macerie o aree inaccessibili, rilevando la presenza di persone o sostanze pericolose; rilevare inquinanti specifici o monitorare parametri ambientali in vaste aree; e, sebbene eticamente controverso, gli insetti cyborg potrebbero teoricamente essere utilizzati per la raccolta di informazioni in scenari di sicurezza.

​Oltre che con le api, sono stati condotti esperimenti con:

  • coleotteri (cyborg beetles) – Alcuni studi hanno dimostrato la capacitĂ  di dirigere il volo di coleotteri impiantando elettrodi nei loro muscoli alari o gangli. Questi cyborg beetles potrebbero essere usati per ispezioni in ambienti ristretti;
  • falene che, con il loro olfatto estremamente sensibile ai feromoni, sono state studiate per il potenziale utilizzo come “naso volante” nella ricerca di esplosivi o di agenti chimici specifici.

Questi esperimenti, sebbene promettenti in termini tecnologici, sollevano importanti questioni etiche riguardo il benessere degli animali e l’uso potenziale di tali tecnologie per scopi di sorveglianza non etici. Pertanto, la discussione su questi “bio-robot” è ancora aperta e in continua evoluzione.

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