Un resoconto reale ed agghiacciante su come la politica sia riuscita a condizionare Scienza e Medicina.
Un documento del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Genova ha reso pubblica la trascrizione di una riunione del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) del 7 giugno 2021. Durante l’incontro, i membri del CTS hanno discusso un tema di grande attualità: la possibilità di utilizzare un vaccino a mRNA, in particolare Pfizer-BioNTech, come seconda dose per coloro che avevano ricevuto una prima dose di vaccino AstraZeneca. La riunione è stata aperta dal presidente del CTS, Franco Locatelli, e ha visto la partecipazione di figure di spicco come Sergio Abrignani, Donato Greco, Giuseppe Ippolito, Giorgio Palù, e Giovanni Rezza, tra gli altri.
L’Immunologia a supporto dei vaccini eterologhi
Il dibattito è stato avviato dal professor Giorgio Palù, che ha illustrato le ragioni per cui era importante che il CTS prendesse una posizione su questo argomento. Ha spiegato che la proposta nasceva dalla necessità di gestire le restrizioni e le carenze di fornitura del vaccino AstraZeneca e che paesi come Francia, Spagna e Germania avevano già optato per una seconda dose a mRNA.
Successivamente, Sergio Abrignani ha fornito un’analisi più approfondita del razionale immunologico dietro l’uso di una combinazione di vaccini. Ha spiegato che l’approccio “prime-boost” eterologo (con vaccini diversi) è una pratica studiata da almeno vent’anni, in particolare con i vettori adenovirali. Questo metodo serve a diversi scopi:
- Evitare l’immunogenicità del vettore: Il sistema immunitario può diventare reattivo al vettore virale stesso (l’adenovirus nel caso di AstraZeneca), rendendolo meno efficace nelle dosi successive. Usare un vaccino diverso per la seconda dose aggira questo problema.
- Attivare diverse risposte immunitarie: Combinare vaccini può stimolare diverse parti della risposta immunitaria, ad esempio potenziando sia la risposta anticorpale che quella cellulare (CD8).
- Motivi di sicurezza: L’uso di un vaccino a mRNA come seconda dose può mitigare i rari ma gravi eventi avversi tromboembolici associati a dosi successive di AstraZeneca, soprattutto nei soggetti più giovani.
Abrignani ha citato il caso di una ragazza di 25 anni a Genova che aveva sviluppato una grave trombosi dopo aver ricevuto AstraZeneca, sottolineando come la sicurezza fosse una motivazione forte per l’uso di un vaccino diverso. Ha anche evidenziato che la Germania aveva già approvato questa strategia per motivi di sicurezza, nonostante la mancanza di studi randomizzati di fase 3 a supporto.
Le implicazioni logistiche e di sanità pubblica
Nonostante il consenso sul razionale scientifico, alcuni membri del CTS hanno sollevato preoccupazioni sulle possibili conseguenze di una decisione di questo tipo. Giovanni Rezza ha sottolineato che autorizzare un cambio di vaccino avrebbe potuto portare alla “fine definitiva” di AstraZeneca in Italia, con ripercussioni sulla logistica e sulle forniture future. Ha evidenziato la necessità di una valutazione complessiva che tenesse conto della disponibilità dei vaccini e del loro impatto sul piano vaccinale nazionale.
Donato Greco ha ribadito l’importanza di avere dati di confronto tra le diverse combinazioni di vaccini, pur concordando che l’ipotesi di un mix fosse logica e sostenuta dalla teoria. Ha suggerito che la decisione dovesse essere sottoposta alle agenzie regolatorie (AIFA in Italia e EMA in Europa), mentre il CTS poteva esprimere un parere tecnico favorevole.
Aspetti sociali ed etici
Il dibattito ha toccato anche questioni sociali ed etiche. Cinzia Caporale ha sollevato il problema della percezione pubblica. A suo parere, una seconda dose di AstraZeneca avrebbe potuto riaccendere i timori e la sensazione di iniquità, specialmente tra i giovani che sentivano di essere esposti a maggiori rischi con un vaccino percepito come meno efficace e più rischioso rispetto ad altri. Ha sottolineato l’importanza di una comunicazione chiara che giustificasse la scelta, tenendo conto non solo della scienza, ma anche dell’impatto sociale.
Conclusioni del dibattito
Al termine della discussione, Franco Locatelli ha sintetizzato il consenso generale sull’esistenza di un razionale immunologico per la somministrazione di una dose a mRNA come richiamo. Tuttavia, ha ribadito la necessità di considerare che questo approccio non era ancora stato formalmente autorizzato dalle agenzie regolatorie. La riunione si è conclusa con l’accordo di redigere un parere scientifico che tenesse conto di tutti gli aspetti discussi, dalla sicurezza alla logistica, passando per le implicazioni sociali.
Riuscirà la scienza a rassicurare l’opinione pubblica? Quale sarà l’impatto di questa decisione sul piano vaccinale?
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La trascrizione completa della riunione è disponibile nel file PDF scaricabile qui sotto.














