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di Nicolò Cardia
La società odierna assomiglia sempre più a un distopico universo orwelliano, nel quale i conflitti tra superpotenze avvengono in maniera indiretta, con protagonisti spesso paesi di minore rilevanza globale. Un chiaro esempio di ciò è la guerra russo-ucraina, che iniziò nel 2014 ma finì sotto i riflettori globali solo nel febbraio del 2022, con l’invasione del Donbass da parte delle truppe del Cremlino. Attraverso questa campagna militare, la Russia sta cercando di allontanare da sé il vento neoliberista che arriva dall’Europa occidentale. Già dal 1994, infatti, l’Ucraina è entrata nel programma Partnership for Peace della NATO, che prevedeva una collaborazione politica e militare tra i membri. I paesi che fanno parte della NATO (Italia compresa) hanno offerto sin dall’inizio del conflitto un supporto economico e militare: secondo un articolo di Sky TG24, si stima che il nostro paese abbia versato circa 3 miliardi di euro in armi e mezzi, oltre agli aiuti umanitari. Tutto ciò, insieme alle rigide limitazioni commerciali nei confronti della Russia, ha determinato un peggioramento delle nostre condizioni economiche.
Un altro teatro di guerra di cui si parla molto è il Medio Oriente, che possiamo definire una complessa scacchiera con paesi etnicamente e politicamente diversi tra loro. A muovere le pedine sono le maggiori potenze mondiali che, attraverso trattati e invasioni, approfittano della profonda instabilità politica per ottenere vantaggi economici. Una delle pedine è certamente Israele: esso ha iniziato a rivendicare le terre della Palestina e della Cisgiordania già dal 1947, e da lì ebbero inizio i contrasti con gli Stati arabi limitrofi. I palestinesi intrapresero una vera e propria guerra per la loro libertà , ma l’abissale differenza militare costò loro pesanti perdite umane e territoriali; in seguito, parte dei palestinesi emigrò verso altre terre, mentre altri rimasero nella loro nazione. La Striscia di Gaza è una delle zone più colpite dal conflitto: secondo il Ministero della Salute di Gaza, le vittime dall’ottobre 2023 a oggi sarebbero circa 73.000, con circa 173.000 feriti, anche se alcune stime indicherebbero numeri ancora più elevati. Un altro attuale protagonista è l’Iran, che dal febbraio del 2026 combatte contro Israele e gli Stati Uniti; il pretesto addotto da questi ultimi è il programma nucleare iraniano. Essendo alleati degli Stati Uniti, anche noi abbiamo subito devastanti conseguenze economiche: con la chiusura dello Stretto di Hormuz, il prezzo del carburante è salito alle stelle (circa il 20% del petrolio trasportato via mare transita da lì).
Questi conflitti stanno minando non solo la libertà e l’autodeterminazione dei popoli, ma compromettono anche la vita dei normali cittadini come noi, che queste guerre non le vogliono. Lo strapotere dei leader sta portando il mondo verso una crisi irreversibile, che potrà cessare solo con una presa di coscienza da parte dei cittadini, i quali devono far sentire la propria voce, riconoscere e denunciare un’ingiustizia quando ne vedono una.















